Domenica, 28 Febbraio 2021

La mannaia del Dpcm sulla ristorazione: 'buco' da 3,8 miliardi

La chiusura anticipate in vigore fino al prossimo 5 dicembre si traducono in una perdita di 4 miliardi di euro per i 180mila ristoranti, bar e pizzerie situati nelle aree classificate di gravità massima o elevata 

Foto di repertorio

Come per il primo lockdown, anche le restrizioni contenute nell'ultimo Dpcm hanno colpito principalmente il settore della ristorazione. Affrontare un altro mese con chiusure anticipate che di fatto escludono le cene, e posti limitati, comporta una perdita per pub, ristoranti e pizzerie di quasi 4 miliardi di euro. A quantificare gli effetti del nuovo decreto sul settore della ristorazione è Coldiretti: ''Una perdita di fatturato di 3,8 miliardi è l'effetto della chiusura per un intero mese degli oltre 180mila ristoranti, bar e pizzerie situati nelle aree classificate di gravità massima o elevata in base al rischio contagio da coronavirus".

Gli effetti del Dpcm sulla ristorazione

Coldiretti ha analizzato lle conseguenze dell'entrata in vigore del nuovo dpcm pubblicato in Gazzetta Ufficiale che individua tre livelli di rischio in Italia. "Sulle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e in quelle di massima gravità sono sospese tutte le attività di ristorazione e, quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte degli agriturismi - aggiunge la Coldiretti - si tratta di oltre la metà delle strutture di ristorazione presenti sull'intero territorio nazionale. Nelle zone critiche è consentita la sola consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali. A preoccupare è anche lo stop all'attività degli oltre 10mila agriturismi presenti in queste aree".

Dpcm 4 novembre, gli effetti 'a cascata'

"La più colpita dalle misure restrittive sul fronte dei consumi fuori casa è la Lombardia che - sottolinea la Coldiretti - è la regione italiana con il maggior numero di locali per la ristorazione, oltre 51mila. Limitazioni permangono però anche nel resto del territorio nazionale non compreso nelle due fasce più critiche dove le attività di ristorazione (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite solo dalle ore 5,00 alle 18,00 con la possibilità sempre della consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 della ristorazione con asporto".

"Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione - prosegue la Coldiretti - si fanno sentire a cascata sull'intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all'olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco".

"In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le limitazioni alle attività di impresa - conclude la Coldiretti - devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l'economia e l'occupazione in un settore chiave del made in Italy".

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