Sabato, 24 Luglio 2021
Economia Italia

Coronavirus, primi effetti recessivi sull'economia

Sei imprese su dieci si aspettano effetti recessivi dalla diffusione del coronavirus a causa della plausibile riduzione dei rapporti economici con la Cina. Intanto sui mercati è crollato il prezzo della soia di cui l'Italia è primo produttore europeo

Quanto pesa l'effetto del coronavirus sull'economia? Anche solo l'allarme suscitato dalle notizie starebbe mettendo "in grande difficoltà la ristorazione cinese in Italia" come spiega l'ufficio studi di Confcommercio che stima una perdita di poco meno di 2 milioni di euro al giorno per i soli 5.000 ristoranti cinesi presenti in Italia e che lamentano crolli di prenotazioni fino al 70%. E solo dal lato della ristorazione vanno aggiunti i 500mila euro al giorno che i turisti cinesi in Italia spendono per mangiare.

Inoltre secondo un'indagine di Promos Italia, agenzia nazionale delle camere di commercio, sei imprese su dieci si aspettano conseguenze a causa della plausibile riduzione dei rapporti economici con la Cina. In questo senso viene vista con favore dagli operatori la riapertura del traffico aereo cargo con la Cina: il perdurare del blocco avrebbe certamente arrecato un danno gravissimo all'import-export italiano. 

Dal commercio all'industria, dai mercati finanziari fino alle materie prime, gli effetti recessivi sull'economia provocati dalla diffusione del coronavirus contagiano anche i prodotti agricoli con le quotazioni della soia che sono crollate per nove giorni consecutivi al Chicago Board of Trade, punto di riferimento mondiale del commercio delle materie prime agricole.

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti nella quale si evidenzia che il prezzo della soia sul mercato futures è sceso di circa il 10% dall'inizio dell'anno sull'onda delle crescenti preoccupazioni sul calo della domanda del mercato cinese.

Una conseguenza dell'emergenza sanitaria che si riflette - sottolinea la Coldiretti - sull'economia cinese ma che ha anche un effetto valanga sul mercato globale. La Cina infatti è la più grande consumatrice mondiale di soia ed è costretta ad importarla per utilizzarla nell'alimentazione del bestiame in forte espansione con i consumi di carne. La soia - precisa la Coldiretti - è uno dei prodotti agricoli più coltivati nel mondo, con gli Stati Uniti che si contendono con il Brasile il primato globale nei raccolti.

L'intesa raggiunta tra Stati Uniti e Cina sui dazi che ha scongiurato l'acuirsi della guerra commerciale è stata favorita proprio dall'impegno del gigante asiatico ad aumentare i propri acquisti di soia dai farmers statunitensi storici elettori di Donald Trump che - ricorda la Coldiretti - ha stanziato peraltro in loro aiuto un piano di 16 miliardi di dollari.

Ora la frenata dell'economia e la conseguente riduzione degli acquisti da parte del gigante asiatico potrebbe far cambiare i programmi e modificare gli equilibri raggiunti con nuove tensioni sui rapporti commerciali e sull'economia mondiale che - sostiene la Coldiretti - vanno ben oltre il settore agricolo.

L'andamento delle quotazioni dei prodotti agricoli è infatti - sottolinea la Coldiretti - sempre più fortemente integrato con i movimenti di capitale che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi come l'oro fino alle materie prime agricole. Un cambiamento che riguarda direttamente l'Italia che è il primo produttore europeo di soia con circa il 50% della soia coltivata ma che è comunque deficitaria e deve importare.

Una situazione che va attentamente monitorata dall'Unione Europea per salvaguardare un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare soprattutto in un momento in cui il cibo è tornato strategico nelle relazioni internazionali, dagli accordi di libero scambio alle guerre commerciali come i dazi di Trump, la Brexit o l'embargo con la Russia.

In Italia il cibo - conclude la Coldiretti - è diventato la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare estesa, dai campi agli scaffali e alla ristorazione, che raggiunge in Italia una cifra di 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil ed offre lavoro a 3,8 milioni di occupati, oltre ad essere di fondamentale importanza per l'ambiente e la salute.

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