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Martedì, 28 Giugno 2022

Opinioni

Andrea Maggiolo

Giornalista Today

Se lavorare a tempo pieno non basta per pagare l'affitto di casa

Il sogno americano mostra le sue "crepe" e il tema tiene banco (non da oggi, basti pensare al premio Oscar a Nomadland). Non c'è stato, contea o città del paese in cui un lavoratore a tempo pieno con un salario minimo che lavora 40 ore alla settimana possa permettersi un affitto di un normalissimo appartamento con due camere da letto, secondo un nuovo report della National Low Income Housing Coalition. Per un Paese visto ancor oggi come "il" modello capitalistico per eccellenza, è un dato molto negativo. Il report completo è liberamente consultabile a questo indirizzoNegli Usa del 2021 un lavoratore a tempo pieno con salario minimo può permettersi l'affitto di un'abitazione con una camera da letto solo nel 7% di tutte le contee degli Stati Uniti: 218 contee su oltre 3.000 a livello nazionale. Il salario minimo è di 7,25 dollari l'ora (l'ultimo ritocco risale a dodici anni fa, e il tentativo dell'amministrazione Biden di alzarlo a 15 dollari per determinate categorie di lavoratori statali è stato per ora bloccato), ci sono varie proposte per portare il minimo a 15 dollari entro il 2025. Ma il rapporto ha mostrato che un lavoratore avrebbe bisogno di guadagnare 24,90 dollari all'ora per permettersi una casa con due camere da letto.

I lavoratori con salario minimo dovrebbero lavorare 97 ore settimanali, o avere più di 2 lavori a tempo pieno, per permettersi un affitto di una modesta sistemazione con due camere da letto. A livello nazionale, l'affitto medio di mercato è di quasi 1.300 dollari al mese per un appartamento con due camere da letto, secondo il rapporto. In California la situazione è quasi insostenibile: un lavoratore deve guadagnare 39,03 dollari l'ora per permettersi un appartamento con due camere da letto. L'housing wage alla base del rapporto è l'importo che un lavoratore dovrebbe guadagnare per permettersi una casa senza spendere più del 30% del proprio reddito in affitto e utenze. La pandemia ha esacerbato la situazione abitativa, già instabile per molte persone, e i governi locali, statali e federali hanno messo in atto protezioni per prevenire un'ondata di sfratti. Ben 46 miliardi di dollari di aiuti federali per l'affitto sono stati stanziati per dare respiro agli affittuari in difficoltà e ai proprietari. Ma soluzioni a lungo termine non sono ancora state trovate.

Il processo verso un incremento generale dei salari sembra ineludibile: tra le altre cose, infatti, il 2020 ha portato alcune storiche vittorie per “Fight for $15”, movimento nato nel 2012 su iniziativa dei lavoratori delle catene di fast-food, e tutti i gruppi che si battono per gli aumenti salariali. Da inizio 2021 il salario minimo è stato incrementato in 20 Stati e 32 contee. Entro fine 2021 saranno complessivamente 74 le giurisdizioni ad aumentare il proprio salario minimo. In base a un’analisi dell’Ufficio di bilancio del Congresso (Cbo), l’aumento del salario minimo orario a 15 dollari aiuterebbe 17 milioni di lavoratori, i cui stipendi sono al di sotto di questo livello.

E nel nostro Paese? Sul fronte affitti la situazione non è tragica come negli Usa, ma le criticità non mancano, soprattutto nelle grandi città. In Italia da tempo si parla di progetti pilota per il salario minimo. Ma non se ne fa mai nulla. Il Jobs Act prevedeva l’introduzione di un salario minimo per i lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva, ma poi non se ne fece nulla anche per la vaghezza della formula. Il salario minimo stato inserito nei programmi elettorali di vari partiti, dai 5 stelle al Pd, anche Fratelli d’Italia aveva varie proposte in materia. In Parlamento ci sono alcune proposte ferme. Secondo i sindacati un salario minimo rischierebbe di limitare i loro poteri e indebolirebbe di molto la contrattazione collettiva, un caposaldo. Il punto di partenza non può che essere uno: una ricognizione dei minimi attuali e capire se e quando sono realmente sempre rispettati (spoiler: non lo sono). Magari partendo da salari minimi per legge in determinati settori specifici dove la contrattazione è più debole o del tutto assente.

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