Domenica, 7 Marzo 2021
ECONOMIA

Tutti disoccupati: non si lavora più, neanche in nero

La crisi ha colpito anche il lavoro irregolare. I numeri della Cgia di Mestre: tra il 2007 e il 2012 persi 106mila posti di lavoro in nero. Sud in controtendenza: più 50mila

Immagina da una protesta dei Cobas contro disoccupazione e austerità

ROMA - Nè con contratto. Nè senza. E' sempre più emergenza lavoro in Italia. A lanciare l'ultimo allarme è la Cgia di Mestre che spiega come la crisi abbia colpito anche il lavoro nero. 

Secondo l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre i posti di lavoro irregolari persi tra il 2007 e il 2012 ammontano a oltre 106mila unità. L'esercito dei lavoratori in nero, o meglio delle unità di lavoro standard irregolari presenti in Italia, sono scesi poco sotto i tre milioni, precisamente 2862300. Quasi la metà, il 45,7%, pari a 1308700 unità, opera nel Mezzogiorno: altri 610700 nel Nord-Ovest, 500200 nel Centro e 442700 nel Nord-Est.

"La crisi - segnala il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi - ha tagliato drasticamente la disponibilità di spesa delle famiglie italiane. Pertanto, anche per le piccole manutenzioni o per le riparazioni domestiche non si ricorre nemmeno più al dopolavorista o all'abusivo. Questi piccoli lavori o non vengono più eseguiti, oppure si sbrigano in casa".

A livello territoriale, fa notare la Cgia, ci sono comunque forti differenze. Se tra il 2007 e il 2012 nel Centro-Nord il calo delle unità irregolari è stato molto consistente, un importante -67500 nel Nord-Ovest, -50300 nel Centro e -38900 nel Nord-Est, al Sud si è registrato un deciso aumento: +50400.

"Rispetto al resto del Paese - prosegue Bortolussi - nel Sud la presenza dell'economia sommersa è più diffusa e strutturata. A differenza del Centro-Nord, dove, in linea generale, il lavoratore irregolare opera prevalentemente da solo, nel Mezzogiorno l'economia sommersa riguarda molte filiere dei servizi e del produttivo".

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