Mercoledì, 22 Settembre 2021
Economia

Contratti a termine e causali: pro e contro del Decreto Dignità

Sono diversi i nodi che non convincono nella riforma di Di Maio in tema di lavoro, soprattutto i 'paletti' sui contratti a termine. Le motivazioni inviate dall'Associazione dei direttori del personale al ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico

Il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, al termine dell'incontro con gli assessori regionali al lavoro (FOTO ANSA)

Il Decreto Dignità appena varato dal Consiglio dei Ministri ha visto la 'luce' da pochissimo tempo, ma tanto è bastato per scatenare le prime critiche e i primi elogi. L'obiettivo di Luigi Di Maio, attuale vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico era quello di 'smontare' il Jobs Act, come sottolineato più volte anche da Salvini, introducendo anche delle norme restrittive per i contratti a termine e i contratti di somministrazione, oltre che scongiurare i cosiddetti licenziamenti selvaggi. Ma che effetti potrebbe avere questo decreto sui lavoratori e sulle aziende? A questi quesiti ha risposto l'Aidp, l'Associazione Italiana dei Direttori del Personale, che ha voluto inviare a Di Maio un comunicato ufficiale in cui vengono spiegati pro e contro di queste novità sul tema lavoro.

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Secondo l'Aidp, la limitazione nell'utilizzo dei contratti a termine provocherebbe nell'immediato due nefaste conseguenze:  da una lato la misura non favorirà l’aumento dei contratti a tempo indeterminato e dall’altro si porranno limiti all’utilizzo di strumenti contrattuali che favoriscono l’emergere del lavoro nero.

Il contratto a termine, secondo l'associazione dei direttori del personale, “è un’esigenza imprescindibile per le aziende e per le produzioni dettata dalla imprevedibilità dei mercati. Nessuna azienda può programmare assunzioni a tempo indeterminato per tutti perché sarebbe destinata al fallimento. Le produzioni si reggono su un giusto mix tra contratti a tempo indeterminato e a tempo determinato”. Detto in parole povere, va bene limitare gli abusi, ma allo stesso tempo non si può compromettere qualsiasi ipotesi di riforma e avere ricadute negative sia sulle aziende sia sui lavoratori. 

Una teoria spiegata nel dettaglio da Isabella Covili Faggioli, Presidente Nazionale Aidp:

“Nello specifico chiediamo al Governo di avviare un tavolo di confronto con tutte le parti in causa, compresi i direttori del personale, per entrare con maggiore consapevolezza nel merito della riforma e per ragionare assieme ad un disegno di legge di riforma più ampio che tenga conto della complessa realtà del lavoro”.

Decreto Dignità: i contro

Il primo nodo su cui l'Aidp (e non solo) non si trova d'accordo sono le causali: “La norma varata reintroduce le causali abolite precedentemente (in forma più restrittiva di prima) per la stipula del primo contatto i rinnovi e per le proroghe se si superano i 12 mesi. Rispetto al passato le causali indicate sono molto più restrittive e stringenti in quanto si riferiscono ad eventi eccezionali e temporanei. Perché, se comunque si vogliono reintrodurre le causali, non pensare ad una versione meno restrittiva e più coerente con le reali esigenze delle produzioni?”. 

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Una critica rafforzata anche dalle parole del presidente di Confindustria, Bernabò Bocca: “Il passo indietro sulle causali è assolutamente controproducente  oltre che rendere più rischiose le assunzioni, crea un clima di incertezza e porterà a un inevitabile aumento dei contenziosi". E a puntare il dito contro le causali è anche Federalberghi: "Durante la stagione estiva lavorano nel settore turismo più di mezzo milione di persone assunte a tempo determinato, da oggi esposte ad una grande incertezza".

Il secondo nodo che non ha incontrato il favore di associazioni e lavoratori è la distinzione tra contratto a termine e contratto di somministrazione, due inquadramenti molto diversi tra loro. “Non è pensabile di adottare con un meccanismo quasi automatico – si legge nella nota Aidp - l’applicazione delle norme del contatto a termine a quello in somministrazione. Il contratto di somministrazione permette di coniugare le esigenze della flessibilità organizzativa con le tutele in modo efficace così com’è in tutta Europa. Proponiamo di escludere dalla somministrazione le limitazioni introdotte nel contratto a termine, che pure vanno riviste”.

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Decreto Dignità: i pro 

Ma in questa riforma non ci sono soltanto fattori negativi. Esistono anche degli aspetti valutati in maniera positiva, come il rimando alla contrattazione nazionale. “La conferma della possibilità di rimandare alla contrattazione tra imprese e sindacati nell’ambito dei Contratti nazionali di categoria la facoltà - conclude la nota di poter intervenire con scelte migliorative rispetto ai contenuti del Decreto Dignità in materia di contratto a temine e contratto in somministrazione è certamente un fatto che giudichiamo positivamente".

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