Martedì, 13 Aprile 2021
Italia

Conte chiede ai "mercati" di pazientare ma lo spread condanna l'Italia

Parla il premier per calmare i mercati ma la Borsa va giù: ecco quali sono i rischi per banche e conti correnti se dovesse proseguire la spirale di sfiducia verso l'Italia innescata dalla presentazione del Def

Il premier Giuseppe Conte (alle sue spalle Rocco Casalino) FOTO ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

"L'Italia non è un problema per l'Europa, l'Italia vuole essere una risorsa". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte conversando con i cronisti fuori da Palazzo Chigi all'indomani del via libera del Cdm alla Nota di aggiornamento del Def. Le parole del presidente del consiglio mentre alla Borsa di Milano va in scena il venerdì nero

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Che la seduta non sarebbe stata facile lo si è capito fin dai primi scambi con l'indice Ftse Mib che rapidamente ha superato il 2% di perdita e con i titoli bancari italiani che hanno immediatamente accunulato perdite rilevanti. Alla conclusione degli scambi l'indice FTSE MIB ha registrato una perdita del 3,72% mentre il FTSE Italia All Share ha lasciato sul terreno il 3,51%. Perdite molto più importanti che nel resto d'Europa con la Borsa di Parigi che ha perso lo 0,85% sul Cac 40, quella di Francoforte l'1,52% con lo Xetra Dax e la Borsa di Londra lo 0,47% sul FTSE 100.

Forte pressione anche sullo spread - indicatore principe del rischio-Paese - con il differenziale tra il rendimento dei titoli italiani e tedeschi sulla scadenza Btp a 10 anni che, dopo aver aperto a quota 254, con una progressione drammatica ha toccato un picco di 278 alle ore 15.00 per poi ritracciare parzialmente in chiusura a quota 265,3. Il rialzo più forte, 45 punti base è sui Btp a 5 anni, con tassi al 2,40 per cento e un differenziale che schizza a 248 punti base. Sui Btp a 2 anni i rendimenti aumentano di 40 punti base, all'1,23 per cento e il divario si allarga a 173 punti base.

"E' chiaro che al presidente del Consiglio non fa piacere che sia salito lo spread però dobbiamo anche tener conto che ieri sera tardi abbiamo finito la manovra economica, non c'è stato neppure il tempo di una conferenza stampa, non c'è stata ancora la possibilità di illustrare ai mercati le linee essenziali e i dettagli della manovra economica" ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlando davanti a palazzo Chigi.

"Sono molto confidente nel fatto che quando i mercati, i nostri interlocutori, perché noi abbiamo interlocutori anche finanziari in ragione del debito pubblico che abbiamo, conosceranno nei dettagli la manovra, siccome sono tutti versati a valutare gli investimenti nel medio e lungo periodo lo spread sarà assolutamente coerente con i fondamentali della nostra economia".

Def, intesa raggiunta: ecco cosa ha deciso il Governo

Per accompagnare la manovra economica decisa dal governo è previsto un piano di "riforme strutturali" sostiene il presidente del Consiglio: "Abbiamo varato fra i primi provvedimenti quello sull'anticorrruzione, per evitare che nella spesa si infilino corrotti e disonesti. A breve faremo una legge delega sulla semplificazione burocratica e amministrativa e ci aspettiamo molto da queste riforme, alcune sono a costo zero. Interverremo con la riforma dei processi civili e la digitalizzazione della pubblica amministrazione ed entro un mese vareremo la riforma dei contratti pubblici".

"Come vedete è un piano di spesa e investimenti destinato a far crescere il Pil"

Deficit e le regole della Bce: facciamo chiarezza

La sfida ai mercati del governo giallo verde con una energica espansione del deficit, al 2,4 per cento del Pil nel 2019, ha il potenziale di innescare un concatenamento di eventi con due sviluppi molto negativi rispetto alle regole della Bce, uno sulle banche e l'altro sui titoli di Stato dell'Italia. E potrebbero essere proprio questi due pericoli a contribuire alle forti vendite degli investitori su Btp e titoli bancari che si stanno registrando in queste ore.

Il problema di fondo è sui rating che le maggiori agenzie internazionali assegnano al Belpaese. Tutte e tre attualmente attribuiscono una valutazione di affidabilità creditizia (BBB con S&P, Baa2 con Moody's e BBB con Fitch) appena due gradini sopra lo spartiacque al di sotto del quale si finisce al livello comunemente chiamato "junk", spazzatura. Le agenzie hanno messo sotto osservazione l'Italia per possibili declassamenti (outlook negativo), ma ad oggi prima di assumere decisioni hanno scelto di attendere le cifre concrete che verranno inserite nella bozza di bilancio.

Quali sono i rischi per banche e conti correnti

Se i titoli di stato italiani finissero fuori dall'investment grade, con un doppio declassamento, o se le agenzie mostrassero un orientamento in tal senso, con un declassamento singolo combinato a un nuovo outlook negativo, in base alle regole della Bce una prima ricaduta immediata investirebbe le banche. Non potrebbero più utilizzare le emissioni pubbliche tricolori (se a un rating junk) come garanzie (collateral) per aggiudicarsi i rifinanziamenti della stessa Bce. In pratica, avrebbero una parte rilevante del loro bilancio esposta su un segmento del tutto inutile per aggiudicarsi i rifinanziamenti cruciali per effettuare poi erogazione di prestiti e operazioni nell'economia.

Le banche italiane potrebbero ancora ottenere rifinaziamenti della Bce, ma fornendo come garanzie altri titoli con rating adeguati. Ovviamente il crollo di valore delle emissioni italiane crea poi subito un effetto meccanico di perdita di valore della banca che li possiede.

La seconda grande ricaduta negativa riguarderebbe gli stessi titoli pubblici italiani, a causa del piano di acquisti della Bce (il quantitative easing). L'istituzione attualmente è orientata ad interrompere gli acquisti netti dopo il mese di dicembre. Questo canale si chiuderà subito per l'Italia se perdesse i requisiti di rating di acquistabilità (almeno un investment grade).

Da non dimenticare come la Bce ha ad oggi rilevato 356 miliardi di titoli pubblici italiani che giungeranno progressivamente a scadenze: l'impegno dell'istituzione, per mantenere condizioni di politica monetaria espansiva, è di rinnovare questi bond a scadenza, ma non se i titoli italiani perdessero i rating minimi di ammissibilità sugli acquisti della Bce, questa non potrebbe procedere agli acquisti a scadenza.

Uno scenario devastante perché oltre alle vendite degli operatori privati (ad esempio i fondi pensione o i fondi obbligazionari vincolati a determinati rating) sui mercati si scaricherebbero anche le vendite (non riassorbite) della Bce, con un potenziale effetto-spirale che potrebbe far salire ulteriormente tassi e spread e costi di rifianziamento del debito pubblico.

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L'unica scappatoia sarebbe cercare di ottenere una deroga, un "waiver" che tuttavia, sempre in base alle regole della Bce, implica non pochi requisiti. Il più importante è quello di aver chiesto e ottenuto un piano di sopporto da parte del fondo salva Stati europeo, l'Esm, che comporterebbe la negoziazione di un programma di correzione assieme al fondo stesso e alla Commissione europea. Con quello la Bce potrebbe anche attivare il suo scudo antispread (l'Omt). Ma questo implicherebbe rivolgersi alle istituzioni Ue con ben altro atteggiamento rispetto a quello attuale. Significherebbe invitare la Troika.

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Cosa succede se aumenta lo spread

Come ormai molti lettori sapranno, con il termine "spread" si intende la differenza di rendimento tra i titoli di stato tedeschi (Bund) e quelli di un altro Paese preso a riferimento, in questo casa l'Italia. I titoli di stato altro non sono che obbligazioni emesse periodicamente dallo Stato per finanziare le proprie spese o per pagare i suoi debiti.

Se il tasso del debito si abbassa, è più facile rimborsarlo. Se al contrario la forbice si allarga, il rendimento per chi li compra sarà maggiore e lo Stato dovrà sborsare più denaro. Inoltre lo spread aumenta o diminuisce in funzione della fiducia dei risparmiatori sul fatto che il Paese che emette il titolo possa ripagare il suo debito. Come spiega Il Sole 24 Ore, "se sale lo spread sui titoli di stato, le banche devono pagare un tasso più alto per reperire finanziamenti sul mercato, e scaricheranno questi costi sulla clientela".

Con l'aumento dello spread, aumenta dunque anche il tasso di interesse sui mutui: per avere un prestito famiglie e imprese pagheranno di più e queste ultime potrebbero decidere di fare meno investimenti. Infine, se cresce lo spread, aumenterà il costo del debito pubblico.

Che cosa succederà: le ultime notizie

Ore 13: Venerdì sempre più nero alla Borsa di Milano, con i mercati che hanno reagito in maniera molto negativa all'accordo della maggioranza di governo per aumentare il deficit di bilancio al 2,4 per cento del Pil. Nel primo pomeriggio a Piazza Affari l'indice Ftse-Mib tocca il meno 4 per cento, con il persistere di sospensioni su alcuni titoli bancari dopo che su questo segmento i ribassi sono arrivati a lambire il 10 per cento.

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Nel frattempo i rendimenti dei Btp a 10 anni, che si muovono nella direzione opposta al prezzo, risultano in aumento di 30 punti base al 3,22 per cento. Lo spread, il differenziale rispetto ai tassi dei Btp tedeschi, segna 277 punti dopo aver brevemente superato quota 280.

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