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Domenica, 2 Ottobre 2022
Economia

Euroflop: avanza solo il Mes, per il recovery fund serve tempo, tramontano gli eurobond

Contro il coronavirus il vero problema è il tempo: servono soldi e presto. I leader dei 27 paesi europei non trovano l'accordo per mettere in comune i costi della crisi. Conte chiede soldi a fondo perduto paventando la crescita dei partiti anti europeisti

Che cosa decide il consiglio europeo

Una videoconferenza per decidere il futuro dell'Europa. Non sarà un Consiglio Europeo come tanti quello che vede oggi impegnati i capi di Stato e di governo dell'Ue per costruire la risposta alla pandemia del coronavirus. In agenda la proposta per l'istituzione dell'European Recovery Fund, un Fondo per il rilancio economico che i paesi del Sud vorrebbero di almeno 1.000-1.500 miliardi di euro, e che dovrebbe essere finanziato con euro obbligazioni emesse sui mercati da parte della Commissione europea e garantite dal bilancio settennale dell'Ue 2021-2027.

Il nodo centrale è se la "mutualizzazione" debba riguardare solo l'emissione comune di debito con garanzie comuni, o se debba estendersi anche agli investimenti per il sostegno ai programmi di ricostruzione.

Nel primo caso, il denaro raccolto sui mercati con le euro obbligazioni verrebbe immediatamente redistribuito agli Stati membri più colpiti attraverso prestiti ("loans") di lungo termine (almeno 25-30 anni) a interessi bassissimi, con un evidente vantaggio per la sostenibilità del loro debito pubblico. Il debito, emesso in comune, resterebbe in capo ai paesi beneficiari che rimarrebbero responsabili del pagamento degli interessi e del suo rimborso alla scadenza.

Nel secondo caso, oltre all'emissione e le garanzie, sarebbe mutualizzato anche il pagamento del debito emesso in comune e dei relativi interessi, che resterebbe in capo al bilancio dell'Ue e non andrebbe ad aumentare il debito pubblico nazionale dei paesi beneficiari. I fondi raccolti con le obbligazioni verrebbero utilizzati per programmi comunitari finanziati da Bruxelles a fondo perduto ("grants").

Ed è proprio sulla mutualizzazione del pagamento del debito è molto forte l'opposizione dei rigoristi dei paesi del Nord, che hanno già aperto a fatica al principio dell'emissione di obbligazioni europee con garanzie comuni per prestare il denaro agli Stati membri ("borrow to lend"), e sono ora molto restii ad accettare che i finanziamenti così mobilizzati siano spesi senza essere restituiti ("borrow to spend").

Sul tavolo i capi di stato e governo si troveranno due proposte: quella francese per un Fondo di rinascita basato non sul bilancio Ue ma su un "veicolo finanziario a funzione speciale" e quella spagnola di emissione di obbligazioni senza scadenza.

Il negoziato, comunque, è indirizzato verso un compromesso che arrivi a una soluzione ibrida: una parte maggioritaria del Fondo verrebbe destinata ai paesi beneficiari sotto forma di prestiti, e una parte minoritaria (ma si spera comunque cospicua) finanzierebbe invece i programmi comunitari e le sovvenzioni dirette agli investimenti.

Durante la videoconferenza, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen sarà invitata a illustrare le ipotesi di base della proposta a cui sta lavorando l'Esecutivo comunitario per il Fondo di ripresa: su come pensa di strutturarlo, su come finanziarlo e su che "potenza di fuoco" dargli. La Commissione potrà così sondare i capi di Stato e di governo, prima di mettere sul tavolo la proposta formale.

La creazione del Fondo è strettamente legata al negoziato sulla nuova proposta di bilancio pluriennale comunitario 2021-2027, rivista e corretta, che la Commissione presenterà il 29 aprile. Seguirà poi un altra videoconferenza dei leader, forse più risolutiva, probabilmente all'inizio di maggio. È molto probabile, dunque, che la videoconferenza dei capi di Stato e di governo non produca un documento con le conclusioni e le decisioni dei Ventisette, ma solo una dichiarazione con alcuni orientamenti sul Fondo e il mandato affidato alla Commissione di elaborare la proposta, che sarà la base di un ulteriore negoziato.

C'è inoltre un problema di tempistiche: il nuovo bilancio pluriennale non entrerà in vigore prima dell'inizio del 2021 e pone il problema di come finanziare il Fondo nel 2020. Per questo l'Italia punta a creare un "ponte" anticipando le garanzie necessarie alle emissioni del Fondo con contributi sottoscritti dagli Stati membri, ciascuno con una quota proporzionale al proprio Pil. Una proposta che trova l'opposizione dei paesi rigoristi che chiedono di vedere i dettagli prima di impegnarsi a fornire le garanzie.

Ma come sarà il fondo europeo per la ripartenza

Il modello per strutturare il nuovo fondo sarebbe quello del nuovo programma "Sure" per il sostegno ai meccanismi nazionali di cassa integrazione. Ma, al contrario di "Sure" (che disporrà di 25 miliardi di garanzie per emettere obbligazioni da 100 miliardi), con il Fondo per la ripresa le garanzie nazionali verrebbero sostituite dalle garanzie fornite dal nuovo bilancio settennale dell'Ue, quando entrerà in vigore nel 2021.

Una questione cruciale a questo punto è quanto dovrà essere aumentato il bilancio pluriennale Ue per poter fornire le garanzie al "Recovery Fund". L'ipotesi su cui si lavora è quella di aumentare il tetto degli "impegni" del bilancio Ue fino al 2% (rispetto all'attuale 1,2%) del Pil comunitario complessivo, lasciando il tetto della spesa al livello delle ultime proposte (poco più dell'1% del Pil) su cui ancora a febbraio non c'era stato accordo fra i Ventisette.

La differenza (chiamata in inglese "headroom") fra tetto d'impegni e spesa reale sarebbe così pari a poco meno dello 0,90% del Pil comunitario, con circa lo 0,80% in più se si considera il tetto attuale degli impegni. Non è poco, considerato che un punto percentuale di Pil complessivo dell'Ue è pari a circa 1.500 miliardi di euro.

Oltre al "Recovery Fund", il vertice Ue in videoconfereenza passerà rapidamente in rassegna altri tre temi in agenda: le due "roadmap" per la fine delle restrizioni sociali. Si tratta di documenti piuttosto generici che non dovrebbero comportare grandi discussioni. Nella "roadmap" sulla ripresa, comunque, c'è un richiamo ai "principi e valori fondanti dell'Ue", con la menzione del "rispetto dello stato di diritto" e "della dignità umana". Un punto che cela una controversia con l'Ungheria, in cui è stato instaurato uno stato d'emergenza con poteri straordinari al premier Viktor Orban che hanno esautorato il Parlamento, senza porre limiti di tempo.

Ci sarà poi una breve discussione, sul pacchetto concordato il 9 aprile dall'Eurogruppo, che in caso di utilizzo pieno varrebbe 540 miliardi di euro. Si tratta di quelle che Michel ha definito nella lettera ai leader "le tre reti di sicurezza, per il debito sovrano (attraverso la linea speciale di credito del Mes per i sistemi sanitari nazionali, ndr), per le imprese private (attraverso il sostegno da parte della Banca europea per gli investimenti, Bei, ndr) e per la tutela dell'occupazione (attraverso il meccanismo 'Sure', ndr)".

In pratica verrà dato mandato all'Eurogruppo affinché renda operative entro il primo giugno le linee di credito di Mes, Sure e Bei. Probabilmente Conte chiederà ulteriori chiarimenti e garanzie supplementari per certificare la "non condizionalità" della linea di credito speciale del Mes; il premier ha già chiarito che l'Italia non intende bloccare l'approvazione di questo strumento, a cui ogni Stato membro può decidere se vorrà accedere o no. E in ogni caso oggi non ci saranno certo decisioni su quali paesi vogliano accettare l'offerta.

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