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Sabato, 20 Aprile 2024
Pellet e riscaldamento / Ucraina

Cosa sta per decidere l'Ucraina sul pellet e perchè ci interessa

Il governo ucraino deciderà se vietare l'esportazione di tutto il legname da riscaldamento, compreso il pellet, nonostante la domanda interna sia limitata. Questo potrebbe causare la chiusura di molte aziende ucraine e potrebbe avere ulteriori ricadute sul prezzo del pellet in Italia

Il governo ucraino si prepara a vietare l'esportazione di ogni prodotto del legno che possa essere utilizzato come materiale per il riscaldamento. Il provvedimento andrà in consiglio dei ministri mercoledì 19 ottobre e non piace a tutti. Potrebbe inoltre avere ripercussioni in Europa: come si sa, il prezzo del pellet nel nostro paese è già più che triplicato, al dettaglio, rispetto al 2021. La guerra della Russia contro l'Ucraina è una concausa. Va premesso che la materia prima per produrre pellet in tutta Europa proveniva principalmente da Russia, Bielorussia e Ucraina. Ora non arriva più dalle prime due (per le sanzioni, tranne qualche furbetto che trova il modo di aggirarle) e arriva con più fatica dalla terza (per le difficoltà di trasporto dovute appunto alla guerra su larga scala).

In Ucraina si discute da tempo dell'esportazione del legno da riscaldamento. Da anni c'è un confronto con l'Unione europea su una moratoria decisa nel 2015 sull'esportazione della materia prima. Inoltre nel paese c'è chi sostiene che si debba anzitutto proteggere le foreste, anche se altri sottolineano che il provvedimento di moratoria non ha impedito, anzi ha favorito, il contrabbando di legname, fallendo l'obiettivo di una maggior tutela degli alberi. Il dibattito, con la guerra, è cambiato: ora in Ucraina c'è chi teme che il riscaldamento invernale sarà più complicato e che sia corretto assicurarsi anzitutto quanta più riserva possibile di materia prima. Tuttavia diversi produttori fanno notare che la soluzione migliore non sarebbe quella di vietare l'export di ogni materiale ligneo da riscaldamento, e sono seriamente preoccupati per quanto il governo ucraino andrà a decidere. Vediamo perché.

Dominio dell'export

Il fatto che il legno ucraino sia una 'base' fondamentale per produrre pellet a livello europeo comporta anche che l'industria del pellet ucraino si sia da tempo orientata verso l'esportazione, attraverso partnership a lungo termine con clienti stranieri, l'ottenimento di certificazioni riconosciute dall'Ue e così via. Sforzi e rapporti che si spezzerebbero. Secondo il servizio doganale statale, l'Ucraina, nel 2020, esportava pellet per 464.522 tonnellate. Nel 2021 il dato è sceso a 412.070 tonnellate. La quota maggioritaria va in Polonia (117mila tonnellate nel 2021), mentre l'Italia è il secondo paese (60.540 tonnellate). Seguono Romania, Bulgaria e Germania. Sempre nel 2020, la produzione di pellet in Ucraina è stata di 512.300 tonnellate. Appena 50mila, più o meno, quelle destinate al mercato interno.

Ma perché in Ucraina il mercato interno di pellet quasi non esiste? Semplicemente perché utilizzarlo non conviene. Occorre possedere una caldaia specifica, più costosa di quelle a legna, e i governi ucraini non hanno mai varato sussidi per l'acquisto. Il costo della legna da ardere, poi, è molto inferiore a quello del pellet. Secondo i calcoli forniti da alcuni produttori, riscaldare una casa media in Ucraina con legna da ardere costa fino a 10mila grivne (circa 300 euro) per la stagione, mentre col pellet la spesa sale fino a 85mila grivne (oltre 2mila euro).

L'appello

La scarsa domanda interna di pellet è ampiamente coperta da alcuni produttori specializzati nel mercato domestico. Questo significa che, se il governo vietasse l'esportazione di ogni combustibile del legno, pellet compreso, condannerebbe alla chiusura i produttori che, per l'assenza di domanda interna, non avrebbero più alcun mercato. Non è infatti pensabile che, all'improvviso, milioni di ucraini decidano di utilizzare pellet per riscaldarsi, visto che costa molto più della normale legna da ardere. E la più recente strategia russa di bombardare le infrastrutture elettriche per far rimanere gli ucraini al buio e al freddo non si neutralizzerebbe col pellet: non sarebbe possibile la riconversione immediata e, comunque, le stufe a pellet hanno bisogno di energia elettrica per funzionare.

Di qui una lettera-appello al governo ucraino con cui numerosi produttori concordano sul divieto di esportare legna da ardere, poiché è il materiale utilizzato per riscaldare gran parte degli edifici e dei servizi pubblici. "Nelle attuali condizioni di crisi - scrivono - è assolutamente impraticabile esportarla, anzi è necessario creare una riserva strategica". Al contempo, chiedono con forza che il pellet sia escluso dal divieto d'esportazione: "Nelle attuali condizioni di guerra - si legge - l'industria del pellet è una fonte stabile di proventi da esportazione di valuta estera, creazione di posti di lavoro e sviluppo di industrie collegate. Se le esportazioni saranno vietate, la maggioranza assoluta delle aziende sarà costretta a interrompere la produzione a causa della mancanza di domanda in Ucraina".

Tutti perdono

L'aumento del prezzo del pellet in Europa, dal punto di vista dell'economia ucraina, pone un motivo in più per non vietarne l'esportazione. Non tanto per i maggiori ricavi (sono aumentati per esempio i costi di trasporto), quanto per il flusso di valuta estera, ancor più importante mentre perdura la guerra. Dal punto di vista europeo e italiano, poi, un eventuale divieto di esportazione del pellet causerebbe ricadute negative sull'approvvigionamento di un materiale con cui le famiglie riscaldano le loro case, nonché un ulteriore innalzamento dei prezzi al dettaglio. Vedremo ora se il governo ucraino ascolterà l'allarme dei produttori.

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