Venerdì, 26 Febbraio 2021

Il lato oscuro del "decreto dignità": senza pubblicità dei giochi lo sport italiano va in crisi

Lo stop totale alla pubblicità dei giochi sarebbe un colpo duro non solo per il panorama dei media nazionali, ma anche per tutto lo sport italiano. Ecco perché

ANSA

La ludopatia è un dramma per molte famiglie. Un problema sociale gravissimo, di cui si parla senz'altro ancora poco. 

Decreto dignità: stop pubblicità a giochi e scommesse

Il primo atto del governo Conte dovrebbe essere discusso in Consiglio dei Ministri nei prossimi giorni (tanti i dubbi sulle coperture) e affronta di petto anche questo tema. Il cosiddetto "decreto dignità" a cui sta lavorando Luigi Di Maio introduce infatti il divieto di "qualsiasi forma di pubblicità relativa a giochi o scommesse con vincite in denaro". Prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria commisurata nella misura del 5% del valore della sponsorizzazione, e comunque non inferiore ad un importo minimo di 50.000 euro. I proventi verranno destinati al fondo per il contrasto al gioco d'azzardo patologico.

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Mazzata per lo sport italiano

C'è un rovescio della medaglia che però non può essere nascosto. Lo stop totale alla pubblicità dei giochi sarebbe un colpo duro non solo per il panorama dei media nazionali, ma anche per tutto lo sport italiano, legato agli introiti pubblicitari del settore del betting. Il decreto a quel che si apprende taglia anche ogni tipo di sponsorizzazione, a partire dal 1° gennaio 2019. Una misura che va a impattare pesantemente su tutto il sistema delle manifestazioni sportive, da quelle nazionali a quelle a carattere locale.

Cosa fare con diritti tv?

Basti pensare a cosa accadrebbe ai diritti tv legati al calcio. Il meccanismo è chiarissimo, non da oggi: il prodotto calcio aumenta o diminuisce di valore di pari passo con le prospettive pubblicitarie che può offrire. Se i centri media non potranno vendere spazi alle aziende del gioco legale, le grandi aziende televisive tenderanno a tagliare il budget programmato per l'acquisto dei diritti. Di conseguenza, il calcio si troverà a gestire un prodotto meno remunerativo. Questi svantaggi possono facilmente estendersi all'intero Paese nel momento in cui l'Italia si candiderà a organizzare grandi eventi sportivi, finanziati in parte proprio con gli introiti derivanti da pubblicità e ancor di più sponsorizzazioni legate al mondo dei giochi.

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Secondo le stime di Agipronews sono circa 200 i milioni investiti dal settore giochi in un anno. Di questi, circa il 70% si indirizza verso il mondo dello sport, sia in forma di pubblicità che di sponsorizzazioni. Su 200 milioni totali, 80 confluiscono nelle tv (e 50 provengono da concessionari online) gli altri 30 riguardano la promozione di altri giochi e lotterie. I residui 120 milioni si dividono in sponsorizzazioni, internet, radio e tv.T

"Vietare la la pubblicità dei prodotti di gaming - sostiene Harrie Temmink, vicecapo della Unit “Public Interest Services” della Direzione Crescita della Commissione Europea - è un errore che impedirebbe di distinguere l’offerta di giochi illegali da quella legale e controllata dagli stati membri Ue". Ci si poyrebbe trovare davanti a una latente discriminazione delle aziende che operano in territorio italiano. Nella Ue, infatti, il divieto di pubblicità riguarda esclusivamente gli operatori illegali.

Molti dubbi anche sui tempi: ecco perché

Lascia perplessi gli osservatori anche il termine del 1° gennaio 2019 per il divieto di sponsorizzazione: spesso i contratti fanno riferimento alla stagione sportiva, che comincia a settembre e finisce a giugno. Se il divieto entrerà in vigore a gennaio, i suoi effetti sarebbero anticipati di fatto al prossimo settembre. 

Il divieto della pubblicità del gioco d’azzardo è diventato una priorità del governo "in considerazione delle rilevanti dimensioni che questa pratica ha assunto nel nostro Paese con conseguente aumento del rischio soprattutto per i soggetti più vulnerabili di una dipendenza socio-economica "con veri e propri effetti patologici, che si riflettono sul soggetto con gravi disagi per la persona, compromettendo l’equilibrio familiare, lavorativo e finanziario comportando un aumento dell’indebitamento e quindi con un più facile assoggettamento a prestiti usurari".

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