Domenica, 16 Maggio 2021

Come sarà la riforma del fisco di Draghi

Nel Pnrr l'annuncio di una legge delega per cambiare l'Irpef. Con due modelli alternativi allo studio. Che prevedono la riduzione delle aliquote o il sistema tedesco. Piaceranno ai partiti?

Una riforma del fisco "possibile" con alleggerimento delle tasse "graduale" e senza scardinare i conti pubblici. Anzi, possibilmente autofinanziandola con la lotta all'evasione, anche se questa proposta l'abbiamo sentita piuttosto spesso. Con la novità che stavolta si pensa di potenziarla attraverso l'uso dell'intelligenza artificiale. Nelle pagine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che affrontano il tema delle tasse per ora c'è questo, ma non è un segreto che il governo Draghi lavori a una riforma fiscale più ambiziosa.

Come sarà la riforma del fisco di Draghi

Con l'obiettivo di far votare al Parlamento una legge delega entro il 31 luglio 2021. La riforma avrà un ruolo di "accompagnamento" della realizzazione del Pnrr dell'Italia e ne è "parte integrante". Dovrà centrale gli obiettivi chiesti dall'Europa: ridurre il peso sui redditi da lavoro e contrastare l'evasione. Ma nel testo del Recovery Plan un "'impegno" è preso solo per "un'ulteriore riduzione del cuneo fiscale sul lavoro" e non si arriva a un impegno all'alleggerimento delle aliquote dell'Irpef tout court. E una commissione che si occupi di studiare una riforma complessiva, per non cambiare "una tassa alla volta". Proprio come ha detto il presidente del Consiglio nel suo primo discorso in Senato quando ha citato il modello Danimarca

La riforma preserverà la progressività del tributo, escludendo quindi un'Irpef ad aliquota unica. E, di rimando, qualunque ipotesi di flat tax. Con attenzione particolare al modo e alle tempistiche, visto che la sola Irpef nel 2020 ha portato 191 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Con due obiettivi di partenza: il costo zero (ovvero la semplificazione e la razionalizzazione della struttura del prelievo) e la riduzione del carico fiscale, che però deve essere condizionata all'equilibrio dei conti pubblici. Lo stesso vale per il taglio del cuneo fiscale che dovrà avere "interventi graduali ma di natura strutturale finalizzati a migliorare il reddito dei lavoratori e la competitività dell'economia italiana" abbassando il costo del lavoro.

La legge delega terrà "adeguatamente conto" del documento conclusivo della "indagine conoscitiva sulla riforma dell'Irpef e altri aspetti del sistema tributario" avviata dalla Commissioni parlamentari e che sarà conclusa entro maggio. Per l'intera riforma del fisco il Pnrr prevede "uno o più decreti legislativi delegati" al Governo, verosimilmente uno di questi sarà dedicato all'Irpef e potrebbe essere pronto per l'autunno. L'idea è quella di farla entrare in vigore nel 2022. Ma, come vedremo, ci sono molti altri ostacoli da superare per SuperMario. 

Irpef a tre aliquote o modello tedesco

Sono due i possibili modelli di riforma del fisco intorno ai quali si pensa di trovare una soluzione. La prima è quella della riduzione delle aliquote Irpef da 5 a tre, secondo una proposta che era sul tavolo già ai tempi del Conte Bis e che era stata portata dal MoVimento 5 Stelle. Si tratta di un'idea non invisa al Partito Democratico, ma appare strano che il resto della maggioranza, ovvero la sua componente di centrodestra, lasci fare senza volerci mettere il cappello. 

L'altro modello è quello dell'aliquota progressiva sull'esempio della Germania. Che ha come fans ancora una volta Pd e LeU. Ma non riscuote anche questa le preferenze del centrodestra, che invece ufficialmente continua a preferire la flat tax. La Stampa scrive oggi che dalle parti del ministero dell'Economia e delle Finanze hanno lavorato a due simulazioni sui due modelli. E sono arrivati alla conclusione che se entrambe avrebbero benefici sull'economia italiana, per tutte e due servirebbe stanziare dieci o undici miliardi. Il che non è poco e soprattutto non è quanto sarà possibile permettersi a breve. 

Lo schema con tre fasce prevede l'estensione dell'aliquota al 23% fino ai 25mila euro di reddito lordo annuo rispetto ai 15mila di oggi. Fino ai 55mila si passerebbe poi al 33% e oltre i 55mila al 43%. I redditi al di sopra del limite si avvantaggerebbero comunque della minore tassazione sugli scaglioni più bassi. Ci sarebbe però un aggravio dell'aliquota tra i 25 e i 28mila euro. E, soprattutto, arriverebbero minori entrate per lo Stato per 19 miliardi di euro oltre a 8,4 miliardi di minor trattamento integrativo. Ci voglioni dieci miliardi per finanziarla mentre il 70% delle risorse "liberate" andrebbe ai lavoratori dipendenti. 

Secondo il Mef questo modello determinerebbe un aumento del Pil dello 0,727% e favorirebbe di più l’occupazione dei lavoratori altamente qualificati (+1,38%) rispetto al modello tedesco, riducendo la disoccupazione dal 10,2 al 15,2% man mano che si passa dai lavoratori non istruiti ai mediamente istruiti a quelli altamente qualificati

Il taglio delle tasse e il modello tedesco

L'altra ipotesi, ovvero il modello tedesco, vedrebbe la discesa in campo di un algoritmo che calcolerebbe l'aliquota "personalizzata" per ciascun contribuente in base alla dichiarazione dei redditi. Si chiama "Sistema ad aliquote marginali continue" e grazie a una App tutti potrebbero individuare la propria aliquota effettiva a partire dal reddito. Anche il modello tedesco prevede l'esenzione per chi guadagna meno di 9168 euro l'anno e due scaglioni dal 14 al 24% e dal 24 al 42%. 

Il modello su cui hanno lavorato a via XX Settembre, spiega ancora La Stampa, prende in considerazione le aliquote medie e non quelle marginali ed inoltre nell’effettuare i calcoli mantiene il «bonus» di 100 euro fino alla soglia di 15.000 euro e fissa l'aliquota massima al 43%. C'è bisogno di correttivi per neutralizzare gli effetti penalizzanti. E prevede un beneficio medio di 805 euro per i redditi tra 40 e 50mila euro. E costa 11 miliardi mentre porterebbe un aumento del Pil leggermente più alto del sistema a tre aliquote (0,754%) oltre a favorire l'occupazione dei lavoratori meno specializzati e con più basso livello di istruzione. 

Due soluzioni e una legge delega ancora da ottenere. Ma per quella ci vorrà il consenso dei partiti. Che sanno bene quanto possa valere a livello elettorale una riforma voluta da Draghi rispetto a una riforma proposta da loro. Un obiettivo ambizioso. O forse un Vaste Programme

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