Frena la macchina Italia: produzione industriale mai così male dal 2016

L'istituto nazionale di statistica certifica i preoccupanti dati economici per il secondo trimestre: se l'occupazione migliora, i nuovi posti di lavoro sono quasi tutti precari: dal 2017 firmati 390mila contratti a termine, ma persi 30mila indeterminati

L'economia italiana rallenta e questo peserà sulla prossima legge di bilancio. Lo dice Confcommercio secondo cui il dato di luglio dell'attivita industriale comunicato dall'Istat è "particolarmente brutto, un campanello d'allarme" considerando anche come l'Italia sia divenuta la peggiore economia d'Europa e come dal 2008 il Pil reale pro capite sia diminuito di 1.500 euro (dati ufficio studio Confcommercio)

Brusca battuta d'arresto per la produzione industriale

L'Istituto nazionale di statistica stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell'1,8% rispetto a giugno. Una brusca discesa a luglio, mentre nella media del trimestre maggio-luglio il livello della produzione registra una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Nella media dei primi sette mesi la produzione si ferma quindi al 2% su base annua

In termini tendenziali, la variazione dell'indice corretto per gli effetti di calendario diviene negativa per la prima volta da giugno 2016.

Solo per i beni strumentali si registra una certa tenuta dei livelli produttivi: è inoltre l'unico raggruppamento di industrie a mantenere una moderata crescita tendenziale a luglio, mentre crollano i beni di consumo (-1,7%).

Disoccupazione, recuperati i livelli pre crisi

Non solo dati negativi, dall'Istat arriva anche la certificazione di come il mercato del lavoro si sia ripreso tornando a livelli pre crisi. Nel secondo trimestre, l'occupazione secondo l'Istat è cresciuta "a ritmi sostenuti" rispetto al trimestre precedente, 203 mila mila unità in più "a seguito dell'ulteriore aumento dei dipendenti a termine, della stabilità dei lavoratori a tempo indeterminato e della ripresa degli indipendenti".

Il tasso di occupazione è aumentato di 0,5 punti, portandosi al 58,7%.

Nei dati mensili più recenti (luglio 2018), al netto della stagionalità, il numero di occupati mostra una lieve flessione rispetto a giugno 2018 (-0,1%) e il tasso di occupazione rimane stabile.

Tuttavia come riporta l'Istat i progressi sono dovuti interamente ai contratti a termine, aumentati di 390 mila unità rispetto ad un anno prima, pari al più 14,2 per cento, mentre i contratti a tempo indeterminato sono calati di 33 mila unità, meno 0,2 per cento. Nel secondo trimestre, dice ancora l'Istat, l'incidenza dei lavoratori dipendenti a termine sul totale dei dipendenti raggiunge il 17%. L'aumento dell'occupazione, benché diffuso per genere e ripartizione, è più intenso per le donne e nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno.

Costo del lavoro: +2,5% in un anno

L'aumento delle posizioni lavorative è tuttavia associato a una diminuzione delle ore lavorate per dipendente dello 0,2% su base congiunturale e dello 0,4% su base annua mentre il costo del lavoro cresce dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e del 2,5% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, dice l'Istat, sintesi di un aumento più sostenuto degli oneri sociali (+1,5% su base congiunturale e +4,3% su base annua) rispetto a quello delle retribuzioni (+0,4% su base congiunturale e +1,9% su base annua).

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