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Giovedì, 30 Novembre 2023
Produzione a rischio

La crisi dei chip può davvero chiudere le fabbriche

Interi settori in crisi per la carenza di chip, dalle auto ai dispositivi elettronici e medici. Quanto durerà e quali saranno gli effetti sull'economia?

Siamo nel bel mezzo di una crisi della catena di approvvigionamento, con la conseguenza che le aziende fanno sempre più fatica a reperire materie prime e prodotti semilavorati per realizzare i propri prodotti. Le scorte di magazzino, assottigliatisi a causa degli stop imposti alle aziende dai governi per le restrizioni Covid, sono risultate insufficienti nel momento in cui la domanda è tornata ad esplodere. E' successo anche per le auto e per i dispositivi elettronici e medici, con le imprese che lamentano ormai da più di un anno una pesantissima carenza di chip. Visto che senza alcuni componenti molte aziende non possono più produrre, la domanda che in molti si stanno ponendo in questo periodo è questa: la crisi dei chip può davvero far chiudere le fabbriche? La risposta è molto importante perché il perdurare di questa condizione, se aggiunta al problema dell'inflazione, potrebbe mandare a monte la ripresa economica mondiale. 

Quanto durerà la crisi dei chip   

La crisi dei chip sta minacciando la ripresa economica dei paesi più industrializzati al mondo, Stati Uniti compresi, con l'amministrazione Biden alla ricerca di una rapida soluzione per non compromettere la corsa delle case automobilistiche e dell'industria dell'elettronica di consumo. Secondo un'indagine del dipartimento del commercio Usa svolta su 150 aziende, il livello mediano delle scorte è sceso dai 40 giorni del 2019 a meno di 5 giorni, aumentando il rischio di una serie di stop negli Usa nella produzione di prodotti che necessitano di chip. Qualsiasi interruzione per i produttori esteri, come un focolaio Covid, oppure un problema meteorologico, infatti, potrebbero acuire questa crisi. "La catena di approvvigionamento dei semiconduttori rimane fragile, con la domanda che continua a superare di gran lunga l'offerta", si legge nel rapporto. Nel 2021 la domanda media di chip è cresciuta del 17% rispetto a quella del 2019, senza un aumento commisurato dell'offerta. Quanto durerà la crisi dei chip? E' difficile rispondere a questa domanda: alcuni esperti del settore credono in un possibile miglioramento a partire dalla seconda metà del 2022, altri invece sono convinti che i ritardi continueranno fino al 2023. C'è chi poi teme strascichi fino al 2025, considerando altri tre anni di boom della domanda di chip. 

Si temono rallentamenti nella produzione di auto, pc e smartphone

Altro che sei mesi, la carenza di chip potrebbe continuare a pesare a lungo sulla produzione di auto e dispositivi elettronici come pc e smartphone. "Non siamo nemmeno vicini all'essere fuori pericolo per quanto riguarda i problemi di fornitura con i semiconduttori", ha dichiarato Gina Raimondo, segretario del dipartimento del commercio Usa, sottolineando che esiste ancora "una significativa e persistente discrepanza tra l'offerta e la domanda di chip". L'amministrazione Biden, così come l'Europa, sta disperatamente cercando una soluzione per non far chiudere le fabbriche, anche perchè questa situazione non fa altro che alimentare l'inflazione mettendo seriamente a rischio la ripresa economica. L'eccesso di domanda rispetto all'offerta, infatti, fatto salire i prezzi: a dicembre l'inflazione su base annua ha registrato un aumento del 7%, portandosi sui massimi dagli anni '80, spinta dal rincaro delle auto per la carenza di chip. A tal proposito i funzionari statunitensi hanno in programma di indagare su alcune segnalazioni di possibili truffe sui prezzi dei chip utilizzati dai produttori di automobili e dispositivi medici, dopo aver riscontrato "prezzi insolitamente alti" durante la pandemia. In attesa di una soluzione più strutturata della crisi dei chip, che passa attraverso un aumento della produzione in Usa ed Europa vista l'elevata concentrazione di produttori di chip in Asia, i paesi stanno cercando di eliminare qualsiasi tipo di intermediazione rivolgendosi direttamente ai produttori di semiconduttori. 

Come risolvere la crisi dei chip

Con la domanda alle stelle e il pieno utilizzo degli impianti di produzione esistenti, è chiaro che l'unica soluzione per risolvere questa crisi a lungo termine è quella di ricostruire le capacità produttive nazionali. Secondo il dipartimento del commercio Usa, il "Congresso deve agire il prima possibile" approvando il programma di investimenti da 52 miliardi di dollari messo in campo da Biden per incoraggiare i produttori di semiconduttori a costruire fabbriche negli Stati Uniti. Questa misura non offrirebbe un sollievo immediato al problema ma darà risposte significative nel lungo periodo. In attesa dell'approvazione del provvedimento da parte del Congresso, alcuni produttori di chip si sono dimostrati disposti ad investire negli Usa. E' il caso di Intel Corp., che proprio la scorsa settimana ha annunciato la realizzazione di un hub per la produzione di chip da 20 miliardi di dollari alla periferia di Columbus (Ohio) entro il 2025. L'obiettivo del colosso tech è quello di creare il ​​più grande sito di produzione di silicio del mondo. Si fanno avanti anche Samsung Electronics Co. e Taiwan Semiconductor Manufacturing Co., intenzionate ad aumentare i loro investimenti negli Stati Uniti. 

Ue alle prese con l'European Chips Act

Corre ai ripari anche l'Europa. La Commissione Ue proporrà all'inizio di febbraio una legge europea sui semiconduttori, ha dichiarato la presidente Ursula von der Leyen al World Economic Forum di Davos. La domanda di semiconduttori sta "salendo alle stelle. Non c'è digitale senza microchip. Il fabbisogno di microchip dell'Europa raddoppierà nel prossimo decennio: per questo dobbiamo agire rapidamente", sviluppando a livello europeo la produzione di questa "tecnologia chiave", di questo "prodotto fondamentale". Entro il 2030, il 20% della produzione mondiale di semiconduttori dev'essere in Europa e bisogna tenere a mente che la produzione mondiale raddoppierà, quindi vuol dire quadruplicare la produzione europea di oggi. Non c'è tempo da perdere", ha aggiunto la von der Leyen. "Per questo - prosegue - proporremo all'inizio di febbraio lo European Chips Act, che ci aiuterà a fare progressi in cinque campi. Primo, rafforzeremo una capacità di produzione e innovazione di primo livello in Europa. Secondo, ci focalizzeremo sull'assicurare una leadership europea nella manifattura e nel design. Terzo, e questo è importante, adatteremo ulteriormente le nostre regole Ue sugli aiuti di stato, naturalmente con condizioni stringenti. Questo consentirà il sostegno pubblico, per la prima volta, per uno stabilimento di produzione europeo, di cui beneficerà l'intera Europa. Quarto, miglioreremo la 'cassetta degli attrezzi' per essere pronti ad anticipare carenze d'offerta ed essere meglio preparati. Quinto - conclude - sosterremo le imprese piccole e innovative nell'accedere a partner finanziari e a capitali".

Toyota interrompe la produzione di auto per carenza di chip

Mentre si alimentano le discussioni sul tema, la carenza globale di chip continua a provocare intoppi alla produzione di automobili. Il colosso automobilistico mondiale Toyota, ha annunciato un nuovo stop alla produzione di auto per gli ultimi 5 giorni di gennaio. Le chiusure interesseranno 12 fabbriche su 13, tutte in Giappone, per un totale di 20 linee su 28. Chiusure previste anche per il mese di febbraio, con il produttore di auto costretto a fermare per 12 giorni 7 linee di produzione in 6 fabbriche. Tutti questi stop non permetteranno a Toyota di raggiungere il target di 9 milioni di auto fissato per l'anno fiscale in corso, che si conclude a marzo. Solo a febbraio, l'obiettivo è stato tagliato del 20%, a 700 mila vetture.

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