Martedì, 13 Aprile 2021

La Cgia promuove il decreto dignità: "Per le imprese oltre un miliardo di risparmi"

Con la sola cancellazione degli studi di settore gli imprenditori otterranno un vantaggio di 820 milioni

Luigi Di Maio

In vista dell'approvazione del 'decreto dignità' che, secondo indiscrezioni, dovrebbe avvenire all'inizio della prossima settimana, l'Ufficio studi della Cgia ha stimato in poco più di 1 miliardo di euro le minori spese annue che le imprese beneficeranno dall'abolizione di alcune voci fiscali. Con la cancellazione degli studi di settore, ad esempio, le imprese otterranno un vantaggio di 820 milioni.

Dall'eliminazione dello split payment, invece, l'abbattimento dei costi per mancanza di liquidità consentiranno alle attività produttive di risparmiare attorno ai 200 milioni e altri 45 milioni dalla cancellazione del redditometro.

Come ricorda la Cgia, l'abolizione dello spesometro era già stata annunciata dal Governo Gentiloni a seguito dell'introduzione della fatturazione elettronica che scatterà dal prossimo 1 gennaio 2019.

E anche l'addio agli studi di settore era stato previsto addirittura dal Governo Renzi: sempre dall'inizio dell'anno prossimo, infatti, se ne prevede la sostituzione con gli indici di affidabilità fiscale. Pertanto, il vantaggio di 820 milioni di euro è ''potenziale'' in quanto dipenderà dall'impatto economico che avranno i predetti indici di affidabilità.

Cos'è lo split payment

Lo split payment, continua l'associazione, è una misura tecnica che è stata introdotta nel 2015. Si ricorda che una volta terminata un'opera, una manutenzione, un servizio o una fornitura di beni a una Amministrazione Pubblica, l'impresa privata deve emettere la fattura con l'Iva. La novità stabilita dallo split payment è che l'Iva non viene più incassata dall'imprenditore, ma deve essere versata all'erario dal committente pubblico. Pertanto, le aziende che lavorano prevalentemente con la Pa non hanno più potuto incassare l'Iva con il risultato che la disponibilità di liquidità è diminuita. L'Iva incassata, comunque, non rimaneva nelle casse delle imprese, ma veniva versata all'erario entro il mese o il trimestre successivo al pagamento della fattura. In buona sostanza, si trattava di una partita di giro.

Maggiore liquidità per le imprese

Tuttavia, questa 'sfasatura' tra l'incasso e il pagamento consentiva alle aziende di recuperare l'imposta sul valore aggiunto pagata sugli acquisti/prestazioni ricevute e di disporre con continuità di una discreta quantità di risorse finanziarie per affrontare le esigenze di pagamento più immediate. Negli ultimi anni, invece, questa facoltà non è stata più possibile. Ora con la sua cancellazione le imprese potranno beneficiare di una maggiore liquidità.

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