Dalla dual tax alle pensioni: tutte le misure sul tavolo del governo

Le certezze sono poche, le promesse (da mantenere) tante. A cominciare da reddito di cittadinanza, riforma previdenziale e riduzione dell’Irpef. Vediamo quali sono i nodi che l’esecutivo dovrà sciogliere nelle prossime settimane

Foto Ansa

Il diavolo si nasconde nei dettagli, recita un  vecchio detto. E di dettagli, se parliamo di coperture, il "governo del cambiamento" non ne ha forniti molti. Nessuno sa, e non è certo un particolare trascurabile, in che modo l’esecutivo intenda finanziare le sue costose riforme, se in deficit o ricorrendo a tagli di spesa, né da dove arriveranno i soldi per scongiurare  l’aumento dell’Iva.

C’è più chiarezza nel merito dei singoli provvedimenti, fatta eccezione forse per la riforma previdenziale, tema sul quale la maggioranza non ha ancora scoperto del tutto le carte. Per avere un quadro più completo bisognerà dunque aspettare il prossimo 27 settembre quando il governo dovrà pubblicare nero su bianco la nota di aggiornamento al Def.  L’impianto di molte riforme però è stato già delineato.

Reddito di cittadinanza

Oggi Di Maio ha ribadito che il sussidio partirà nel 2019, “dobbiamo mettere le coperture in legge di bilancio per consentire almeno ai 5 milioni di persone in povertà assoluta di reinserirsi lavorativamente”. “Non diamo soldi alle persone per starsene sul divano” ha rilanciato ancora il vicepremier, spiegando che “se fai il furbo rischi sei anni di galera”.

Sul reddito di cittadinanza il M5s non ha mai fatto marcia indietro, vale dunque quanto già detto in passato. L’ammontare è fissato in 780,00 Euro mensili per persona singola, parametrato sulla base della scala OCSE per nuclei familiari più numerosi". 

L'importo dell'assegno sarà di 1.638 euro al mese in caso di famiglie composte da 2 genitori disoccupati e 2 figli minorenni e di poco più di mille euro in caso di famiglia composta da un genitore e un figlio minorenne. 

Il costo del provvedimento è di 17 miliardi secondo il M5s, circa il doppio secondo l’INPS. In questo articolo spieghiamo perché.

Il reddito di cittadinanza non sarà di 780 euro per tutti

Dual tax

Quella che doveva essere una "tassa piatta" è diventata una tassa duale: tassazione al 15% per i redditi fino a 80.000 euro, al 20% per quelli superiori. Per le famiglie è prevista una deduzione fissa di 3.000 euro sulla base del reddito familiare. Inutile dire che anche con la dual tax il risparmio aumenta con l’aumentare del reddito e che una riforma dell'Irpef così concepita coviene a chi ha redditi superiori ai 2500 euro circa al mese. Dal momento che i costi sono elevatissimi, è difficile che arriverà prima del 2020. Nel frattempo la Lega ha già presentato un disegno di legge per ampliare la platea dell'attuale regime forfettario al 15% destinato alle partite Iva. 

Pace fiscale

Si tratta del progetto targato Lega-M5s che consiste in una sorta di maxi rottamazione delle cartelle esattoriali. Una misura contenuta nel contratto di governo pentaleghista che si rifà a una proposta della Lega, presentata nel programma elettorale. La pace fiscale è rivolta ai "piccoli debitori" (si parla di un tetto di 100mila euro) e prevede un indennizzo forfait per chiudere il contenzioso con il fisco. I contribuenti potranno pagare a seconda della situazione in cui si trovano da un minimo del 6% ad un massimo del 25% del dovuto con un’aliquota intermedia del 10%.

Pensioni

Benché non ci sia ancora nulla di ufficiale, dalle indiscrezioni è possibile farsi un’idea di massima di quella che sarà la riforma delle pensioni targata Lega-M5s. Le ipotesi più probabili ad oggi sono l'introduzione della Quota 100 con il limite di 64 anni come età minima per andare in pensione. Non sarà dunque una Quota 100 pura: chi ha 63 anni di età e 37 di contributi dovrà ad esempio rassegnarsi a lavorare un altro anno.

Al compimento dei 64 anni di età si potrà andare in pensione a patto però di avere almeno 36 anni di contributi. Ai 65enni basterà (si fa per dire) aver versato i contributi per 35 anni. E via dicendo. Nulla si sa, invece, sulla così detta Quota 41 che garantirebbe a chi ha i contributi necessari di andare in pensione a prescindere dall'età. E' molto probabile che almeno per quest'anno non se ne faccia nulla. Non è chiaro neppure il destino dell'Ape Sociale che potrebbe venire "sacrificata" per fare cassa. 

Pacchetto Sud

Il governo lavora anche a un "Pacchetto Sud". Tra le misure possibili, pronti incentivi e bonus assunzioni al 100 per cento. E le aziende pubbliche dovranno destinare una quota minima del 34 per cento dei loro investimenti al Meridione. Si punta anche all'ampliamento dell'incentivo 'Resto al Sud', alzando l'età di chi può farne richiesta (ad oggi gli under 35). 

Nuove assunzioni nella PA

Qualche giorno fa, ospite su La7, il ministro della PA Giulia Bongiorno ha illustrato il suo piano per l'assunzione di circa 450.000 statali. Da dieci anni, spiega, "ci penso. Ora ho l'occasione di farlo".

Puntiamo ad "anticipare al 2019 quello che è già previsto. Le assunzioni del triennio 2019-2021 hanno solo un problema di cassa. Io le voglio subito. C'è una legge che prevede il turnover, ogni anno dovrebbero uscirne 150.000, ma in passato c'è stato il blocco del turnover: non è ammissibile", ha detto ancora Bongiorno. "Faccio le assunzioni e poi riformo coloro che devono formare il personale".

Aumento dell'Iva

Come prima cosa però il governo dovrà trovare i soldi per scongiurare un aumento dell'Iva. Per sventare la stangata il nuovo esecutivo dovrà reperire circa 12,4 miliardi di euro. Impresa non semplice. Se le clausole di salvaguardia non venissero disinnescate nel 2019 l’Iva passerebbe dal 22 al 24,2%, per poi raggiungere quota 24,9% nel 2020. L'aliquota ridotta invece potrebbe passare dal 10 all’11,5% nel 2019 e al 13% a decorrere dal 1° gennaio 2020.

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