Venerdì, 5 Marzo 2021
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Il decreto Dignità riscrive il Jobs act: 4 proroghe per i precari e più tasse alle imprese

Stretta sui contratti a termine, sanzioni alle imprese che lasciano l'Italia, rinviato lo spesometro, revisione del redditometro, abolizione solo parziale dello split payment e divieto di pubblicità per le scommesse: tutte le misure al vaglio del Governo

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio interviene alla giornata conclusiva del Festival del Lavoro 2018, Milano, 30 giugno 2018. ANSA/FLAVIO LO SCALZO

"Con il decreto dignità iniziamo a smantellare una parte del Jobs act". Lo ha detto il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio commentando i dati Istat sull'occupazione (Record del precariato, ndr) e preannunciando le misure contenute nel primo vero atto normativo di indirizzo del Governo del Cambiamento

Cosa dice il decreto dignità

Sanzioni alle imprese che delocalizzano, slittamento della scadenza dello spesometro, no allo split payment per i professionisti e stretta sulla pubblicità per il gioco d'azzardo. Sono questi i punti centrali della bozza del decreto dignità che sarà all'esame del Consiglio dei ministri.

In breve il Governo prevede sanzioni per le imprese che hanno ricevuto aiuti e portano la produzione all'estero (foss'anche in Europa) entro 5 anni e per una somma che va da 2 a 4 volte gli aiuti ricevuti.

La scadenza dello spesometro slitta al 28 febbraio 2019, rispetto al 30 settembre previsto. Il redditometro, invece, non viene abolito ma subisce una revisione. Sarà il ministero dell'economia a individuare per decreto "gli elementi indicativi di capacità contributiva dopo aver sentito l'Istat e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori per gli aspetti riguardanti la metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacita' di spesa ed alla propensione al risparmio dei contribuenti".

Infine, viene confermato allo 0,5% l'aumento del contributo addizionale a carico del datore di lavoro nel caso di rinnovo di contratti a tempo determinato, anche in somministrazione. Uncontributo è destinato a finanziare la Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI), ossia l'indennità mensile di disoccupazione che ha la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

La bozza del Decreto legge dignità

Proprio per limitare i casi di ricorsi ai contratti a termine il decreto Dignità prevede l'introduzione di misure che diano al datore di lavoro l'onere di dimostrare la cause che hanno condotto alla volontà di utilizzare questo strumento al posto di una diversa tipologia contrattuale. 

Nella bozza del provvedimento visionata dall'Adnkronos, il "decreto legge Di Maio" introduce misure di contrasto al precariato volte a "limitare con maggiore efficacia l'utilizzo indiscriminato dei contratti a termine, oggi sempre più ricorrenti e spesso non corrispondenti ad una reale necessità da parte del datore di lavoro".

L'articolo 1 della bozza del decreto legge Dignità prevede che, fatta salva la possibilità di libera stipulazione tra le parti del primo contratto a tempo determinato, di durata comunque non superiore a 12 mesi di lavoro in assenza di specifiche necessità, l'eventuale rinnovo dello stesso sarà possibile esclusivamente a fronte di esigenze:

  • temporanee ed oggettive, estranee all'ordinaria attività del datore di lavoro, nonché sostitutive;
  • connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria;
  • relative a lavorazioni e a picchi di attività stagionali, individuati con decreto del Ministero del Lavoro delle politiche Sociali.

In presenza di una di queste condizioni già a partire dal primo contratto sarà possibile apporre un termine comunque non superiore a 36 mesi. Dovesse superare tale limite il contratto si trasformerà a tempo indeterminato

Per contratti a termine non sono previste più di quattro proroghe nell'arco di 36 mesi. Inoltre a ogni rinnovo, a partire dal secondo, si applicherà un costo contributivo crescente di 0,5%, attualmente pari all'1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali a carico del datore di lavoro per i rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato, anche in somministrazione.

Sul fronte dei contratti di somministrazione, il decreto stabilisce che al lavoratore da somministrare assunto a tempo determinato si dovrà applicare la disciplina del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, fatte salve speciali previsioni di legge.

Abolito lo split payment per i professionisti

L'articolo 11 della bozza del decreto legge dignità abolisce lo split payment per le prestazioni di servizi rese alle Pa i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto ai sensi dell'articolo 25 del dpr 600/1973.

In pratica si tratta delle prestazioni rese dai professionisti che in una prima fase erano già escluse dallo split payment e poi erano state ricomprese con un provvedimento varato lo scorso anno.

Multe per imprese che delocalizzano dopo aiuti pubblici

Contro la delocalizzazione attuata da imprese che abbiano ottenuto dallo Stato aiuti per impiantare, ampliare e sostenere le proprie attività economiche, il decreto Dignità prevede che "l'impresa beneficiaria" dell'aiuto pubblico "decade dal beneficio concesso ed è sottoposta, inoltre, a sanzioni pecuniarie di importo da due a quattro volte quello del beneficio fruito". È quanto si legge nella bozza del provvedimento visionata dall'Adnkronos.

"L'arco temporale di mantenimento obbligatorio delle attività economiche che hanno beneficiato del sostegno pubblico è pari a cinque anni. Il beneficio, inoltre, andrà restituito con gli interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali".

Il vincolo si applica a qualunque delocalizzazione, precisa la bozza, effettuata tanto in Paesi extra Ue quanto in altri Stati dell'Unione europea e trova applicazione nei confronti di imprese beneficiarie di tutti gli aiuti di Stato agli investimenti, indipendentemente dalla relativa forma (contributo, finanziamento agevolato, garanzia, aiuti fiscali, ecc.).

Le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l'effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell'attribuzione del beneficio decadono dal beneficio medesimo qualora l'attività economica interessata dallo stesso ovvero un'attivita' analoga o una loro parte venga delocalizzata in altro Stato entro cinque anni dalla data di conclusione dell'iniziativa agevolata. In caso di decadenza si applica anche una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma in misura da due a quattro volte l'importo dell'aiuto fruito". 

Giochi e scommesse, divieto di pubblicità

Un'altra misura e lungo annunciata e presente nella bozza del decreto legge Dignità è lo stop a "qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro" con l'esclusione di lotterie nazionali con estrazione dei vincitori differita.

Dall'entrata in vigore del provvedimento il divieto comprende la pubblicità di giochi e scommesse "comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet. Dal 1° gennaio 2019 il divieto "si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale, comprese le citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attività o prodotti la cui pubblicità, ai sensi del presente articolo, è vietata".

Divieto di qualsiasi forma di pubblicità relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet.

Il divieto si applica anche alle sponsorizzazioni e a tutte le forme di comunicazione di contenuto promozionale non annoverabili fra i consueti messaggi di pubblicità tabellare e comprende le citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli, attivita' o prodotti che promuove il gioco d'azzardo o la scommessa. 

Decreto dignità, le critiche

"Degli annunci del ministro Di Maio della scorsa settimana - scrive su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi - rimane poco o nulla: le misure fiscali sono state eliminate o sono diventate semplici rinvii; gli annunciati interventi sui rider e contratti di somministrazione scomparsi; sui contratti a tempo determinato è previsto un aggravio di costi e passaggi burocratici che metterà solo i bastoni tra le ruote alle imprese, senza spostare di nulla la questione del precariato; le misure sui giochi non toccano i contratti in essere, quindi sono solo uno spot, che con tutta probabilità verrà sterilizzato o cancellato in Legge di Bilancio o in qualche altra norma futura, prima che vada a toccare sul serio i conti pubblici".

"Le norme anti-delocalizzazione contenute nel Decreto Dignità sono anacronistiche e disincentivano gli investitori internazionali ad investire in Italia". Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia. "Il ministro Di Maio, scegliendo di punire, anziché incentivare, le imprese che operano in Italia, mostra tutta la sua mentalità tipicamente anticapitalista, anti globalizzazione, avversa in ogni modo all'imprenditoria".

"L'idea di introdurre misure estremamente punitive nei confronti delle aziende che decidono di dislocare la produzione all'estero non risolverà certamente il problema della fuga di massa delle imprese dal nostro paese. Semmai, creerà un incentivo per chi vuole investire, a non prendere questa decisione, per paura di trovarsi prigioniero in Italia e dover pagare ingenti somme per lasciarla".

Inoltre, continua Brunetta "Il redditometro non viene abolito, viene solo prevista la necessità di un nuovo decreto tecnico di attuazione, sentita l'Istat e le associazioni dei consumatori, per gli accertamenti relativi ai periodi di imposta dal 2016 in avanti, ferma restando per il resto la disciplina vigente. Lo spesometro non viene abolito, viene solo prevista la proroga al 29 febbraio 2019 dei termini per la presentazione di quello relativo al terzo trimestre 2018."

Le agenzie per il lavoro chiede un incontro urgente a Di Maio

"Gravi e profonde preoccupazioni". Sono quelle che esprime Assolavoro, l'Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro che rappresenta l'85% del settore, a proposito delle conseguenze che potrebbe avere l'approvazione del cosiddetto decreto dignità.

"Contrariamente a quanto annunciato dal Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro nei giorni scorsi, -spiega una nota di Assolavoro- da indiscrezioni si apprende che il testo del cosiddetto Decreto Dignità conterrebbe interventi sulla somministrazione di lavoro tali da suscitare profonde preoccupazioni per il futuro di un istituto che garantisce la giusta retribuzione, quella prevista dai Ccnl, e tutte le tutele del lavoro dipendente. Se le indiscrezioni fossero confermate si determinerebbe una forte riduzione occupazionale per i lavoratori in somministrazione unitamente a una riduzione della durata dei rapporti di lavoro, visto il nuovo regime delle proroghe che si ipotizza".

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