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Martedì, 30 Novembre 2021
Natale magro

La crisi della catena di approvvigionamento rischia di rovinarci anche il Natale

Natale sottotono a causa della crisi della catena di approvvigionamento. Cos’è e cosa si rischia

La crisi della catena di approvvigionamento incombe sul Natale. Alcuni paesi temono ripercussioni significative per le merci durante il periodo natalizio, con gli Stati Uniti che quest’anno potrebbero veder scarseggiare sulle loro tavole persino il tradizionale tacchino. In difficoltà anche il Regno Unito che, complice la Brexit e i problemi con gli autotrasportatori, potrebbe avere a che fare con molti scaffali vuoti nei negozi nonostante le vetrine illuminate a festa.

Un’immagine struggente se si pensa all’abbondanza che solitamente accompagna le feste natalizie ma che ci spinge a cercare una soluzione immediata al problema se non vogliamo ripiombare in una nuova recessione.

Secondo un recente studio Accenture, il 94% delle aziende Fortune 1000, ossia le più grandi società statunitensi in ordine di fatturato, sta soffrendo interruzioni della catena di approvvigionamento a causa della pandemia, il 75% ha avvertito impatti negativi o fortemente negativi sulla propria attività e il 55% delle imprese prevede o ha già declassato le proprie prospettive di crescita.

Da crisi catena approvvigionamento rischio rincaro prezzi e recessione economica

Dopo aver affrontato la più grande recessione dal secondo dopoguerra a causa dell’esplosione del covid, ci ritroviamo a due anni e mezzo di distanza a dover gestire la ripresa economica post pandemia con una lunga serie di problemi.

L’economia mondiale, rifiorita grazie al vaccino, risulta al momento strozzata dalla crisi della catena di approvvigionamento delle materie prime, ossia dalle difficoltà che i vari paesi stanno riscontrando nel reperire buona parte di quei materiali che sono alla base della produzione di altri beni. Durante i vari lockdown, infatti, si è registrata una drastica riduzione delle scorte di materie prime e prodotti vista la chiusura di molte aziende in tutto il mondo, creando seri problemi ad intere filiere, come ad esempio quella dell’automotive e dell’elettronica per la carenza di chip.

La crisi della catena di approvvigionamento sta causando anche un notevole rincaro dell’energia, vedi il gas, con il rischio di un effetto a cascata su moltissimi prodotti alimentari e non.

L’aumento verticale della domanda di alcune materie prime si è scontrato con una carenza infrastrutturale e di manodopera che non ha permesso alle aziende di stare al passo con le richieste, creando uno squilibrio tra domanda e offerta. I tempi medi di consegna delle materie prime e dei beni si sono così allungati, tanto che la supply chain, o catena di approvvigionamento, si trova ora in affanno. 

Regno Unito e Usa alle prese con la crisi della supply chain

Non ci sono buone notizie per Regno Unito e Usa. La crisi della catena di approvvigionamento in Uk potrebbe durare almeno fino al 2023, scrive il Financial Times, mentre per quanto riguarda gli Stati Uniti l’agenzia Moody’s ha già tagliato di un punto percentuale le stime di crescita per il 2021, proprio a causa delle strozzature della supply chain.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, compresa l’importanza del problema, ha deciso di investire 17 miliardi di dollari per migliorare le infrastrutture della nazione, al fine di supportare la logistica e rendere più efficente la consegna di materie prime e prodotti.

In Italia nessun problema di fornitura merci

Per quanto riguarda l’Italia al momento non sembrano esserci problemi di fornitura merci, assicura Carlo Alberto Buttarelli, responsabile ufficio studi di Federdistribuzione, “soprattutto per quanto riguarda problemi di disponibilità di prodotti agroalimentari”. Il belpaese, però, si trova a dover gestire il rincaro delle bollette che incide non solo sui cittadini ma anche sulle imprese.

L’associazione che sostiene da oltre sessant’anni le aziende della distribuzione alimentare e non alimentare sta lavorando assieme al mondo produttivo agricolo e della trasformazione “per capire quale potrà essere la portata di alcuni aumenti dei prezzi per evitare di trasferirli sul consumatore”.

Il presidente Alberto Frausin, in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, sostiene che il “potere d’acquisto va tutelato ad ogni costo: non possiamo permettere che ci siano elementi di freno alla ripresa”.  “Ritengo che il Sistema Paese disponga di tutti gli ammortizzatori che ci consentiranno di ridurre gli effetti degli aumenti della bolletta energetica e delle materie prime e se lavoreremo come filiera saremo in grado di ridurre gli effetti negativi sui prezzi finali: ci impegniamo in questa partita a favore dei consumatori e con i tavoli di filiera ci saranno delle verifiche, dei monitoraggi dei prezzi con una cadenza trimestrale perché serve anche una visione di medio periodo”.

Conftrasporto, invece, ha lanciato un allarme sulla carenza di Adblue, la sostanza aggiuntiva indispensabile per ‘far camminare’ i camion di ultima generazione “Il problema è grave, ci vogliono soluzioni immediate”, ha dichiarato il presidente Paolo Uggè chiedendo al ministro Giovannini di farsi parte attiva per cercare soluzioni adeguate “o i tir rischiano di non viaggiare”. A quanto si apprende, le cause della carenza del prodotto sarebbero imputabili all’aumento del costo dell’energia, in particolare del metano, indispensabile per la produzione dell’ammoniaca, rendendone sconveniente la produzione.

Approvvigionamento, modello just-in-time sotto accusa

La crisi covid ha messo in luce le fragilità del modello just-in-time, ossia quello che elimina le scorte e la manodopera aggiuntiva osserva il Guardian: “L’assenza di scorte aumenta i rischi di carenze quando arriva una crisi. In questo modo il regime dei beni di consumo a basso costo diventa sempre più difficile da sostenere”.

Secondo Stefano Latini, esperto di fiscalità internazionale, la crisi attuale rappresenta un’opportunità per le imprese di esaminare le loro catene di approvvigionamento per “introdurre, dove necessario o urgente, misure ad hoc per aumentare la loro resilienza. Le aziende dovrebbero creare e implementare un modello dinamico delle catene di approvvigionamento: ciò contribuirà ad aumentare il loro rendimento e a individuare con anticipo i problemi a breve, medio e lungo termine”.

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