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Lunedì, 30 Gennaio 2023
Un bilancio

Quanto ci è costata finora la crisi dell'energia

Sono ben 76 i miliardi stanziati dalla scorsa primavera ad oggi per arginare gli effetti del caro bollette. Ma qualche spiraglio per essere ottimisti c'è

La crisi dell'energia è costata carissimo alle casse dello Stato. Sono infatti ben 76 i miliardi fin qui stanziati prima dal governo Draghi e poi da quello Meloni per contenere gli effetti dell'aumento dei prezzi. Una spirale inflazionistica iniziata con la guerra in Ucraina e che ha avuto ripercussioni anche sul costo dei generi alimentari e più in generale sul costo della vita. Nel dettaglio con il primo decreti Aiuti, approvato a maggio, sono stati stanziati 14 miliardi; altri 17 sono arrivati con il dl Aiuti Bis varato ad agosto; solo un mese dopo, a settembre, il governo è intervenuto di nuovo mettendo sul piatto 14, 9 miliardi; infine, con il decreto Aiuti quater, il primo del governo Meloni, sono stati stanziati altri 9,1 miliardi. A questi si aggiungono i 21 miliardi (su un totale di 35 miliardi) impegnati con la legge di bilancio. In tutto, appunto, 76 miliardi.

I prezzi aggiornati della bolletta della luce per il 2023

Risorse che sono state trovate facendo ricorso a nuovo debito, ma sono in parte arrivate anche dall'extra gettito fiscale o recuperate tra le pieghe del bilancio. Resta il fatto che la crisi energetica è stata un salasso per i conti pubblici. Basti pensare che per mantenere gli impegni presi con gli elettori in campagna elettorale il governo Meloni ha stanziato appena 14 miliardi, ovvero meno di un quinto rispetto a quanto abbiamo speso dalla primavera scorsa ad oggi per mitigare gli effetti del caro energia. Effetti che comunque ci saranno: sia per le famiglie, alle prese con l'inflazione che galoppa e bollette sempre più care, che per le aziende messe in difficoltà dagli aumenti delle materie prime. 

Diverse le misure varate negli ultimi mesi per arginare l'impatto della crisi. Tra queste le agevolazioni per le imprese energivore e gasivore, l'azzeramento degli oneri di sistema, il taglio delle accise sui carburanti (poi dimezzato dal governo Meloni), la rateizzazione fino a 36 mesi delle bollette e il bonus sociale. 

Vero è che qualche segnale positivo c'è. Secondo le ultime stime dell'Istat il Pil italiano dovrebbe comunque crescere a ritmi sostenuti nel 2022 (+3,9%) per poi rallentare nel 2023 mantenendo però il segno positivo (+0,4%). Insomma, la crescita sarà modesta ma potremmo almeno scongiurare la recessione. Qualche buona notizia arriva anche sul fronte del lavoro con il tasso di occupazione che a ottobre è salito al 60,5% (valore record dal 1977, primo anno della serie storica). La guerra in Ucraina sarà probabilmente ancora lunga, ma almeno c'è qualche spiraglio per essere ottimisti (o forse meno pessimisti). 

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