Giovedì, 21 Ottobre 2021
Economia

Licenziamenti selvaggi e contratti a termine: così Di Maio vuole smantellare il Jobs Act

Dopo il botta e risposta con l'ad di Foodora Italia, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha incontrato i rappresentanti delle aziende della gig economy, illustrando la strategia del Governo per contrastare la precarietà

Lotta alla precarietà, stretta ai contratti a termine e stop ai licenziamenti selvaggi: questi sono soltanto alcuni degli interventi con cui il ministro del lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio vuole 'smantellare' il Jobs Act. L'annuncio ufficiale è arrivato dallo stesso leader del Movimento 5 Stelle dopo l'incontro avvenuto con le aziende dell gig economy: Foodora, JustEat, Deliveroo, Glovo e Domino's pizza.

"A breve partirà un tavolo di confronto tra aziende e rider - ha spiegato Di Maio - L'obiettivo è garantire tutele a chi lavora, soprattutto ai giovani e arrivare a costruire un nuovo modello di contatto che chissà non possa essere il primo contratto nazionale della gig economy".

Le modifiche al Jobs Act

La dettagliata strategia del Governo sul tema lavoro fa perno su due modifiche chiave al tanto criticato Jobs Act: lotta alla precarietà e ai meccanismi con cui i contratti a termine possono essere rinnovati a settimana o a mese. Di Maio sta pensando alla riduzione del numero dei rinnovi del contratto a tempo determinato anche ipotizzando il reinserimento delle causali. Ma non finisce certo qui, è in fase di studio anche un intervento che ponga un limite ai cosiddetti 'licenziamenti selvaggi". 

Il vicepremier, attenderà dunque l'esito del confronto tra rider e aziende e solo dopo, nel caso non ci fossero "quei segnali positivi che auspichiamo" deciderà di procedere per legge. "Con le aziende c'è l'accordo per un tavolo di confronto. Se va male andremo avanti con le norme di legge. Ma spero di no perché se si trova un punto di caduta fa bene al Paese", spiega. L'obiettivo, infatti, è quello di costruire un primo contratto nazionale della gig economy messo a punto dalle parti.

"Noi vogliamo garantire tutele a chi lavora, soprattutto ai giovani che non devono essere alle mercé di un lavoro qualsiasi. Spesso, invece, i giovani acconsentono anche ad un lavoro non retribuito pur di non finire nei neet. Noi invece vogliamo garantire tutele minime ai rider".

E per arrivare a questo, il governo, aggiunge, aveva due strade: "O emanava una norma che preveda come i rider debbano essere tutelati con assicurazioni, rimborsi e salari minimi; o apriva un tavolo di confronto tra rider e le aziende del settore". Il governo, dunque, ha scelto questa seconda strada che prevederà anche la presenza dei sindacati. "Sicuramente inviterò le rappresentanze sindacali ma ci dobbiamo dire una cosa. Molte di queste persone non si sentono rappresentate dai sindacati non sono iscritte né sanno che esiste un sindacato dei rider. Quindi il tema è portare a questo tavolo le rispettive rappresentanza: un mix tra rappresentanze classiche e quelle nuove a cui ho aperto le porte del ministero i giorni scorsi", conclude.

La vicenda dei rider

Rider, precariato e decreto dignità. Tre temi che avevano già incendiato il dibattito tra il neo ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, e le aziende di food delivery. Una discussione accesa dalle critiche arrivate dall'amministratore delegato di Foodora Italia, Gianluca Cocco, che in una intervista rilasciata al Corriere delle Sera aveva 'bocciato' il decreto Dignità proposto da Di Maio giovedì scorso: “Se le anticipazioni fossero vere, le piattaforme digitali sarebbero costrette ad abbandonare l’Italia”. 

La risposta di Di Maio

Immediata  la reazione del leader pentastellato, che ha affidato a Facebook la sua risposta: "La mia intenzione è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall'altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro. Se lavoriamo insieme - ha sottolineato - l'Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro - ha aggiunto -. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto".

"Da ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ho tutta la volontà  di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare le attività legate all’uso di piattaforme innovative. Ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I rider oggi - ha ribadito - sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato".

"Le innovazioni - ha continuato - servono a far migliorare la qualità della vita dei cittadini e se si creano ingiustizie a scapito di giovani o meno giovani, spetta allo Stato intervenire con fermezza. Da ministro ho deciso di dichiarare guerra al precariato. Lo stato continuo di precarietà e incertezza dei giovani italiani sta disgregando la nostra società. Sta facendo impennare il consumo di psicofarmaci. E facendo calare la crescita demografica", ha concluso Di Maio.

"La mia intenzione - conclude Di Maio sul Blog delle Stelle - è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall'altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro. Se lavoriamo insieme l'Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto".

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Il decreto Dignità

Ma quali sono i punti chiave del decreto Dignità? Come scritto dallo stesso Di Maio sul Blog delle Stelle, sono quattro i punti chiave del primo decreto che ha in mente nuovo ministro del Lavoro: 

  • Per le imprese elimineremo lo spesometro, redditometro e studi di settore. L'era della martirizzazione degli imprenditori è finita. Ora gli imprenditori avranno lo Stato dalla loro parte.
  • Disincentivare le delocalizzazioni: chi prende fondi pubblici non può andare all’estero. Se lo Stato ti dà una mano il lavoro lo devi creare in Italia e devi dare lavoro ben retribuito e tutelato ai lavoratori italiani.
  • Lotta alla precarietà. Il Jobs Act è andato nella direzione dell'eliminazione di diritti e tutele, noi faremo esattamente l'opposto.
  • Stop alla pubblicità del gioco d'azzardo, la ludopatia è ormai una piaga che ha segnato profondamente migliaia di famiglie italiane e intendiamo sanarla in maniera risoluta. Così come è vietata la pubblicità delle sigarette, sarà vietata quella del gioco d'azzardo. Entrambi nuociono gravemente alla salute dei cittadini.

Le critiche

A spaventare l'ad di Foodora Italia sembrano soprattutto i punti sul Jobs Act e sulle delocalizzazioni, come si può dedurre da alcune affermazioni rilasciate al Corriere della Sera: “Il decreto ingessa la flessibilità, parte dal riconoscimento dell’attività dei rider come lavoro subordinato. Così gli operatori saranno costretti ad assumere tutti i collaboratori, chiuderanno i battenti e trionferà il sommerso. Secondo una ricerca condotta in collaborazione con l’Inps solo il 10% dei rider lo considera un lavoro stabile. Il 50% sono studenti, il 25% lo esercita come secondo lavoro e un altro 10% lo considera un’attività di transizione. La durata media è 4 mesi, non di più”. 

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Al di là delle critiche, Cocco ha comunque lasciato aperto uno spiraglio: ““Oggi un nostro fattorino guadagna 5 euro per ciascuna consegna e in un’ora ne può fare anche tre. In busta paga gli entrano 3,60 euro, il resto è contribuzione Inps e Inail. Se ne può discutere rispettando però la sostenibilità del conto economico delle nostre aziende”. 

“Noi paghiamo già il contributo Inps e tutto il premio Inail e un’assicurazione privata per i danni a terzi. Pensiamo che sia il sistema più giusto perché garantisce maternità e indennità di disoccupazione. Se tutto il settore decide di rafforzare le tutele dei rider siamo i primi a esserne felici”.

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Il Codacons a Di Maio: “Non ceda a ricatti”

Ma se dalle aziende di delivery food arrivano critiche verso il decreto di Di Maio, dalle associazioni dei consumatori arriva invece supporto. In particolare il Codacons ha voluto scendere in campo in favore del Governo nella vicenda dei rider: “Chiediamo al Ministro Di Maio di non cedere ai ricatti delle aziende del settore e di proseguire sulla strada annunciata per dare diritti ai lavoratori – spiega il presidente Carlo Rienzi – Le minacce di Foodora sono inaccettabili: se l’azienda vuole abbandonare l’Italia la porta è aperta e nessuno la fermerà, ma la società non può imporre alle istituzioni le linee da seguire nella tutela dei tanti ragazzi che ogni giorno mettono a rischio la propria vita per un lavoro poco remunerativo e senza alcuna garanzia”.

“Riteniamo scandalose le dichiarazioni di Foodora – continua il Codacons in una nota ufficiale - e abbiamo deciso di investire la Procura di Roma della questione, chiedendo di accertare se le affermazioni della società possano rappresentare una indebita forma di pressione ai danni del Governo. L’associazione sta inoltre studiando una azione legale riservata ai rider, finalizzata a far ottenere loro i diritti economici che finora non sono stati riconosciuti dalle aziende del settore”.

Capone (Ugl): "Regolarizzare la categoria"

Dopo l'incontro tra le aziende e Di Maio, è arrivato anche il commento del Segretario Generale dell’Ugl, Paolo Capone: “Finalmente dalle parole si passa ai fatti: il Governo sta procedendo verso la regolarizzazione di quanti sono esclusi dalla contrattazione nazionale, in particolare dei rider. Non possiamo bloccare l’innovazione e il progresso in campo lavorativo ostacolando, di fatto, l’avvento di nuove professionalità ed è quindi necessario pensare alle relative tutele". 

“Circa 10mila giovani - conclude Capone - svolgono questi 'lavoretti', per cui è necessario un intervento legislativo volto a tutelare la categoria. Tra l’altro, si tratta di un business che genera un giro d’affari da milioni di euro, importante per l’economia del Paese. Bisogna, quindi, combattere la precarietà: un cancro sociale che sta annientando il futuro dei nostri giovani".

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