Venerdì, 23 Aprile 2021

Turismo e coronavirus, quali località più colpite nell'estate 2020: "Il quadro è chiaro"

Il centro studi del Touring Club ha provato a capire come sarà il turismo italiano dopo (o durante) la lunga emergenza coronavirus: sarà un po' come tornare al Dopoguerra

Turismo in crisi, due turisti con mascherina, Milano, inizio marzo 2020 , ANSA / PAOLO SALMOIRAGO

Non siamo in grado di sapere come sarà la prossima stagione estiva e turistica e quali saranno le ricadute sul sistema Italia. Non sappiamo nemmeno quando potremo uscire di casa per una lunga passeggiata, quindi ogni previsione è azzardata. Il centro studi del Touring Club Italiano ha provato a capire come sarà il turismo italiano dopo (e durante) la lunga emergenza coronavirus: "I primi fattori propulsivi deriveranno dal turismo domestico, il nostro turismo tornerà quello degli albori, quando nel secondo Dopoguerra si rivelò come fenomeno prevalentemente italiano" fa sapere il centro studi che ha analizzato flussi e dati del turismo, domestico e internazionale, per ipotizzare una istantanea di come sarà l'estate 2020. Facciamo un salto indietro di mezzo secolo. Dal 1958, primo anno della rilevazione sistematica dei flussi da parte dell’Istat fino a metà degli anni 80, infatti, circa il 70% delle presenze turistiche che si registravano in Italia riguardavano il turismo dei nostri connazionali. È soltanto negli ultimi 35 anni, dall'inizio metà degli anni '80, che si è sviluppato notevolmente il mercato incoming che oggi costituisce più della metà del nostro turismo (50,5% delle presenze totali).

Coronavirus, rischiano grosso le località legate quasi solo al turismo estero

Ci sono, come anche per tanti altri aspetti della nostra economia, enormi differenze tra le diverse zone del territorio: i flussi stranieri sono concentrati in alcune aree particolari, spesso per ragioni molto diverse. È proprio in questi territori che si registreranno dunque le difficoltà maggiori perché verrà meno una componente fondamentale della domanda turistica. La provincia autonoma di Bolzano sarà quella che risentirà più della situazione, visto che per quasi il 70% dipende dall’estero, e in particolare dal mondo di lingua tedesca, di cui è un naturale sbocco per quanto riguarda l’offerta montana invernale ed estiva. Con il 68% di clientela estera, al secondo posto si trova il Veneto, la cui capacità di attrazione sui mercati stranieri è legata all’offerta balneare, lacuale e a quella delle città d’arte, Venezia in primis. Lazio e Lombardia presentano un tasso di internazionalità simile (62% e 60% rispettivamente): nel primo caso l’attrattore di Roma è fondamentale, nel secondo c’è Milano - che è un polo molto importante di turismo urbano e business - ma anche tutto il sistema che ruota attorno alle tante aree industriali lombarde che intrattengono fitti rapporti con l’estero.

Anche per quanto riguarda il Friuli-Venezia Giulia (57%), le ragioni sono, come per Bolzano, legate prevalentemente alla sua collocazione geografica mentre la Toscana (54%) deve la sua attrattività a Firenze e alle principali città d’arte, nonché al suo territorio rurale, da decenni entrato nell’immaginario collettivo straniero. Sardegna e Sicilia, infine, (rispettivamente 52% e 51%) sono le uniche Regioni del Sud a presentare quote di flussi stranieri di qualche rilievo, ma comunque sostanzialmente in linea con la media nazionale. Passando al livello puntuale di destinazione, il centro studi del Touring Club Italiano ha provato a individuare le località che probabilmente subiranno le ripercussioni più pesanti dalla situazione creatasi oggi in quanto fortemente dipendenti dal mercato turistico estero. Nella definizione del cluster, sono stati scelti due distinti parametri: il primo dimensionale, inserendo soltanto Comuni con flussi turistici di una certa entità, ovvero con presenze totali annuali superiori al milione; il secondo di significatività dell’incidenza della componente straniera, almeno superiore all’80%.

Coronavirus, cosa comporterà la mancanza di stranieri nell'estate 2020

A patire maggiormente il probabile calo di arrivi dall'estero sarebbero le località lacuali e marine, soprattutto venete. In alcuni casi – in particolare per Limone, Scena e Malcesine – la mancanza di stranieri potrebbe addirittura quasi azzerare i flussi complessivi. Il Sud Italia è rappresentato in maniera molto contenuta da una sola località siciliana (Taormina) e da una campana (Sorrento). L’unica località montana è altoatesina mentre per i contesti urbani Venezia è l’unica rappresentata. Totalmente assente da questa classifica il Centro Italia. "Nonostante le incertezze sui tempi e sulle modalità della ripartenza - afferma Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano - il quadro delle aree geografiche e delle tipologie di località che potrebbero entrare più in sofferenza appare già oggi abbastanza chiaro: avere queste informazioni può sicuramente aiutare la politica regionale e locale ad affrontare il futuro in modo più consapevole, provando a mettere in atto alcune contromisure che possano rendere attrattive, o quantomeno più visibili in termini di comunicazione, queste località già note al pubblico internazionale anche a quello italiano".

Sarà dura, è bene ribadirlo per non avere false speranze. Senza stranieri il settore soffrirà tanto. Nel 2018 abbiamo registrato nelle strutture ufficiali (alberghiere ed extralberghiere) 429 milioni di presenze (notti) con un trend in costante crescita, seppure contenuto, dal 2010 a oggi. L’ultimo decennio ha però anche segnato una tendenza molto chiara: il turismo domestico (quello degli italiani in Italia) ha risentito pesantemente della crisi economica iniziata nel 2008, tanto che i flussi sono diminuiti costantemente dal 2008 al 2014 per poi recuperare terreno, e solo in parte, dal 2015. Per quel che riguarda i mercati esteri, l’Italia dipende in gran parte dall’Europa, da cui proviene il 79% di tutte le presenze (notti) straniere. Guardando ai principali Paesi, la Germania è al primo posto con quasi 59 milioni, pari al 27% di quelle straniere totali. La speranza che almeno parte della stagione turistica, agosto e settembre, possa in qualche modo essere salvata c'è ancora. Ma i dubbi e i timori degli imprenditori del settore aumentano giorno dopo giorno.

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