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Domenica, 16 Gennaio 2022
Pericolo di fuga

Le banche reazionarie faranno la fine di Blockbuster?

Fa riflettere il caso Unicredit sugli investimenti in criptovalute scoppiato di recente e la forza delle community sui social

Le criptovalute sono un argomento che spacca la comunità finanziaria, con una parte convinta del loro grande potenziale e un'altra terrorizzata dalla totale assenza di controlli. Per criptovalute s'intendono tutti questi mezzi di pagamento virtuali basati sulla tecnologia blockchain che consentono di fare acquisti sul web. Per molti, invece, sono una forma pura di investimento, che negli ultimi anni sta dando interessanti soddisfazioni, nonostante l'estrema volatilità. Il 'problema' principale delle criptovalute è la totale assenza di controlli da parte di banche centrali, governi e istituti finanziari, con il loro prezzo dettato solamente dall'incontro tra domanda e offerta.

Cresce l'interesse per le criptovalute

Le monete digitali stanno riscuotendo sempre più successo tra gli investitori, nonostante l'assenza di regolamentazione e tutti i rischi che ne conseguono. Secondo un rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, negli ultimi tempi è cresciuto l'interesse per il trading online e per le criptovalute, nonostante le competenze in ambito finanziario degli investitori siano rimaste piuttosto stabili. Gli investitori, soprattutto quelli più giovani e più abili con le nuove tecnologie, si sono avvicinati piano piano al mondo delle valute digitali, creando delle vere e proprie community molto attive sui principali social network. Sono gruppi sempre più numerosi e coesi, in grado di far sentire la propria forza, tanto da far tremare colossi del calibro di Unicredit. La più grande banca italiana, di fronte ad un clamoroso caso scoppiato di recente, si è trovata a dover chiarire qual è la propria policy sulle criptovalute, ma andiamo per ordine.

Unicredit minaccia di chiudere il conto a cliente che investe in Bitcoin 

La bufera su Unicredit è scoppiata a seguito della pubblicazione di questo tweet da parte della più grande banca italiana: "Ciao, le attuali policy di gruppo vietano relazioni con controparti emittenti valute virtuali o che agiscono da piattaforme di scambio". La frase è stata subito presa di mira dalla cripto community italiana, che è letteralmente esplosa dopo la pubblicazione di uno screenshot di un cliente nella quale il servizio clienti di Unicredit ipotizzava la chiusura del conto nel caso di transazioni verso piattaforme di exchange di criptovaluta. La protesta si è materializzata con un boom di tweet, che si sono via via fatti sempre più pesanti. Si è partiti da "È il momento di cambiare banca", "Contento di non avere un conto presso di voi e se ne avessi uno non avrei aspettato di farmelo chiudere perché lo avrei fatto io", per arrivare a frasi del tipo: "Farete la fine di Kodak o di Blockbuster". Non è finita qui, mercoledì scorso 12 gennaio è stata depositata una corona di fiori davanti alla filiale di Unicredit di viale Vittorio Veneto a Catania. Unicredit, forse spaventata da un esodo di massa di clienti, ha pubblicato un tweet di chiarimento nel quale ha dichiarato in sintesi che non esiste nessun blocco, ma che l'investimento in criptovalute non è consigliato.

Unicredit criptovalute1-2

Quanto accaduto è la prova che in futuro a dettare le regole potrebbero non essere più le banche ma i clienti, sfruttando la forza del gruppo per indirizzare gli istituti di credito verso le esigenze dei propri utenti. Le banche reazionarie, dunque, potrebbero fare la fine di Blockbuster, rimanendo inerti di fronte ad una fuga di clienti. 

Savona (Consob): "Valutare regolamentazione" 

Sul tema delle criptovalute è intervenuto proprio oggi il presidente della Consob, Paolo Savona, dichiarando che bisogna valutare "se sia possibile fissare una regolamentazione, data la rapida evoluzione di questo mercato". Secondo il numero uno dell'autorità di vigilanza dei mercati finanziari "il problema tecnologico è la base principale. Noi parliamo di un sistema che ha come base principale - e questa è la grande innovazione - la blockchain più che criptatura. Quindi, a mio avviso, si dovrebbe partire dal definire esattamente che cosa significa l'uso di questo strumento".

Elon Musk accetterà Dogecoin per il merchandising Tesla

Che ci sia bisogno di una regolamentazione per le monete digitali è ormai abbastanza chiaro a tutti, anzi siamo già in netto ritardo. Basti pensare che le criptovalute stanno iniziando davvero a far parte del nostro quotidiano, non sono più solo un mezzo di pagamento virtuale per il web. Ad esempio, proprio qualche giorno fa il patron di Tesla, Elon Musk, ha annunciato che accetterà pagamenti in Dogecoin per alcuni prodotti Tesla, ossia con una criptovaluta nata per scherzo nel 2013 e che negli anni ha guadagnato sempre più consensi tra gli investitori. La fama del Dogecoin, criptovaluta che utilizza come simbolo il meme del cane giapponese Shiba, deriva anche dai numerosi tweet che lo stesso Musk gli ha dedicato negli anni, tanto da spingerne in alto le quotazioni. 

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