Lunedì, 1 Marzo 2021
"Ristori tempestivi"

I ristoratori e negozianti che vogliono il risarcimento danni per la zona rossa per errore

Confcommercio Lombardia si appella anche al premier incaricato Mario Draghi: "Quei giorni ci sono costati almeno seicento milioni"

Una settimana in zona rossa pur avendo parametri da zona arancione. È successo a gennaio in Lombardia, per un errore nel conteggio dei dati la cui responsabilità è stata attribuita dalla regione al governo e viceversa. Ora i ristoratori, i negozianti e in generale tutte le imprese che in quel frangente sono state costrette a rimanere con le serrande abbassate chiedono un risarcimento dei danni subìti e si appellano al premier incaricato Mario Draghi.

La richiesta di risarcimento danni per la zona rossa per errore in Lombardia

"L'auspicio ovviamente è che la Lombardia resti in zona gialla e che, all'orizzonte, possa esserci il via libera all'apertura della ristorazione sino alle 22 e che anche le altre attività di servizi chiuse possano gradualmente riprendere", chiarisce Confcommercio Lombardia in una nota, tornando anche a evidenziare la necessità di erogare rimborsi agli imprenditori per i danni subìti. "Ribadiamo - continua l'associazione di categoria - l'appello del presidente Carlo Sangalli, al presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi per ristori tempestivi e adeguati alle effettive perdite di fatturato. I giorni di chiusura immotivata devono essere risarciti. Sul tema della zona rossa ingiustificata non deve calare il silenzio, i danni subìti dalle imprese, di tutti i settori, dal commercio al dettaglio alla ristorazione, sono ancora tutti lì a pesare come un macigno sulle spalle degli imprenditori. Ricordiamolo: la sola settimana di zona rossa dal 17 al 23 gennaio è costata in Lombardia almeno 600 milioni di euro. Si deve trovare una modalità di risarcimento del danno".

"Le polemiche e il rimpallo delle responsabilità non ci appassionano, qui il punto è un altro - dice però Carlo Massoletti, vicepresidente vicario di Confcommercio Lombardia - auspichiamo che anche il governo che sta per nascere si occupi il prima possibile della questione. E rivolgiamo un appello affinché, in questa nuova fase, esecutivo e regione trovino una linea comune. Si individui, insomma, la formula più adatta, ma si trovino le risorse".

"Bar e ristoranti aperti in zona gialla e arancione"

Ieri la Federazione italiana dei pubblici esercizi ha messo in discussione il sistema di monitoraggio del rischio usato finora dal governo e dagli esperti del Comitato tecnico scientifico. E ha chiesto di allentare le misure restrittive. Bar e ristoranti aperti anche in zona arancione, perché devono seguire il destino dei negozi e rimanere chiusi solamente in zona rossa. È l'idea di Aldo Cursano, vicepresidente vicario di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, secondo cui "in tutte le altre situazioni, quando è concessa la mobilità individuale, lo shopping, il lavoro in presenza e persino lo sci, i locali devono poter stare aperti per offrire alle persone il servizio fondamentale di ristoro per il quale sono nati".

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