Sempre più smart working, ma è vietato lavorare da casa se si è positivi

Il 75% dei 21mila nuovi contagi post-ferie sono persone in età di lavoro e principalmente asintomatici: oltre 10mila persone che pur potendo non potranno tornare al lavoro anche se "da casa". Intanto si annuncia una rivoluzione per il lavoro agile

Anche chi non presenta sintomi di contagio da coronavirus ma è positivo non può lavorare in nessuna forma, neanche in smartworking. Quanto scritto nei decreti Cura Italia e Rilancio e confermato dalla stessa Inps, sta mettendo in crisi molte aziende complice la risalita dei contagi seppure gli infetti non manifestino sintomi di contagio.

Il quadro normativo infatti impone che le persone testate positive al coronavirus anche se asintomatiche non dovranno comunque svolgere nessun tipo di azione legata alla propria professione: e se appare logico che i lavoratori positivi al Covid-19 che svolgono attività manuali in azienda non possano recarsi all’interno della propria struttura, molte polemiche sta suscitando l'applicazione della norma per i lavoratori in smartworking che invece potrebbero lavorare da casa senza mettere a rischio di infezione i propri colleghi. Non solo: anche l’isolamento successivo al rientro delle ferie trascorso in luogo a rischio è equiparato a una quarantena senza lavoro.

Una situazione che impatta sulla forza produttiva del nostro Paese già pesantemente colpito dal lockdown con oltre 10mila persone già potenzialmente interessate dal problema (il 75% degli oltre 21mila nuovi contagi post-ferie riguarda persone in età di lavoro e principalmente asintomatici, ndr) e che potrebbero aumentare ancora di più all'incremento dei tamponi. 

Smart working, il boom anche dopo il lockdown

Il lockdown è stato il trampolino di lancio dello smart working anche nel settore privato dove i dipendenti che hanno usufruito almeno per un giorno del lavoro da casa sono passati dai 480mila della fase pre lockdown ai 1,5 milioni del periodo metà marzo/16 giugno. 

Una inversione di tendenza - secondo i dati del ministero del Lavoro e dell’Inail - ma anche la rottura di un tabù visto che fino all'emergenza sanitaria lo smart working era una modalità usufruita dal 2% dei lavoratori contro l’11% della media Ue. Ora secondo l’Istat, quasi un terzo delle forze lavoro (7 milioni di occupati) potrebbero lavorare da casa soprattutto nelle attività di servizi. Per non parlare del settore pubblico dove da mesi si registrano punte del 90% di lavoro da casa nelle amministrazioni centrali. 

Ma siamo di fronte a un cambiamento strutturale del lavoro? Il trend di crescita è proseguito dopo il lockdown e se alcuni studi dimostrano che il lavoro in modalità agile possa migliorare la produttività senza aumentare gli orari di lavoro ma eliminando i tempi impiegati per recarsi in ufficio, dall'altro lato della medaglia porta ad una eliminazione di un indotto che vive e lavora a supporto del personale degli uffici. 

La crisi da smart working: l'economia bloccata dagli uffici deserti 

Punto di svolta sarà il 15 ottobre quando scadranno le normative previste per il lavoro agile semplificato per il settore privato. Salvo prolungamenti dello stato di emergenza, finirà infatti la possibilità delle aziende di collocare i lavoratori in smart working in modo unilaterale e senza gli accordi individuali previsti dalla legge 81/2017.

Discorso diverso per i lavoratori pubblici per i quali è prevista invece l’applicazione dello smart working, fino al 31 dicembre, per il 50% del personale impiegato in attività compatibili con questa modalità di lavoro.

Dalla metà di ottobre, dunque, le nuove attivazioni dello smart working nel settore privato dovranno seguire le regole ordinarie, cioè prevedere un accordo firmato dai singoli lavoratori che fissi le modalità di esecuzione della prestazione fuori dai locali aziendali e di esercizio del potere direttivo del datore, gli strumenti da usare, i tempi di riposo e le misure per assicurare il diritto alla disconnessione.

Dadone: "Lo Smart working a regime sarà diverso, meno massivo"

Il ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, ad Agorà Estate su Rai3 ha anticipato che lo smart working nella Pa sarà differente: "In quei momenti abbiamo conosciuto un lavoro agile che in realtà è stato da remoto, lo vedremo meno massivo e massiccio e con delle differenziazioni dovute al fatto che metteremo in capo ai dirigenti l'organizzazione e l'individuazione di quali attività si potranno svolgere in lavoro agile. Sarà comunque il vero lavoro agile che viene applicato anche agli altri paesi europei"

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Il lavoro agile non prevede al lavoratore 5 giorni su 5 di stare a casa, ma prevede una gestione di spazi differenti e luoghi comuni, prevede magari la possibilità di uno o due giorni a settimana di lavorare non necessariamente da casa.

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