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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Crisi economica

Dall'Europa il dossier da brividi: "Cara Italia, cambia rotta o sarà declino"

Tre economisti della Commissione europea avvertono: sarà lunga e difficile la ripresa dell'economia in Italia. I veri limiti alla ripresa italiana sono la quota bassissima di laureati, il ritardo dei giovani nell'istruzione, la lentezza della burocrazia e della giustizia: "Servono sforzi straordinari"

Tre analisti molto ascoltati nella Commissione europea, Dino Pinelli, István P. Székely e Janos Varga, ammoniscono l'Italia e avvertono: sarà lunga e difficile la ripresa dell'economia. E come se non bastasse la strada non sarà priva di ostacoli. Il Corriere della Sera spiega che pochi giorni fa i tre funzionari hanno dato alcune anticipazioni su Vox.com commentando la Legge di stabilità e il programma di riforme del governo di Matteo Renzi.

TANTI OSTACOLI - I problemi che il nostro Paese deve fronteggiare sono molteplici: da metà degli anni '90 il reddito per abitante in Italia perde terreno rispetto alle altre economie europee. Tutto ciò perché la "produttività totale dei fattori" (l'organizzazione e le regole del lavoro, le competenze, gli investimenti e la tecnologia, la burocrazia, l'apertura del mercato, le infrastrutture o le forniture energetiche) è in calo (0,3% l'anno) dalla fine del secolo scorso, caso praticamente unico, visto che cresce quasi ovunque nel resto d'Europa e negli Stati Uniti. La "produttività totale dei fattori", più del debito o della crescita, è il termometro del sistema. E in Italia è in calo da 15 anni.

IL DOSSIER - Dino Pinelli, uno dei tre funzionari, non è "uno qualsiasi", bensì il capo del desk Italia della direzione generale Affari economici di Bruxelles, l’ufficio da cui parte la valutazione sulla manovra in deficit del governo. Secondo Pinelli, Székely e Varga i veri limiti alla ripresa italiana sono la quota bassissima dei laureati, il ritardo dei giovani nell'istruzione (persino rispetto a Polonia, Corea del Sud o Spagna), la lentezza della burocrazia e della giustizia (che sono un freno forse mai abbastanza compreso anche per gli investimenti dei Paesi esteri). 

"SFORZI STRAORDINARI" - Non basta il Jobs Act, che toglie solo un quarto del ritardo dell'Italia sull'area euro per i costi di ogni contratto. Rimangono le forti "debolezze strutturali fondamentali" e il futuro è accompagnato da tante ombre: "Il ritorno a una crescita sana richiederà uno sforzo straordinario", avvertono Dino Pinelli, István P. Székely e Janos Varga, che sottolineano una volta di più "l’urgenza di muoversi con decisione".

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