Mercoledì, 23 Giugno 2021
Economia Italia

Di Maio, nuova bordata contro l'Inps: "Fondi Naspi per incentivare contratti stabili"

La relazione dell'Inps che stima in 8 mila posti di lavoro persi l'anno con il decreto dignità sarebbe arrivata al ministero la sera dell'11 luglio alle 20: "La leggemmo solo al mattino" spiega Di Maio che contesta lo stanziamento di fondi per i "possibili" nuovi disoccupati

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio alla Camera durante l'informativa urgente sullo stato dei tavoli di crisi aperti presso il ministero dello Sviluppo economico, Roma, 18 luglio 2018. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Recuperare le risorse destinate alla Naspi per indirizzarle agli incentivi a favore dei contratti a tempo indeterminato. A profilare la possibilità di 'emendare' il Decreto dignità nel corso della conversione in legge è lo stesso ministro dello sviluppo e del lavoro, Luigi Di Maio nel corso della presentazione del provvedimento davanti alle commissioni finanze e lavoro della Camera.

L'indennità mensile di disoccupazione spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l'occupazione: l'assegno è pari al 75% della retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni.

"Adesso nella fase di conversione quelle decine di milioni di euro della Naspi le dobbiamo recuperare perché si basano su una previsione che secondo noi non stanno né in cielo né in terra, e le recuperiamo anche per dare incentivi per i contratti a tempo indeterminato".

La stima della perdita di 8 mila posti di lavoro all'anno fatta dall'Inps "non è credibile" ribadisce il ministro dello sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio. Per essere completa questa stima secondo il ministro avrebbe dovuto considerare anche gli interventi che il governo intende fare in termini di "investimenti pubblici e di stimolo alla creazione di nuove imprese".

La chiamano dignità", "lobby contro di noi": è scontro sul decreto

Di Maio torna sul fatto spiegando come al ministero "sono state inviate due relazioni, il 5 luglio e 11 luglio, e solo nella seconda arrivata la sera prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale si indicava la copertura per la Naspi". Quindi, conclude il vice premier, "le decine di milioni di euro di Naspi che dobbiamo recuperare potrebbero essere destinate a incentivare i contratti a tempo indeterminato". 

Il ministro del lavoro spiega inoltre come la relazione dell'Inps con la stima dei nuovi disoccupati di cui tener conto sarebber arrivata al ministero la sera dell'11 luglio alle 20 "che però leggiamo la mattina dopo quando il Presidente della Repubblica firma il decreto".

"Nella prima versione si individua una previsione ma non si parla di impatti finanziari di disoccupazione tanto è vero che non prevede oneri per la Naspi. Nella seconda, che non abbiamo chiesto noi, si scrivono invece che per oneri finanziari ci saranno impatti su Naspi".

Per Confindustria il decreto avrà un impatto negativo sul lavoro

Di Maio replica anche a Confindustria che oggi, criticando il Decreto Dignità, stimava un impatto negativo sui posti di lavoro.

"Sono gli stessi che gridavano alla catastrofe se avesse vinto il no al Referendum, poi sappiamo come è finita - scrive Di Maio su Facebook - Sappiamo come finirà anche in questo caso. Non possiamo più fidarci di chi cerca di fare terrorismo psicologico per impedirci di cambiare".

"Il Decreto Dignità combatte il precariato per permettere agli italiani, soprattutto ai più giovani, di iniziare a programmare un futuro. Cioè permette di creare quelle condizioni che sono la base per fare impresa, per rilanciare i consumi e per creare un circolo virtuoso. Dopo anni di precariato, e di leggi che hanno massacrato i lavoratori, è ormai evidente che queste politiche non hanno aiutato nessuno: né i lavoratori, né gli imprenditori. Sono convinto che gli effetti del Decreto Dignità porteranno anche Confindustria a questa conclusione".

Assolavoro: effetti negativi da Dl Dignità

Effetti negativi per il lavoro in somministrazione per via dell'estensione al contratto di lavoro a termine in somministrazione della disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato, della nuova formulazione delle 'causali' e dell'introduzione della disciplina dell'interruzione obbligatoria tra contratti, il cosiddetto 'stopandgo'.

È la posizione su decreto dignità rappresentata da Assolavoro, l'asociazione nazionale delle agenzie per il lavoro, nel corso di un'audizione alle commissioni congiunte Finanze e Lavoro della Camera dei deputati.

Secondo Assolavoro, "il decreto in esame, con la modifica introdotta all'art. 2, estende di fatto al contratto di lavoro a termine in somministrazione la disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato".

"Sin dall'introduzione, con il cosiddetto 'Pacchetto Treu' nel 1997, del lavoro interinale (oggi in somministrazione) nel nostro ordinamento, la disciplina dei contratti di lavoro a termine che le agenzie stipulano con i propri lavoratori è stata distinta, sotto il profilo giuridico, rispetto a quella generale per alcuni elementi fondamentali".

Per Assolavoro, "nella disciplina comunitaria il contratto a termine e la somministrazione di lavoro sono normate da due diverse direttive (rispettivamente la direttiva 1999/70/CE e la direttiva 2008/104/CE): la prima pone specifici limiti all'utilizzo del contratto a tempo determinato, 'per prevenire gli abusi derivanti dall'utilizzo di una successione di contratti'; la seconda, viceversa, promuove il lavoro in somministrazione imponendo agli stati membri il riesame delle eventuali restrizioni o divieti imposti al ricorso al lavoro tramite agenzia".

Per Assolavoro dall'equiparazione tra contratti a tempo determinato e contratto di lavoro a termine in somministrazione discendono una serie di "effetti distorsivi sulla disciplina della somministrazione di lavoro".

Inoltre, "l'attuale formulazione delle 'causali' imputa la ragione giustificatrice del ricorso al termine del contratto nell'ambito del rapporto di lavoro tra agenzia e lavoratore somministrato: le due fattispecie causali tipizzate dal decreto, tuttavia, sono di fatto difficilmente compatibili con il rapporto di lavoro in somministrazione".

"Da ciò consegue - spiega Assolavoro - che è necessario, stante la lettera della norma che impone la ragione di ricorso al contratto di lavoro, e quindi all'agenzia, individuare una causale specifica per il lavoro tramite agenzia laddove, in considerazione della peculiarità dell'attività svolta stabilita da norme inderogabili di legge, la causale di assunzione a termine è data dalla richiesta di lavoratori da parte dell'azienda utilizzatrice. Analogamente, anche qualora la ratio di tale provvedimento dovesse essere quella di porre in capo all'azienda utilizzatrice l'onere di motivare il ricorso al lavoro in somministrazione, si renderebbe ugualmente necessario un intervento emendativo tale da esplicitare tale volontà".

"Con Dl Dignità spezzettamento dei contratti di lavoro"

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E Assolavoro ricorda anche che "il decreto estende per la prima volta al rapporto di lavoro in somministrazione la disciplina dell'interruzione obbligatoria tra contratti a termine (cosiddetto 'stop&go', art. 21 c. 2 d. lgs. n. 81/2015: 10/20 giorni di intervallo in ragione della durata del primo contratto a termine, inferiore/superiore a 6 mesi)". "Nel rapporto di lavoro a termine - prosegue - la ratio di tale limitazione è rinvenibile nell'impedire un uso improprio del contratto a tempo determinato: laddove il fabbisogno della prestazione lavorativa da parte dell'azienda è infatti continuo, si impone tendenzialmente l'assunzione di una diversa forma contrattuale, il contratto a tempo indeterminato".

"Nel rapporto di lavoro in somministrazione il ricorso al lavoro temporaneo anche senza soluzione di continuità tra una missione e l'altra -contesta Assolavoro- è invece del tutto fisiologico, potendo l'agenzia inviare in missione il lavoratore, con contratti contigui, presso diversi utilizzatori. Se il limite in parola ha quindi un senso rispetto all'organizzazione dell'azienda, allo scopo di evitare i sopra richiamati abusi, non si giustifica invece - avverte - nei confronti dell'agenzia per il lavoro, che assume i lavoratori in funzione di un'esigenza e dell'inserimento lavorativo del lavoratore nel contesto aziendale di un altro datore, l'utilizzatore (ovvero come detto anche di più utilizzatori)".

L'introduzione dell'obbligo dell'interruzione, spiegano da Assolavoro, avrà prevedibilmente l'indesiderato effetto di "ridurre i periodi di attività dei lavoratori; favorire lo 'spezzettamento' dei contratti di lavoro; indurre le imprese a ricorrere, in corrispondenza dello stop e solo per la sua durata, ad altro personale, che accederebbe però ad un contratto di minima durata, generando un turn over non desiderato da nessuno (aumento del rischio di infortuni, minori opportunità di crescita professionale)".

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