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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Manovra 2022

La bomba di Draghi sulle pensioni: "Ritorno al contributivo"

Quota 102 solo per un anno: dal 2023 si apre un tavolo con le parti sociali sulla previdenza per una riforma di sistema, in assenza di novità tornerà la legge Fornero. "Necessario tornare ad un sistema sostenibile - spiega Draghi - dopo Quota 100 che ha minato la stabilità dei conti dell'Inps".

Secondo quanto previsto dalla nuova legge di bilancio licenziata oggi dal Governo la Manovra 2022 destina al capitolo pensioni una dote di circa 600 milioni di euro: previsto un meccanismo per il solo 2022 che fa riferimento a Quota 102 (64 anni di età e 38 anni di contributi). Vengono invece confermate le proroghe di un anno di Opzione donna e Ape social allargata a nuove categorie di lavoratori usuranti, tra cui le maestre d'asilo e di elementari (qui tutti i dettagli). 

Ma il vero tema è quello preventivato dal Premier Draghi: il ritorno al sistema contributivo per certi versi interrotto dalla riforma Fornero: ovvero l'assegno pensionistico sarà calcolato solo in base ai contributi effettivamente versati nelle casse previdenziali. Dal 2023 poi si cambia: c'è l'idea di aprire un tavolo con le parti sociali sulla previdenza per una riforma di sistema, in assenza di novità tornerà la legge Fornero.

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Pensioni con il metodo contributivo

L'impegno del Governo come spiegato dal permier Draghi è quello di ritornare in pieno al contributivo.  "Quota 100 finisce quest'anno. La Quota 102 è transitoria - spiega Draghi -  ma il contributivo costituisce la scatola entro cui tante cose si possono aggiustare". Tra gli aggiustamenti, draghi ha indicato la "flessibilità in uscita", il "recuperare al mercato del lavoro tutti quelli che sono andati in pensione e lavorano in nero perché sono puniti se lavorano" e perseguendo un "riequilibrio" delle pensioni dei "giovani oggi squilibrate verso pensioni più basse". Ciò che deve essere però assicurato è "la sostenibilità del sistema pensionistico".

Troppo presto per capire come e se cambierà l'età pensionabile: "Sarà il frutto delle interlocuzioni e degli scambi che avremo nelle prossime settimane" spiega Draghi che ha chiarito come vi sia la necessità di tornare ad un sistema sostenibile dopo l'esperimento di Quota 100 che ha minato la stabilità dei conti dell'Inps. "Dal problema delle pensioni, come dell'alto debito pubblico, si esce solo crescendo molto. Quindi è necessario che tutte le azioni siano dirette a quel fine: crescita, equa e sostenibile, ma crescita. Questo è lo spirito di questa legge e spero lo sia anche in futuro, anche le leggi sulle semplificazioni che continueremo a fare mirano a quell'obiettivo" conclude Draghi. 

Ma che cos'è il sistema contributivo? La Riforma delle Pensioni del 2011 (la riforma Fornero) ha esteso a tutti i lavoratori il metodo di calcolo contributivo della pensione. Secondo questo sistema, l’ammontare della pensione è definito in base ai contributi versati, seguendo il principio “più versi, più avrai”. Con il sistema contributivo infatti, l’importo della pensione viene determinato dalla somma dei contributi accumulati e rivalutati durante la vita lavorativa. Questa somma viene poi convertita in pensione utilizzando coefficienti di trasformazione che variano in relazione all’età del lavoratore al momento del pensionamento. Più elevata è l’età, più alta sarà la pensione.  

Con l'introduzione di Quota 100 si era interrotto l'impianto contributivo del sistema previdenziale. Ora si torna indietro, ma con alcuni correttivi che verranno trovati dal confronto tra Governo e sindacati.

Quello del ritorno ad un sistema pensionistico contributivo sarà quindi un tema che terrà banco per i prossimi mesi con i sindacati che si erano detti decisamente contrari e si apprestano a indire manifestazioni di piazza e scioperi. Il leader della Cisl, Luigi Sbarra aveva chiesto di assicurare alle persone la possibilità di scegliere volontariamente di poter uscire dal mondo del lavoro a partire dai 62 anni incentivando l'adesione alla previdenza complementare. "I giovani oggi sono intrappolati con il sistema contributivo puro e con carriere lavorative frammentate e discontinue. Dobbiamo far valere per loro i periodi di formazione, di disoccupazione involontaria, in modo da rafforzare il livello di trattamento pensionistico adeguato e dignitoso".  

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