Domenica, 20 Giugno 2021
ECONOMIA

Dietro al crollo del prezzo del petrolio la nuova "guerra mondiale"

Secondo diversi analisti ci sono gli Stati Uniti e i sauditi dietro il crollo del prezzo del petrolio. Obiettivo: "Mettere in crisi Putin e il governo iraniano". Ma attenzione: "Obama rischia il crack"

Da un lato ci sono i consumatori, ovviamente felici per il crollo del prezzo della benzina. Ma dall'altra ci sono investitori, governanti e analisti che reputano "drammatico" il calo del prezzo del petrolio, sceso di quasi la metà in soli sei mesi, che ha scatenato una crisi economica che, come racconta l'esperto di "risorse naturali" Edward Lucas sull'Economist, "rischia di spostare l'equilibrio globale". 

Vacilla la Russia, "ormai sull'orlo della crisi". Vacilla l'Iran in odore di depressione economica. A festeggiare, sono Stati Uniti e Arabia Saudita che stanno utilizzando il mercato del petrolio per mettere in ginocchio i due governi. E se il mondo è ormai abituato a quei discorsi "martellanti" da parte di Putin sulle glorie e le ricchezze della Russia moderna, nella sua ultima conferenza stampa tenutasi giovedì scorso lo "zar" ha "evitato domande scomode sull'economia in bilico del suo paese", spiega Lucas, limitandosi a mettere in guardia Obama e i sauditi sulla pericolosità nel "mettere in catene l'orso russo". 

LA RUSSIA - L'unico dato di fatto è che il crollo del prezzo del petrolio sta svuotando le casse del Cremlino: in fondo, la Russia è il terzo produttore di petrolio al mondo e oltre la metà del suo bilancio ha, come entrate, le voci "petrolio" e "gas". Ma 58,50 dollari al barile sono troppo pochi per mantenere "a regime" l'apparato burocratico di Putin. Da qui, il crollo del rublo e i tanti capitali fuggiti da Mosca in direzione Europa. Soprattutto Svizzera. Per questo - avverte l'Economist - "un Cremlino indebolito potrebbe essere un Cremlino pericoloso", pronto "a scatenarsi militarmente" in direzione Crimea con l'obiettivo di "distrarre il suo popolo e a fomentare l'odio nei confronti della Nato". Nei confronti "dello straniero". 

L'OPEC - Ma c'è un altro gigante, oggi, che fa paura. E' l'Opec, cioè i paesi esportatori di petrolio. Per farla semplice, i sauditi. Oggi, l'Opec non è più quell'organizzazione "sanguisuga" che in un solo anno - era il 1974 - quadruplicò il prezzo del petrolio, portandolo da 3 a 12 dollari. Dopo quattro decenni, l'Arabia Saudita è uno dei paesi più ricchi al mondo, con riserve per 900 miliardi di dollari. Ebbene, nella riunione che si è tenuta a Vienna lo scorso mese i paesi dell'Opec dovevano decidere se riportare il prezzo del barile verso quota "cento dollari" o se lasciare che il valore dell'oro nero continuasse a crollare. La decisione: "Non fare niente". Per Arabia Saudita , Iran , Iraq , Kuwait , Venezuela e Nigeria va tutto bene. Va bene così. Ma perché?

LA SPIEGAZIONE DEL CROLLO - Il motivo ha un solo nome: Iran. E' questo il vero avversario dei paesi dell'Opec. E tenere il prezzo del petrolio così basso mette in difficoltà tanto Putin quanto il governo di Teheran. L'obiettivo è chiaro: fomentare l'opposizione iraniana al governo sciita nel tentativo di far salite i sunniti. Sunniti come i sauditi. E magari allontanare l'Iran dalle posizioni filo siriane. Filo Assad. E' il gioco della parti, certo. Ma un gioco pericoloso. Perché "i sauditi rimangono in una posizione di forza" spiega Lucas "perché il loro petrolio è a buon mercato e il paese ha vaste riserve". In pratica, "potrebbero resistere anche tre anni senza far aumentare di un solo centesimo il prezzo del greggio". 

TREMANO ANCHE GLI USA - Ma se a breve termine questa politica può aiutare Obama in un'ottica di indebolimento della Russia, e aiutare Obama e i sauditi in un'ottica di indebolimento dell'Iran, alla lunga gli Usa potrebbero pagare caro questo gioco al ribasso del prezzo del petrolio. Quello che i sauditi sanno bene è che estrarre petrolio nei paesi Opec costa molto meno che farlo negli Usa con la tecnica del "fracking", pompando cioè acqua e sabbia ad alta pressione per estrarre il petrolio dalla roccia. Gli Usa sono leader mondiali in questa tecnologia e hanno ormai superato l'Arabia Saudita come il più grande produttore di petrolio del mondo. Ma con un prezzo "saudita" così basso, non possono giocarsela. E i "perforatori" americani rischiano di fallire

CHI SI SALVERA'? - Ora la domanda è (una domanda che Lucas pone alla Gran Bretagna ma che vale per tutti i paesi "importatori"): "Riusciremo a cogliere l'occasione per migliorare l'efficienza energetica e diversificare le forniture in modo da non crollare in caso di un improvviso aumento del costo del petrolio?". La risposta farà la differenza tra un economia che crollerà alla e una che resisterà alla prossima crisi. 

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