Mercoledì, 16 Giugno 2021
Braccio di ferro

Dal 3 luglio addio a piatti, posate e altri prodotti monouso in plastica. Ma ora l'Italia tratta con l'Ue

A Roma si punta ad ammorbidire la direttiva approvata nel 2019. I punti contestati sono le rigidità di Bruxelles sulla plastica biodegradabile e i prodotti in carta rivestiti in polimero. A che punto è l'interlocuzione con l'Europa

Foto di repertorio

Il negoziato con l'Ue è ancora aperto, anche se la data del 3 luglio si avvicina inesorabilmente. Il tema lo abbiamo già trattato: riguarda la direttiva Sup (Single use plastic) con cui nel 2019 la commissione europea ha decretato  lo stop al commercio di tutti quegli articoli monouso per i quali esistono alternative sostenibili. In parole povere i cittadini degli Stati Ue dovranno dire addio a bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande, aste per palloncini, ma anche alcuni prodotti in polistirene espanso (tazze e contenitori per alimenti e bevande) e tutti i prodotti in plastica monouso e oxo-degradabile che possono essere sostituiti da prodotti che abbiano un minore impatto ambientale. Misure diverse sono invece previste per altri articoli come attrezzi da pesca, sacchetti, bottiglie, contenitori per bevande e alimenti in polistirene, confezioni e involucri, filtri per tabacco, articoli sanitari e salviette umidificate. In questo caso è prevista una progressiva riduzione del loro consumo (non dunque la messa al bando), schemi di etichettatura e responsabilità estesa del produttore secondo il principio "chi inquina paga". 

Stop alla plastica monouso dal 3 luglio: cosa chiede l'italia all'Ue

La 'direttiva anti-plastica', chiamamola così, entrerà in vigore dal 3 luglio, se non che l'italia si è messa di traverso. Ed ha avviato un'interlocuzione con la commissione Ue per cercare di ammorbidire le nuove regole. Il perché è presto detto: se è vero che la plastica inquina, e su questo non c'è dubbio, è stato stimato che in Italia gli addetti dell'intero settore siano oltre 160mila. Giorni fa il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani aveva fatto intendere che un compromesso era possibile, anzi molto vicino. In particolare, allo studio dell'Ue ci sarebbe un criterio di calcolo basato sulla quantità reale di plastica contenuta nei prodotti misti.

Le richieste dell'Italia in realtà sarebbero due. La prima: regole meno stringenti per l'uso di bioplastiche e plastiche biodegradabili e compostabili che invece vengono paragonate dall'Ue alla plastica normale. La seconda (riguarda il criterio basato sul peso dei polimeri a cui accennavamo prima): che prodotti misti come bicchieri, coppe e contenitori alimentari fabbricati in carta, ma ricoperti di un sottile strato di polimero, vengano riconosciuti sostenibili (o meno sostenibili) in base al peso della plastica e non finiscano sotto la scure dell'Ue. 

Ciò vuol dire che ad esempio un prodotto fatto di altro materiale (ad esempio di carta) venisse rivestito di un sottile strato di plastica non rientrerebbe tra quelli colpiti dalla direttiva perché la parte plastificata pesa poco. In realtà questi prodotti non verranno subito messi al bando, ma in base alla direttiva approvata dall commissione il loro uso dovrà essere progressivamente ridotto dal 2022 al 2026 secondo criteri che sono ancora da definire. L'Italia chiede invece che si utlizzi il criterio del peso per ogni singolo articolo. In tal modo i prodotti ritenuti non inquinanti, o poco inquinanti, non incapperebbero in 'penalizzazioni'. 

Il caso dei prodotti biodegradabili 

Altro punto della contesa riguarda i prodotti biodegradabili su cui pure la commissione europea era stata chiara: secondo l'esecutivo europeo "attualmente non sono disponibili standard tecnici ampiamente condivisi per certificare che uno specifico prodotto sia correttamente biodegradabile in un breve lasso di tempo e senza causare danni all'ambiente". Per questo,l'Ue si è impeganata a rivedere le norme nel 2027 quando probabilmente arriveranno altri dati. Bruxelles ha comunque preciato che il divieto non riguarderà le buste per la spesa o per i rifiuti organici, ma solo gli articoli indicati nella direttiva. Anche per Greenpeace ed altre organizzazioni ambientaliste del resto non esiste la certezza che questi materiali abbiano un impatto nullo sull'ambiente. Qui un documento che spiega bene il punto di vista condiviso anche da Bruxelles.

Il ministro Cingolani ha però fatto notare che "l'Europa ha dato una definizione di plastica stranissima, si può usare solo quella riciclabile, le altre, le biodegradabili, non vanno bene, ma sta finanziando ricerche importanti sulla plastica biodegradabile". In tutto ciò "il nostro Paese ha la leadership sulle plastiche biodegradabili e non può usarle perché c'è una direttiva assurda che dice 'solo plastica riciclabile'". Assoplatica, la la lobby del comparto, che dà lavoro a 3mila persone in tutta Italia, ha contestato le diretive Ue spiegando che, ad esempio la bioplastica è un materiale "che ha la caratteristica di essere biodegradabile e compostabile in conformità allo standard europeo" e ha invitato l'Ue a puntare al riciclo di questi materiali piuttosto che alla loro messa al bando. Ma oggi l'agenzia Askanews racconta anche che da parte di Bruxelles c'è una certa irritazione per le polemiche sullo stop al commercio dei prodotti monouso. La direttiva è stata infatti approvata due anni fa. Perché non è stato fatto nulla per riconvertire le imprese? La trattativa comunque va avanti. 

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