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Sabato, 4 Febbraio 2023
ECONOMIA

Lavoro, sanità, istruzione: è un'Italia (ancora) spaccata tra Nord e Sud

Nel meridione in sofferenza una famiglia su cinque, una su dieci ha difficoltà ad acquistare il minimo indispensabile per vivere. L'ultimo rapporto dell'Istat certifica una volta di più che abbiamo un gigantesco problema irrisolto: il Mezzogiorno d'Italia

Dall’istruzione alla sanità, dagli indici di povertà al mercato del lavoro: in Italia ci sono due Paesi diversi: la conferma arriva dal rapporto  Istat "Noi Italia" che vede le regioni del centro nord avanti in quasi tutti gli indicatori statistici con il Mezzogiorno che arranca un po’ dovunque. A cominciare dall’indice di povertà dove le differenze tra Nord e Sud sono macroscopiche. 

Si conferma il forte svantaggio del Mezzogiorno dove, nel 2015, le famiglie in povertà relativa sono circa un quinto di quelle residenti e quelle in povertà assoluta rappresentano il 9,1%.

Gli italiani poveri sono in totale circa 8 milioni (3,4 % in più della media europea); di questi, rileva l’Istat, circa 4 milioni e mezzo vivono in condizioni di povertà assoluta. Ma come dicevamo le differenze tra nord e sud sono piuttosto marcate: le incidenze di povertà relativa più contenute si registrano in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, mentre la situazione più grave si conferma in Calabria. Anche l’intensità della povertà è più alta nel Mezzogiorno.

Supera il milione l’ammontare di individui che nel 2015 vivono in famiglie in condizione di grave deprivazione sia in Sicilia sia in Puglia. Le quote più contenute si rilevano in Veneto (3,6%, corrispondente a circa 178 mila individui) e in Friuli-Venezia Giulia (4,9%, poco più di 59 mila individui).

IL REDDITO MEDIO

Quanto al reddito familiare medio le differenze sono abissali con le regioni del Nord abbondantemente sopra la media nazionale (29.472 euro annui) e quelle del sud in fondo alla classifica.

La povertà assoluta nelle Regioni italiane

Qualche esempio: in Lombardia il reddito familiare medio si è attestato  nel 2015 a 34.831 euro; poco più di 34mila euro in Emilia Romagna, 31.392 in Veneto e quasi 33mila euro in Toscana. La maglia nera della classifica va invece alla Sicilia con 21.807 euro, seguita da Calabria e Basilicata. 

SANITÀ E SALUTE

Anche i dati relativi alla sanità dimostrano che Sud e Centro nord sono due Paesi diversi. Il Mezzogiorno può consolarsi con il tasso di mortalità per tumori (inferiore alla media nazionale), ma per il resto è un bagno di sangue. Il divario tra Nord e Mezzogiorno resta evidente in quasi tutti gli indicatori: spesa pubblica pro capite, mortalità infantile, posti letto ospedalieri. I sistemi ospedalieri di Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana si confermano veri e propri "poli di attrazione" di ricoveri per i non residenti. Al contrario Calabria, Sicilia e Campania mostrano flussi in uscita significativamente più elevati dei flussi in entrata.

Il grafici del Rapporto "Noi Italia" - ISTAT

L'obesità e il consumo di alcol a rischio mostrano situazioni territoriali contrapposte: nel Centro-Nord è più alta la quota di consumatori di alcol, nel Mezzogiorno quella di persone obese. Per i fumatori, le quote più elevate si rilevano in Campania, Liguria e Umbria. 

ISTRUZIONE

Nonostante i progressi degli ultimi anni, per gli abbandoni scolastici il divario territoriale rimane elevato, con una distanza di oltre 9 punti percentuali tra il Nord-est e il Mezzogiorno, dove l'incidenza è più alta (18,4%): in Sicilia quasi un giovane su quattro non prosegue gli studi dopo la licenza media.
 
Nel 2014 nel Centro-Nord si registrano i più alti tassi di partecipazione dei 15-24enni  al sistema formativo (in particolare in Emilia-Romagna e Lazio); il Mezzogiorno è distanziato di oltre 11 punti percentuali (con il valore più basso in Basilicata). Anche la quota di 30-34enni con titolo universitario è differenziata sul territorio: nel 2016 nel Centro-Nord l'indicatore si colloca in quasi tutte le regioni al di sopra della media nazionale, mentre nel Mezzogiorno è inferiore di 5,5 punti percentuali. 

Vedove della crisi in corteo a Bologna. Le Foto

La quota di giovani che non lavorano e non studiano (Neet) diminuisce in tutte le ripartizioni. Nonostante il calo sia diffuso anche in molte regioni del Mezzogiorno, le incidenze più elevate di Neet continuano a rilevarsi in questa ripartizione, con una punta del 38,2% in Calabria.

ACCESSO AD INTERNET

Nel 2016 il 63,2% della popolazione italiana di 6 anni e più utilizza il web e il 44,6% si connette quotidianamente. La totalità delle regioni del Centro-Nord ha livelli di uso del web superiori al valore nazionale, nel Mezzogiorno la quota scende invece al 55,8%. L'Italia occupa la terzultima posizione nella graduatoria europea degli utenti (76% la media Ue nel 2015), solo Bulgaria e Romania registrano una quota più contenuta.

Poco meno di sette famiglie su dieci nel 2016 si connettono tramite la banda larga; il Mezzogiorno, e in particolare la Calabria (58,8%), si trovano in posizione svantaggiata. Dati che preoccupano anche in prospettiva futura, se pensiamo all’importanza crescente del web nella creazione di nuovi posti di lavoro. 
 

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