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Sabato, 21 Maggio 2022
Gli scenari

Parte la corsa al dollaro: per la benzina ulteriori rincari in vista

Cosa sta succedendo sui mercati finanziari? Continuano le vendite dettate dal panico per la guerra in Ucraina mentre si accentua la corsa ai beni rifugio, vale a dire oro e dollaro

Cosa sta accadendo sui mercati finanziari? C'è una grande confusione, le vendite dettate dal panico (panic selling) continuano ad avere la meglio nonostante siano trascorsi otto giorni dall'inizio della guerra tra Russia e Ucraina. Il mondo della finanza, dopo lo smarrimento iniziale, inizia a rivedere le proprie strategie d'investimento, puntando con decisione sui beni rifugio, ossia l'oro e il dollaro. Tutto questo mentre la borsa di Mosca resta chiusa (lo sarà almeno fino all'8 marzo) e mentre la borsa di Londra decide di sospendere tutti i titoli delle società russe, ormai diventati carta straccia. Le borse europee registrano un altro venerdì nero, con i titoli bancari italiani ancora sotto pressione. Il fine settimana non aiuta, l'incertezza guida le vendite visto che gli investitori non potranno cambiare le proprie posizioni per 48 ore, un buco che sembra un'eternità considerando che la guerra sabato e domenica non si ferma. La corsa verso gli asset meno rischiosi si è accentuata dopo l'attacco della Russia nella zona delle centrali nucleari ucraine di Zaporizhzhia, mossa che il presidente ucraino Zelensky ha definito come un atto di "terrore nucleare". Cosa dobbiamo aspettarci? Concentriamoci sugli effetti economici derivanti da un rafforzamento del dollaro nei confronti delle principali valute internazionali, in particolare sull'euro e su come tutto questo contribuirà a rendere più caro il prezzo della benzina in Italia.  

Le centrali nucleari in Ucraina e i possibili rischi con la guerra

Le borse: Mosca chiusa fino a martedì 8 marzo. Rischio default sempre più alto

Le sanzioni alla Russia stanno colpendo duramente Putin, con misure che lo stesso presidente russo non aveva immaginato. Dall'esclusione della Russia dal circuito dei pagamenti internazionali Swift, al congelamento dei beni nei paesi occidentali degli oligarchi russi, la guerra che si sta combattendo non è solo quella sul campo, tanto che è stata definita "trasversale". Dalla cultura allo sport, dai media agli attacchi hacker, si sta facendo di tutto per fermare Putin. Sui mercati finanziari tutto questo si traduce nella chiusura della borsa di Mosca, con le contrattazioni ferme da cinque giorni e fino ad almeno martedì 8 marzo per evitare pesanti e devastanti crolli. Intanto la borsa di Londra ha deciso di sospendere dalle contrattazioni tutti i titoli delle società russe, ormai arrivati a valere solo pochissimi centesimi. La decisione è stata presa dopo gli "eventi in Ucraina, alla luce delle condizioni di mercato, al fine di garantire il mantenimento dell'ordine sui mercati". Sembra che anche altre borse europee si accoderanno alla mossa della borsa inglese. L'obiettivo è isolare la Russia dal resto del mondo e ci si sta riuscendo. Basti sapere che nessuno vuole più investire in attività e titoli russi e che per le agenzie di rating il debito di Mosca è diventato ormai "spazzatura" (junk). "La gravità delle sanzioni internazionali in risposta all'invasione militare dell'Ucraina da parte della Russia ha aumentato i rischi sulla stabilità macro-finanziaria, rappresenta uno shock enorme per i fondamentali del debito, e potrebbe minare la volontà a servire il debito governativo", scrive l'agenzia di rating Fitch in una nota, aggiungendo che le sanzioni Usa e Ue che proibiscono qualsiasi transazione con la Banca centrale russa "avranno un impatto sui fondamentali del debito russo molto più forte di qualsiasi sanzione comminata in precedenza". L'economia russa sembra essere al collasso, con un Pil che nel 2022 potrebbe arrivare a cedere il 9%. Intanto le borse europee registrano un altro venerdì nero, con gli investitori che fuggono dall'azionario per rifugiarsi in asset meno rischiosi, come l'oro e il dollaro.

Quanto può resistere l'economia russa prima di collassare

Le valute, il petrolio e il caro benzina

Cosa sta succedendo sul mercato valutario? L'escalation bellica ha spinto gli investitori verso le valute rifugio per eccellenza, vale a dire dollari, yen e franchi svizzeri, considerati tali perché in grado di mantenere valore nel tempo. Il dollaro sta guadagnando terreno nei confronti delle principali divise internazionali, con il cambio euro/dollaro scivolato sotto quota 1,1 sui minimi da maggio del 2020. La corsa al dollaro per noi si traduce in un ulteriore aumento del prezzo della benzina, visto che il petrolio lo acquistiamo in dollari. Ma il vero problema del caro carburanti resta l'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec), che non ha voluto modificare la produzione di greggio per adeguarla alla ripresa economica post pandemica, provocando uno squilibrio tra domanda e offerta che ha fatto impennare i prezzi. Non ha cambiato idea neanche dopo gli ultimi tragici eventi. "Una decisione a dir poco irresponsabile - ha dichiarato Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori - che non tiene in nessun conto dello scoppio della guerra in Ucraina, delle tensioni sui mercati internazionali e nemmeno dell'eventuale blocco delle esportazioni russe. La benzina, al pari di energia elettrica e gas, sta facendo decollare l'inflazione. I paesi europei, ivi compresa l'Italia, a differenza di Biden, sono del tutto sordi al tema del caro carburanti, mai entrato nella loro agenda politica e non hanno esercitato alcuna pressione politica sui paesi Opec e Opec+ per un cambio di rotta" . In assenza di un intervento da parte dell'Opec+, che comprende anche la Russia, il prezzo del petrolio potrebbe raggiungere addirittura i 150 dollari al barile (oggi scambia a 113 dollari), dicono gli analisti della banca di investimento globale RBC Capital Markets. Allora sì che il prezzo dei carburanti prenderà il volo, con effetti devastanti su interi comparti produttivi, industriali e agricoli, aprendo la porta al pericolo stagflazione, ovvero la peggior situazione economica in cui è possibile trovarsi. 

Allarme stagflazione all'orizzonte: cos'è e perché dobbiamo preoccuparci

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