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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Settori in difficoltà

La crisi dei chip continua per tutto il 2022: quali sono i prodotti a rischio

Secondo la Banca centrale europea la carenza di microprocessori potrebbe "riassorbirsi pienamente" entro il prossimo anno

I chip continuano e continueranno a scarseggiare ancora per un po' di tempo. Dopo le difficoltà di approvvigionamento di semiconduttori registratasi ad un anno dall'inizio pandemia, proseguono i problemi legati al reperimento dei chip. Stiamo parlando di quei dispositivi elettronici a circuito integrato in grado di far funzionare le centraline delle auto, gli smartphone, i computer e molti altri elettrodomestici di nuova generazione. La causa principale della carenza di microprocessori è legata soprattutto alla crisi della catena di approvvigionamento che sta interessando buona parte di quei materiali che sono alla base della produzione di altri prodotti. La ripresa economica post Covid ha scatenato una forte richiesta di materie prime e prodotti semilavorati, difficile da soddisfare. La pandemia, infatti, ha provocato un rallentamento nella produzione di beni, tanto da ridurre al minimo le scorte. La situazione è diventata talmente critica da bloccare intere filiere produttive. Quanto durerà tutto questo?

Nel 2023 il graduale ritorno alla normalità

Le previsioni non sono affatto rosee, sembra proprio che anche il 2022 sarà interessato da una generalizzata carenza di chip. Le ultime stime fornite dalla società di consulenza Deloitte prevedono per il 2022 tempi di attesa per le forniture di semiconduttori tra le 10 e le 20 settimane a fronte delle 20-52 settimane che i clienti hanno dovuto attendere a partire da metà 2021. La situazione va a migliorare dunque, ma potrebbe tornare a riequilibrarsi solo nel 2023. Lo sostiene anche la Bce, sottolineando che "lo squilibrio tra la netta ripresa della domanda mondiale e le carenze dal lato dell'offerta è stato più grave e prolungato di quanto inizialmente previsto". Nel bollettino economico la Banca centrale europea prevede che sia la "capacità di produzione di semiconduttori sia la capacità delle navi da carico restino contenute nel 2023" mentre le difficoltà di consegna "dovrebbero iniziare ad attenuarsi a partire dal secondo trimestre del 2022 e riassorbirsi pienamente" entro il prossimo anno.

I settori più colpiti

Dopo aver registrato un balzo del 25,6% nel 2021, la domanda di chip continuerà a crescere nel lungo periodo, stima il World Semiconductors Trade Statistics (WSTS), indicando per il 2022 un incremento più ridotto pari all'8,8%. A contribuire a questa crescita sarà soprattutto il settore del cloud computing che solo l'anno scorso ha registrato un aumento delle richieste di microprocessori del 30% per poter costruire data center. I chip, infatti, servono per costruire computer, ma anche smartphone, videogiochi e elettrodomestici intelligenti. Vengono utilizzati anche nel comparto sanitario e nell'intelligenza artificiale. Altro grande settore che continuerà a subire ripercussioni a causa della carenza di microprocessori sarà quello dell'automotive, che utilizza i chip per le centraline elettroniche delle auto. Nel 2021 ne hanno già pagato le spese colossi del calibro di Stellantis, Toyota Motor, Volkswagen, General Motors, Ford ed Opel, costrette ad interrompere e rallentare la produzione per carenza di chip.

I maggiori produttori di chip sono in Asia

Considerando che i maggiori produttori di microprocessori si trovano in Asia, bisognerà comunque tener presente che molto probabilmente Europa e Usa incontreranno maggiori difficoltà nell'approvvigionamento di chip rispetto ai paesi asiatici. I primi tre produttori mondiali di microprocessori, infatti, sono Samsung (Corea del Sud), TSMC (Taiwan) e SK Hynix (Corea del Sud) mentre tra i primi dieci non ce n'è nemmeno uno americano o europeo. Su questo discorso si è recentemente aperto un importante dibattito: le nazioni si stanno sempre più rendendo conto della loro dipendenza dall'Asia per i chip e della necessità di considerare il settore della produzione di microprocessori come strategico, tra le materie di difesa nazionale. Una carenza di chip, infatti, è in grado di bloccare la crescita economica e digitale di un intero paese andando ad impattare pesantemente su intere filiere produttive. Gli Stati Uniti hanno stanziato 52 miliardi di dollari per riportare negli Usa la produzione di semiconduttori, l'Unione europea sta pensando di fare altrettanto.

Cosa sta facendo l'Europa

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha lanciato una proposta di legge chiamata 'European Chips Act', che punta a costituire un sistema europeo di produzione di chip in grado di far fronte alle necessità dell'industria continentale. Attenzione però, perché questo obiettivo potrebbe essere solo un miraggio. Secondo la vicepresidente della Commissione europea, Margrethe Vestager, "l'autosufficienza è un'illusione: è chiaro che nessun Paese e nessuna azienda possono farcela da soli, ma non possiamo nemmeno fare affidamento su un solo paese o una sola casa produttrice. Ecco perché l'obiettivo dovrebbe essere la diversificazione tra partner, per costruire catene di approvvigionamento resilienti ed evitare singoli punti di rottura".

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