Domenica, 7 Marzo 2021
Decreto ristori 5

I 32 miliardi per gli italiani fermi per la crisi

Sono i soldi ottenuti con l'ultimo scostamento di bilancio e che attendono di essere distribuiti con il quinto decreto Ristori. Un pacchetto di misure fondamentale per fronteggiare l'emergenza che al momento è bloccato

Foto di repertorio Ansa

Entro la fine della settimana potrebbe avere luogo il Consiglio dei ministri che servirà per dare il via libera al decreto sulla proroga lo stop all'invio delle cartelle fiscali in scadenza il 31 gennaio, mentre dalla prossima settimana si potrà pensare al prossimo decreto Ristori, giunto al numero 5. Un pacchetto di misure che vale la bellezza di 32 miliardi e che al momento rimane 'congelato' a causa della crisi di governo. Risorse che mai come in questo momento sarebbero fondamentali per dare respiro agli italiani in crisi e arginare le conseguenze dell'emergenza coronavirus. I provvedimenti restano urgenti e potrebbero anche venire accorpato in un unico decreto, ma al momento si tratta soltanto di ipotesi, quello che è certo è che le somme verranno distribuite, il punto interrogativo rimane sul quando.

Decreto Ristori, 32 miliardi bloccati dalla crisi di governo

I 32 miliardi ottenuti grazie all'ultimo scostamento di bilancio attendono di essere distribuiti con il decreto ristori quinquies, ma al momento sono rimasti impantanati nella crisi che ha portato il premier Conte alle dimissioni. Un intoppo che andrà a ricadere sulle imprese, i lavoratori e le famiglie, costretti a tempi di attesa ancora più lunghi per ricevere gli aiuti. Le misure che dovrebbero trovare spazio nel decreto diverse, dal rifinanziamento per almeno altre 26 settimane della cassa integrazione al blocco dei licenziamenti selettivo, fino al rifinanziamento del fondo occupazione e l'indennità per gli stagionali, le risorse ai comuni e alle imprese, oltre ad un nuovo intervento sui congedi parentali.

Il decreto legge 'ponte' varato dal governo quasi due settimane fa per congelare l'invio degli atti fiscali fino alla fine di gennaio, nelle intenzioni dell'esecutivo, guidato da Giuseppe Conte, sarebbe servito per dare il tempo di mettere a punto le misure necessarie ad alleggerire il peso che grava sulle spalle dei contribuenti già in difficoltà, a causa della crisi. Senza l'approvazione del nuovo decreto legge, quindi, da febbraio l'Agenzia delle entrate dovrebbe riprendere le sue normali attività.

Le misure del decreto Ristori 5

Si passa poi alla sanità, che dovrebbe ricevere ''stanziamenti importati per l'acquisto dei vaccini e l'ulteriore rafforzamento del sistema sanitario''. Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, nell'ultima audizione alle Camere, è entrato nel dettaglio di alcuni interventi, confermando ''l'impegno preso con il Parlamento sullo stanziamento di 1,5 miliardi per la decontribuzione delle partite Iva con perdite di fatturato, e intendiamo rispettarlo" e sulla Naspi.

Inoltre, per rimediare alle ingiustizie del passato, era in programma anche una ''valutazione ex post'' sul 2020 per correggere gli errori di calcolo. Secondo Gualtieri con il decreto legge ristori quinquies sarebbe stato possibile anche ''ripianare quelle eventuali limiti o situazioni di penalizzazione che si possono essere state'', valutando ''l'intero anno'' e sommando ''quello che si è avuto e quello che non si è avuto, numeri alla mano'.

Per accelerare i rimborsi e renderli più mirati il vecchio esecutivo ha annunciato, tramite il viceministro all'Economia, Antonio Misiani, di voler ''costruire un meccanismo semplice e rapido per aiutare imprese e partite Iva, perché non conta solo l'entità dei sostegni ma anche che siano erogati il più velocemente possibile''. Al ministero prosegue il lavoro tecnico su questo e su altri nodi da sciogliere, ma il lavoro politico, che dovrebbe portare a un punto d'incontro all'interno dell'esecutivo, al momento è fermo nell'attesa che il futuro governo decida se riprendere in mano il lavoro lasciato a metà o ricominciare tutto da capo.

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