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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Fuga dal lavoro?

Lo "strano" aumento delle dimissioni in pochi mesi in Italia

Nel secondo trimestre del 2021 si è registrato un aumento del numero di contratti terminati a causa della decisione di dipendenti di chiudere il rapporto lavorativo. Cosa sta succedendo?

Potremmo chiamarle "grandi dimissioni". Una sorta di fuga dal lavoro, provocata forse dagli strascichi della pandemia da coronavirus o un segnale di un nuovo mercato in fermento. È ancora presto per dirlo. Fatto sta che il ministero del Lavoro ha pubblicato i dati sui rapporti di lavoro nel secondo trimestre del 2021. E su un totale di 2,5 milioni di contratti cessati, si sono registrate quasi mezzo milione di dimissioni - 484mila per la precisione -, di cui 292mila da parte di uomini e 191mila da parte di donne.

Lo "strano" aumento delle dimissioni in pochi mesi

L'incremento nel numero di dimissioni rispetto al trimestre precedente è stato del 37%, ma la crescita raggiunge addirittura l'85% se si confrontano i dati con il secondo trimestre del 2020. Cosa sta succedendo? L'aumento del numero di dimissioni, se dovesse essere soltanto temporaneo, potrebbe essere solo la conseguenza di un mercato del lavoro "congelato" per molti mesi a causa della crisi legata alla pandemia. Se invece il tasso di dimissioni dovesse rimanere su livelli alti per un tempo prolungato, potrebbe essere l'effetto di un fenomeno di ricollocamento della forza lavoro con lavoratori che da un settore in crisi scelgono di spostarsi in uno in crescita. Per una tale valutazione, però, bisognerebbe indagare su chi sono i dimissionari, che tipo di lavoro lasciano e quale altra occupazione trovano.

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I dati del ministero del Lavoro raccontano anche altro. Nel secondo trimestre del 2021, a fronte di una crescita tendenziale delle cessazioni dei rapporti di lavoro (+43,7%), le attivazioni sono risultate comunque superiori (+64,5%), così come l'aumento tendenziale dei lavoratori cessati (+27,9%) è più basso di quello dei lavoratori attivati (+48,8%). Tra aprile e giugno c'è stato comunque un incremento delle cessazioni che ha fatto registrare 2 milioni 587mila chiusure dei rapporti lavorativi, con un +786mila unità, rispetto allo stesso trimestre del 2020. I rapporti di lavoro cessati hanno interessato entrambe le componenti di genere, in tutto il territorio nazionale, mostrando un tasso di variazione superiore nel Centro (+69,1%, pari a +275mila) rispetto a quello registrato al Nord (+39,3%, pari a +298mila rapporti) e nel Mezzogiorno (+33,2%, pari a +213mila).

Restando sui dati del ministero, tra aprile e giugno 2021, si è registrato anche un aumento del 64,5% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente di attivazioni dei contratti di lavoro che sono risultati pari a 2 milioni e 932mila. Considerando anche le trasformazioni a tempo indeterminato, pari a circa 143mila, il numero complessivo di attivazioni di contratti di lavoro ha raggiunto 3 milioni 74mila, in crescita del 61,1%, pari a 1 milione 166mila attivazioni in più rispetto al corrispondente periodo del 2020.

L'aumento delle attivazioni ha coinvolto in misura maggiore il Centro (+90,9%) e il Nord del Paese (+67,9%) rispetto al Sud (+38,8%), mentre si osserva come i contratti (comprensivi delle trasformazioni) sono cresciuti in misura superiore per la componente femminile in tutto il territorio nazionale.
 

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