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Sabato, 4 Dicembre 2021
Batosta per le imprese

La tassa nascosta della manovra: 90 euro in più di contributi a testa per i dipendenti

L'allarme lanciato dai vertici di Confesercenti durante l'incontro con il responsabile economico del Pd Antonio Misiani: ''La riforma degli ammortizzatori sociali contenuta nella Manovra costerà  quasi 500 milioni euro in più alle imprese''

Tra le voci presenti all'interno della nuova Manovra economica del governo Draghi c'è anche la riforma degli ammortizzatori sociali, una novità che però potrebbe tramutarsi in una batosta per tutte le imprese. A lanciare l'allarme durante un faccia a faccia con il responsabile economico del Pd Antonio Misiani è l'associazione Confesercenti: ''C'è fortissima preoccupazione viene espressa dalla Confesercenti perché la riforma degli ammortizzatori sociali, così come è descritta in manovra, comporterà per il settore del commercio, turismo, servizi tecnici e magazzinaggio un incremento complessivo dei contributi di quasi 500 milioni euro, di cui 200 milioni riferiti alle imprese fino ai 15 dipendenti con un aumento medio complessivo per dipendente di 90 euro. Ci sono inoltre incrementi di costo sostenuti anche direttamente dai lavoratori''.

 "In questo quadro, per ottenere un'effettiva riduzione della pressione fiscale sui fattori produttivi - per cui la legge di bilancio stanzia 8 miliardi (da destinare specificatamente dopo il confronto con le parti sociali), anche per queste imprese, servirà un intervento compensativo dell'aumento contributivo subito" sottolineano i vertici di Confesercenti. "Noi ci aspettiamo che il governo adotti provvedimenti che sostengano le imprese ma da alcuni segnali non ci sembra che si vada in questa direzione" rimarca la presidente De Luise.

Consumi sotto i 75 miliardi nel 2021

A fine 2021 i consumi saranno ancora 75 miliardi sotto il livello del 2019, a fine 2022 ancora -26 miliardi (sempre rispetto al 2019). E' quanto stima la Confesercenti segnalando che "i consumi sono in ripresa, ma la ripartenza è stata meno veloce delle attese". Secondo l'associazione delle imprese del commercio e turismo sulla situazione dei consumi pesa l'incertezza: le famiglie continuano ad essere prudenti e a risparmiare e la propensione al consumo è ancora due punti al di sotto del valore 2019. Continuano a questo ritmo, la spesa delle famiglie tornerebbe sui livelli pre-pandemici solo nel 2023, mentre per il Pil il recupero si completerebbe già a metà 2022.

Debiti con le banche per 45 miliardi

"Nel 2020, particolarmente rilevante è stato l'aumento dei prestiti a cui hanno fatto ricorse le imprese, utilizzando le misure di garanzia pubblica, con un aumento dell'indebitamento verso le banche di quasi 45 miliardi – spiega Confeserecenti - Nel corso del 2020 la leva finanziaria (rapporto fra debiti finanziari e patrimonio netto) è aumentata di 1,2 punti per la media delle imprese (dal 42,4 al 43,6%), ma di ben 9,5 punti per le attività artistiche e di intrattenimento e di 6,1 punti per i Servizi di alloggio e ristrutturazione. "Per le imprese operanti in questi settori, dove la ripresa è in grande ritardo rispetto al resto dell'economia, il rientro a breve dai maggiori livelli di indebitamento potrebbe rivelarsi non sostenibile" sottolineano i vertici di Confesercenti.

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