Sabato, 16 Ottobre 2021
Crisi economica

"Pazzi" per la crisi: peggiora la salute mentale degli italiani

L'ormai infinito momento di recessione economica peggiora notevolmente lo stato di salute degli italiani: nel Belpaese più di due milioni e mezzo di depressi. E' allarme per le donne

ROMA - Crisi e salute. Peggiora una, peggiora l'altra. E' il dato che emerge con forza dall'indagine Istat "Tutela della salute e accesso alle cure". "La depressione è il problema mentale più diffuso e riguarda 2,6 milioni, il 4,4% della popolazione, di persone con prevalenze doppie tra le donne in tutte le età". 

Un male che, evidentemente, colpisce sempre più persone. Come dimostra l’indice che definisce la salute mentale che - spiega il documento - "è sceso di 1,6 punti nel 2013 rispetto al 2005, in particolare per i giovani fino a 34 anni, -2,7 punti, soprattutto maschi, e gli adulti tra 45-54 anni, -2,6. Ancora maggiore il calo per la popolazione straniera, dove arriva tra le donne a 5,4 punti. Per quanto riguarda la salute fisica percepita - continua il dossier sullo studio Istat - il dato è sostanzialmente stabile, con il 7,3% delle persone sopra i 14 anni che dichiara di stare male o molto male, in leggero calo rispetto al 7,4% del 2005". 

"Rimangono invariate - sottolinea ancora il rapporto - le disuguaglianze sociali nella salute, nei comportamenti non salutari, nelle limitazioni all’accesso ai servizi sanitari. Permane lo svantaggio del Mezzogiorno rispetto a tutte. Le dimensioni considerate". Chiari i motivi che portano alla depressione, e quasi tutti collegati all'ormai infinito momento di recessione economica: eventi dolorosi, consapevolezza di avere una grave malattia, la difficoltà di gravi problemi economici, la perdita del lavoro sono le cause di depressione più diffuse.

Non solo crisi, però. Perché crolla, anche in termini assoluti, lo stato di salute degli italiani. Rispetto al 2005, a parità di età, sono infatti aumentati in Italia i tumori maligni, +60%, le malattie della tiroide, +52%, l’Alzheimer e le demenze senili, +50%, l’emicrania ricorrente, +39%, le allergie, +29%. Queste variazioni nel tempo - precisa l’Istat - riflettono l’impatto di molti fattori, tra cui i progressi della medicina e il miglioramento delle capacità diagnostiche, la migliore consapevolezza e informazione dell’intervistato sulle principali patologie rispetto al passato, i cambiamenti epidemiologici in atto in una popolazione che invecchia e progredisce in termini di istruzione. Una popolazione, comunque, sempre più povera. 

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