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Venerdì, 20 Maggio 2022
Lo scenario

Che cosa succede se l'Italia resta senza gas russo

Lo scenario che era "assolutamente da escludere" potrebbe invece profilarsi a breve: sul calendario del ministero dell'economia le settimane segnate in rosso sono quelle tra maggio e giugno e già oggi potrebbe arrivare il nuovo decreto energia. All'orizzonte anche balckout programmati. Lo scenario

La prossima scadenza da tenere d'occhio è la seconda metà di maggio quando sono previsti i prossimi pagamenti a scadenza dei contratti di gas con la Russia. E quello che è successo oggi mette in allerta anche l'Italia. Polonia e Bulgaria si sono rifiutate di saldare in rubli i pagamenti in scadenza lo scorso 26 aprile e per questa ragione le forniture ai due Paesi sono state sospese e il presidente della Duma russa, Vyacheslav Volodin, si era espresso a favore dell'interruzione delle forniture a tutti i Paesi non amici. L'elenco dei Paesi considerati "ostili" da Mosca comprende 21 Stati tra cui anche l'Italia.

Secondo il quotidiano finanziario Bloomberg alcuni paesi europei avrebbero già pagato in rubli le forniture a Gazprom e in totale 10 Paesi avrebbero finora aperto i conti speciali presso Gazprombank necessari per assecondare le condizioni di Mosca di pagare in valuta locale. Per ora il nostro Paese non figura e pertanto se la Russia continuerà con la sua rigida politica di distacchi ai paesi che non pagheranno in Rubli a maggio l'Italia potrebbe restare senza il gas russo. E cosa succederebbe allora?

da dove arriva il gas-2

Il nostro Paese insieme alla Germania pagherebbe il prezzo più alto da un eventuale distacco delle forniture russe ai "paesi ostili". Se Berlino dipende per 43 miliardi di metri cubi equivalenti al 51% del suo import dal gas russo, l'Italia dipende per il 40% del gas totale che importa, 29 miliardi di metri cubi. Il Governo starebbe già lavorando su uno scenario di distacchi e razionamenti dei consumi: alcune simulazioni allo studio del ministero della Transizione ecologica prenderebbero in considerazione un periodo compreso tra maggio e giugno come possibile data dello stop di Mosca.

L'Italia e i distacchi programmati

Per sopperire ai 29 miliardi di metri cubi di forniture il nostro paese guarda ad aumentare le importazioni da Algeria e Qatar via navi gasiere. Più complicato affidarsi ai gasdotti che arrivano a Gela dalla Libia dove la situazione politica è estremamente instabile. Un aiuto per l'equivalente di 3,5 miliardi di metri cubi annui arriverebbe dall'uso delle quattro centrali a carbone già caldeggiato dal presidente Draghi a Febbraio come eventualità solo temporanea vista l'alto tasso di inquinamento che comporterebbe. Se aumentare la produzione nazionale richiederebbe mesi se non anni, nel decreto energia preso in considerazione dal Governo ci sono giocoforza dei distacchi programmati visto che mancherebbe all'appello comunque tra gli 8 e i 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno.

Lo delineava già nelle settimane scorse uno studio della Fondazione Eni-Enrico Mattei che individua un forte rischio di un razionamento che si tradurrebbero in black out della corrente elettrica e tagli alle erogazioni di gas per uso industriale o per uso civile. Si partirebbe dagli uffici pubblici che dovrebbero ridurre i consumi per finire al distacco delle utenze industriali.

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In definitiva lo scenario che nello studio era indicato come da evitare si sta profilando invece con forza e l'Italia si ritroverebbe a dover gestire un ammanco di circa 9 - 10 miliardi di metri cubi che porterebbe a dover scegliere blackout programmati. Inoltre il prezzo del gas potrebbe spingere molte aziende energivore a chiudere: con prezzi superiori ai 100 €/MWh, non sarebbe possibile garantire la profittabilità di molte produzioni. Già oggi dopo lo stop ufficiale delle forniture di Gazprom a Polonia e Bulgaria il prezzo del gas naturale in Europa è schizzato del 16% a 119,75 euro per megawattora, per poi ripiegare sopra i 106 euro. Considerando che la settimana scorsa i prezzi si stavano stabilizzando sotto quota 100 euro la dinamica dei prezzi con il taglio delle forniture potrebbe aprire uno scenario difficilmente prevedibile sul piano del prezzo. 

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