Mercoledì, 14 Aprile 2021

Ex Ilva, la pandemia accelera la crisi: "ArcelorMittal fermerà gli impianti"

I sindacati lanciano l'allarme: non solo a Taranto dove il clima è rovente, ma anche a Novi Ligure, Genova e Salerno

controlli anticovid all'ingresso dello stabilimento Arcelormittal Foto ansa

La pandemia è stata devastante per la siderurgia e la domanda di acciaio è crollata, così ArcelorMittal Italia che ha convocato le organizzazioni sindacali per comunicare alcune variazioni rispetto all'attuale assetto di marcia dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. L'azienda ha comunicato che a causa di un rallentamento produttivo di alcuni clienti fermerà gli impianti che sono ripartiti da alcuni giorni.

Come spiegano i coordinatori di fabbrica Fim-Fiom-Uilm-Usb a partire da domani si fermeranno il reparto Pla (dal 17 maggio); il Decapaggio (da domattina a partire dalle 7,00); il Decatreno da sabato 16 maggio; la Zincatura 2 (sarebbe dovuta ripartire dal 18 maggio ma resta ferma fino a data da destinarsi, mentre Zincatura 1 continuerà regolarmente la marcia; Tna2 (attualmente fermo per manutenzione ed è in corso di valutazione da parte di Arcelor MIttal la ripartenza dello stesso impianto).

Le organizzazioni sindacali ritengono "inaccettabili e ingiustificate le modalità con cui l'azienda, a seguito di una comunicazione di ripartenza degli stessi impianti di pochi giorni fa, modifichi di fatto, quanto precedentemente comunicato". I sindacati giudicano "immotivate le scelte della multinazionale ed è del tutto evidente che provi a celarsi dietro una strategia già definita".

I sindacati si appellano al Governo per un "necessario quanto immediato intervento per salvaguardare il futuro occupazionale e ambientale del territorio".

"La pandemia non può essere una scusa per smantellare la ex Ilva" spiega il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli e del segretario nazionale Fim Cisl, Valerio D'Alò. "Bisogna cambiare rotta - sottolineano i sindacalisti- evitando che la siderurgia italiana precipiti nel baratro. I lavoratori diretti e dell'appalto di ArcelorMittal continuano a pagare il prezzo più alto, a causa di un vuoto ormai consolidato di politica industriale in questo Paese"

Taranto ma non solo: anche a Novi Ligure si stanno fermando gli impianti per mancanza spedizioni. Rimarrà in servizio il minimo indispensabile della forza lavoro. Identica situazione a Genova mentre a Salerno tutta la produzione è ferma dal 23 marzo per emergenza Covid-19. Contrariamente alle previsioni hanno provveduto a fermare anche le piccole manutenzioni in programma, secondo direttive centrali di ArcelorMittal.

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