Martedì, 22 Giugno 2021
ECONOMIA

La crescita delle imprese in Italia è nelle mani dei migranti

Crescono e sono sempre più sofisticate: sono le imprese che vengono fondate e gestite da migranti e il commercio è l'attività diffusa. La ricerca del Centro studi e ricerche Idos

Sono 525mila e rispetto al 2013 sono cresciute del 5,6%. Sono le imprese condotte da lavoratori migranti, il cui titolare o la maggioranza dei soci e degli amministratori sono nati all'estero. Il commercio è l'attività principale ma diversi sono i settori in cui si sviluppano, in maniera sempre più sofisticata. Sono questi alcuni dei dati anticipati dal Centro studi e ricerche Idos contenuti nel rapporto "Immigrazione e imprenditoria 2015". 

La crescita di queste attività è in aumento oramai da anni: dopo un aumento di oltre 43 mila unità tra il 2011 e il 2013 (+9,5%), anche nel 2014 i dati Unioncamere/Infocamere attestano quasi 28 mila imprese in più (+5,6% sull’anno precedente), confermando lo spiccato dinamismo di questa componente del tessuto imprenditoriale del Paese. Sale così a 524.674 il totale delle imprese gestite da cittadini nati all’estero, con un impatto dell’8,7% sull’intero sistema imprenditoriale italiano (6.041.187 imprese alla fine del 2014), di cui rappresentano ormai una componente strutturale e dinamica, di assoluto rilievo per sostenerne gli equilibri in questa fase di prolungata difficoltà.

La crescente diffusione dell’iniziativa imprenditoriale immigrata contribuisce a bilanciare la lieve ma progressiva contrazione della base imprenditoriale autoctona, duramente provata dalla crisi. Così il saldo positivo tra tutte le imprese iscritte e quelle cancellate dai registri camerali nel corso dell’anno, il migliore dal 2010, si lega in larga parte proprio alle attività guidate da cittadini nati all’estero, che hanno inciso per quasi un quinto sull’insieme delle iscrizioni (18,1%) e per poco più di un decimo su quello delle cancellazioni (10,9%). 

Inoltre, rispetto al 2013, le nuove iscrizioni sono aumentate di 4.268 unità nel caso delle imprese a guida immigrata (+6,8% sul 2013) e diminuite di 17.772 (-5,5%) nel caso di quelle avviate da nati in Italia, come a dire che i lavoratori di origine straniera, contrariamente agli autoctoni, continuano a distinguersi per una crescente propensione all’iniziativa imprenditoriale, anche di fronte alla persistente incertezza del quadro economico del Paese. In entrambi i casi, invece, si rileva un notevole ridimensionamento delle cessazioni di attività (-6,5% e -2.582 sul 2013 per le imprese condotte da immigrati; -9,5% e -28.959 per quelle controllate da autoctoni). 

A trainare la crescita delle attività imprenditoriali dei migranti è il settore dei servizi – che con 22 mila imprese in più rispetto al 2013 (+7,5%) copre l’80% dell’intera crescita annuale – e, al suo interno, il comparto commerciale (+13mila e +7,3%), quello del noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+3.500), che si distingue anche per il maggiore incremento in termini relativi (+15,1% nell’ultimo anno), e le attività di alloggio e ristorazione (+2.900 e +8,1%).

Il commercio (oltre 188 mila imprese registrate alla fine del 2014, il 35,8% del totale), insieme all’edilizia (quasi 128 mila, 24,3%), continua a rappresentare il principale ambito di attività. È però nel comparto del noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese che, per la prima volta nel 2014, si registra la più alta incidenza delle imprese a conduzione immigrata sul totale: 15,4%, un valore quasi doppio rispetto alla media (8,7%) e superiore anche a quello proprio dell’edilizia (14,8%). Come a dire che oggi, in Italia, oltre 1 impresa ogni 7 di quelle operanti nei due comparti è gestita da lavoratori immigrati. Nel commercio lo stesso rapporto è di 1 ogni 8, tra le attività di alloggio e ristorazione di 1 ogni 11. Come è noto, è forte la dimensione artigiana di queste imprese, come attesta la crescente attenzione della CNA e degli Enti Bilaterali quali l’Ebna.

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