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Martedì, 23 Aprile 2024
La crisi energetica

Cosa succede in Italia se Putin interrompe le forniture di gas

Sono tre i livelli di crisi previsti dal piano di emergenza: l'Italia è in stato di pre-allerta. Dai rigassificatori alla Tap: il piano per diventare indipendenti da Mosca. Cingolani: "Il gas sta arrivando regolarmente"

E se la Russia interrompesse la fornitura di gas? Il 31 marzo Vladimir Putin ha firmato il decreto che fissa l'obbligo per i "Paesi ostili" di aprire "conti speciali" a Gazprombank in rubli e in euro per effettuare i pagamenti del gas russo. Sarà la banca, esclusa dalle sanzioni, ad acquistare rubli con la valuta depositata alla borsa di Mosca durante le ore di contrattazione. Un meccanismo che, per ora, potrebbe salvare capra e cavoli, anche se la situazione resta molto delicata. Anche perché secondo il quotidiano russo Kommersant allo studio di Gazprom ci sarebbe anche un piano per chiudere i rubinetti del gas alle Capitali europee. Nulla di ufficiale, intendiamoci. La notizia non è stata confermata dalla società, ma il solo fatto che uno scenario del genere sia stato fatto trapelare è un segnale lanciato all'Occidente, e nella fattispecie ai Paesi europei.

Un bluff? Forse. Sappiamo che Putin ha bisogno di vendere il gas, almeno quanto noi di comprarlo. Ma in uno scenario di tensione e incertezza come quello che stiamo attraversando nulla può essere escluso.

A oggi l'Italia importa dalla Russia gas per circa il 38% del suo fabbisogno. Quanto potrebbe resistere senza le forniture di Mosca? Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha fatto sapere a metà marzo che "se la Russia dovesse chiudere domani il rubinetto del gas avremmo scorte per otto-nove settimane". Insomma, il nostro Paese avrebbe gas a sufficienza per due mesi. Il fatto che l'inverno sia agli sgoccioli potrebbe senza dubbio aiutare, ma il problema si ripresenterebbe nel giro di qualche mese. Almeno per quest'anno non resteremo al freddo. E poi? 

L'Italia deve prepararsi a interruzioni della fornitura di gas, a razionamenti? "Ma no. A differenza di altri Paesi, noi siamo in preallerta da un mese" , assicura Cingolani al Corriere della Sera, e questo significa che "monitoriamo giorno per giorno l'andamento delle forniture di gas. E al momento il gas continua ad arrivare regolarmente, persino superiore a un anno fa". Sul fatto che si possa stare tranquilli, "con una guerra in corso è ovvio che non si può stare tranquilli. Diverso - puntualizza - è monitorare la situazione. Avere ben presente le azioni in caso di emergenza. Compito di un governo è esattamente questo. Ripeto, noi siamo in preallerta da un mese, altri da pochi giorni".

Il piano dell'Italia per diventare indipendenti da Mosca

Ma come si sta muovendo l'Italia per sopperire a un'eventuale interruzione delle forniture? E quanto tempo ci vorrà per trovare soluzioni alternative? "Il nostro obiettivo è diventare indipendenti dalla Russia in tempi davvero molto rapidi" ha detto ieri al Tg1 il ministro Cingolani. Il tema di una eventuale mancanza delle forniture di gas russo riguarda "l'Italia, e tutta l'Europa perché questo è un problema tutto europeo", e il nostro paese "in questo momento sta lavorando in maniera molto serrata alla diversificazione delle fonti" ha spiegato Cingolani. "Stiamo lavorando per siglare in tempi brevissimi contratti con altri paesi che possano sostituire in tempi molto rapidi i circa 29 miliardi di metri cubi di gas che importiamo dalla Russia". Il piano "a" dunque è quello di comprare il gas da altri Paesi, anche se non è semplice. Questo, avverte il titolare del Mite, "è un problema di indipendenza energetica ma anche di sicurezza nazionale". A queste misure "si aggiunge il fatto che stiamo aumentando il numero di rigassificatori, navi che trasformano il gas liquido in gas che viene immesso nei gasdotti" e "stiamo accelerando moltissimo le rinnovabili". 

Secondo l'esecutivo queste piattaforme di rigassificazione su unità galleggianti, ancorate in prossimità di porti, e dei punti di attacco alla rete gas, sarebbero operative in 12-18 mesi per circa 16-24 miliardi di metri cubi. Grazie a questi rigassificatori l'Italia potrrebbe aumentare l'importazione di gas liquido dagli Stati Uniti, 

Il governo sta anche studiando come ridurre l'utilizzo di gas per produrre energia elettrica. Un'altra alternativa è quella di aumentare la portata del gasdotto Tap per circa 10 miliardi di metri cubi l'anno. Per far questo, secondo Cingolani, sono necessari circa 45-65 mesi e servirebbero interventi in Albania e Grecia sulle stazioni di compressione. 

I tre livelli di crisi previsti dal "piano di emergenza"

Al momento comunque i rubinetti di Mosca restano aperti. Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere ieri che "da parte del governo non è in corso alcuna valutazione sull'attivazione dello 'stato di allarme' relativo alla crisi energetica". L'Italia resta per ora in stato di pre-allarme (early warning), secondo quanto deciso dal Mite lo scorso 26 febbraio: il che vuol dire che è in corso un monitoraggio della situazione e che il ministero sta predisponendo "eccezionali misure preventive volte a incentivare un riempimento dello stoccaggio anticipato rispetto alle procedure adottate in condizioni normali".

Gli altri due livelli di crisi previsti dal "Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale" sono l'allarme ("alert") e l'emergenza ("emergency"). L'allerta scatta quando c'è un calo degli approvigionamenti, ad esempio in caso di eventi climatici sfavorevoli ma anche per problemi negli approvigionamenti. In questo caso scatterebbero una serie di contromisure: intanto la riduzione della domanda di gas, poi l'aumento delle importazioni da altre fonti, e infine impiego di combustibili alternativi negli impianti industriali (l'Italia potrebbe riattivare le centrali a carbone?).

Infine c'è un terzo livello, quello emergenziale, che si verifica quando c'è "un'alterazione significativa dell'approvvigionamento o interruzione delle forniture". In questo scenario il governo sarebbe libero di adottare misure più drastiche: definizione di nuove soglie di temperatura per il riscaldamento domestico, riduzione obbligatoria del prelievo di gas dei clienti industriali, ricorso agli stoccaggi, sospensione della tutela dei prezzi stabiliti da Arera. Uno scenario che per ora è lontano. Ma non può essere escluso del tutto. 

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