Giovedì, 17 Giugno 2021
Crisi economica / Cina

Borse a picco, la "crisi cinese" fa più paura del crollo di Lehman

A Wall Street mai due giorni così terribili negli ultimi dieci anni. Come ricorda il Sole 24 Ore "agosto 2015" fa più paura rispetto a "settembre 2008", mese in cui collassò la grande banca d'affari statunitense

ROMA - "La caduta dell'indice Dow Jones degli ultimi giorni non ha pari negli ultimi dieci anni". Partiamo da qui. Come si vede nel grafico qui sotto - e come ricorda il Sole 24 Ore - "il puntino rosso del terribile “agosto 2015” è molto più in basso del grappolo del “settembre 2008”, il mese in cui collassò la grande banca d'affari statunitense".

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LIQUIDITA' - Un altro grafico, postato su twitter da Nanex Research, spiega invece come si sia prosciugata, in una sola giornata, la liquidità sui mercati: "La linea nera è la liquidità vista ieri, quelle colorate sono invece relative agli ultimi sei anni".

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LA CRISI - Come sempre accade in economia, c'è una data in cui tutto inizia. Stavolta il giorno da cerchiare sul calendario è l'11 agosto, quando la Banca centrale cinese ha deciso di svalutare lo yuan per prendere le distanze dalla politica monetaria degli Usa che si avviavano a un rialzo dei tassi a settembre dopo sei anni consecutivi di iniezioni di monetarie tramite il quantitative easing. Questa decisione ha, di fatto, spaventato gli investitori che hanno visto nella svalutazione della moneta un messaggio d'allarme mandato dalla Cina sul reale stato del rallentamento della propria economia. La chiave è sempre quella: passare da un'economia interamente incentrata sulle esportazioni a una crescita della "domanda interna". 

IL PETROLIO - Conseguenza: caos sul mercato del petrolio. Il motivo è semplice, se la Cina frena avrà bisogno di meno materie prime. Risultato: la quotazione del greggio è scesa ai valori minimi negli ultimi 7 anni. "Il crollo del petrolio e in generale delle materie prime energetiche ha mandato in tilt i Paesi emergenti esportatori che sono stati costretti a svalutare pesantemente le rispettive monete. È il caso - spiega Il Sole 24 Ore - del Vietnam e del Kazakhstan". Stavolta, insomma, un'eventuale crisi sarebbe davvero "mondiale". 

MARTEDì 25 AGOSTO - Questo lo scenario "freddo". Diciamo, la spiegazione di quanto sta accadendo: è sempre febbre gialla sui mercati. Oggi è stata un'altra giornata molto negativa per la Borsa di Tokyo, dopo il pesante -4,61% di ieri. L'indice Nikkei dei 225 titoli guida ha perso alla chiusura 738,50 punti, pari al 3,98%, scendendo a quota 17.802,18 punti. Un'altra giornata nerissima per la Borsa di Shanghai, dopo il -8,5% di ieri che ha segnato la peggiore seduta degli ultimi otto anni. Al termine delle contrattazioni l'indice del principale listino cinese ha perso il 7,63%, scendendo a quota 2.964,97 punti. Negativa anche la Borsa di Shenzhen, il secondo mercato finanziario del paese asiatico, con un pesante -7,09% a quota 1.749,07 punti. 

IN EUROPA - Avvio positivo invece per le Borse europee, che tentano il recupero dopo il lunedì nero dei listini mondiali. In apertura di negoziazioni Francoforte segna +1,74%, Parigi guadagna l'1,70% e Londra è in rialzo dell'1,49%. Netto rialzo in apertura anche per la Borsa di Milano, dopo aver perso quasi il 6% nel "black monday" dei listini mondiali. A Piazza Affari in avvio di contrattazioni il Ftse Mib segna +2,26% e l'All-share +2,09%. 

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