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Domenica, 29 Gennaio 2023
i dubbi / Russia

L'embargo al petrolio russo potrebbe non funzionare

I Paesi occidentali hanno risposto anche con sanzioni economiche all'invasione russa dell'Ucraina, ma col petrolio potrebbero non funzionare e rivelarsi persino controproducenti

Da lunedì 5 dicembre ci sarà un embargo al petrolio russo importato via mare da parte dei Paesi dell'Unione Europea, accompagnato da un price cap, un tetto massimo al prezzo, per evitare una reazione negativa dei mercati. Nel 2023 la misura potrebbe estendersi a tutti i derivati del petrolio russo, con l'obiettivo di mettere sempre più in difficoltà gli sforzi bellici della Russia in Ucraina. Vladimir Putin può infatti contare su ingenti risorse finanziarie derivate dall'export di prodotti energetici come gas naturale e petrolio, soprattutto in Europa. Tuttavia, le misure che vuole adottare l'Ue potrebbero non funzionare come previsto e addirittura rivelarsi controproducenti. 

Eliminare i guadagni russi: basta petrolio e gas

Dall'inizio della guerra in Ucraina, l'Unione Europea, insieme agli Stati Uniti, ha risposto con aiuti militari agli invasi e sanzioni economiche agli invasori, in quantità via via crescenti. Paradossalmente, l'Unione Europea è stata la prima fonte di ricavo della Russia, proprio a causa delle importazioni di combustibili fossili, su tutti gas e petrolio. Dal 24 febbraio 2022, data convenzionale di inizio della guerra in Ucraina, la Russia ha guadagnato oltre 122 miliardi di dollari dall'export verso i Paesi europei. 

Quanto petrolio russo arriva in Italia e in Europa

Così, la Commissione Europea ha deciso di imporre delle sanzioni economiche, anche nel settore dell'energia. Riguardo il petrolio, sono stati vietati l'acquisto, l'importazione o il trasferimento dalla Russia nell'Ue di petrolio greggio e di determinati prodotti petroliferi. È prevista un'eccezione temporanea per le importazioni tramite gli oleodotti per Stati membri dell'Ue che, data la loro situazione geografica, soffrono di una dipendenza specifica dagli approvvigionamenti russi e non dispongono di opzioni alternative praticabili, Germania su tutti. Oltre all'embargo sul petrolio via mare, verrà applicato un tetto massimo al prezzo, a cui partecipano Ue, membri del G7 e l'Australia.

Le sanzioni dell'Ue alla Russia su gas e petrolio

Nonostante le sanzioni, non è stato semplice per l'Ue sostituire all'improvviso le importazioni dalla Russia di gas e petrolio. Ancora oggi, a dicembre 2022 l'Unione Europea spende oltre 700 milioni di euro al giorno per rifornirsi di gas e petrolio.

I guadagni giornalieri della Russia dalla vendita di petrolio e gas all'Unione Europea

Le sanzioni hanno creato risultati paradossali: ad esempio, l'Italia ha ridotto di molto la sua dipendenza dal gas russo, ma il petrolio ha continuato ad arrivare anche a causa di una delle principali raffinerie del Paese, la Lukoil Isab di Priolo, che ora il governo Meloni ha dovuto commissariare temporaneamente per impedirne la chiusura, proprio a causa delle sanzioni alla Russia.

Lukoil di Priolo, il governo Meloni trova una soluzione (temporanea) per salvare 10mila lavoratori

La risposta russa

Per compensare il suo export dalle perdite europee, la Russia si sta rivolgendo ad altri mercati, in primis verso l'Asia. La Russia è il secondo produttore di petrolio al mondo e ha dirottato gran parte della sua fornitura a India, Cina e altri paesi asiatici a prezzi scontati.

Quanto petrolio vende la Russia alla Cina

Anche se l'Ue - il principale partner energetico della Russia - ha tagliato gli acquisti in risposta all'invasione dell'Ucraina, Mosca ha dirottato con successo l'offerta verso l'Asia e le esportazioni sono scese solo leggermente, ma i guadagni si sono mantenuti alti a causa dei prezzi elevati.

Le sanzioni funzionano?

Alcuni analisti credono che l'embargo sul petrolio non funzionerà come sperato. I Paesi europei stanno cercando di trovare un difficile equilibrio tra il voler limitare le entrate russe ed evitare di infiammare il mercato facendo aumentare i prezzi sui mercati internazionali. I critici delle misure ritengono che il limite individuato come tetto di prezzo - 60 dollari al barile - non possa cambiare la situazione perché troppo vicino agli attuali guadagni russi.

Inoltre, non è chiaro se le compagnie di navigazione e di assicurazione saranno in grado di trasportare in tutto il mondo il petrolio russo che è stato acquistato a un prezzo superiore al tetto concordato. Alcuni analisti pensano che la Russia sarà in grado di usare le proprie risorse per spedire il petrolio in Cina e India. Proprio la Cina potrebbe influire negativamente sulle dinamiche russe, a causa della sua politica "zero covid". Ma, nonostante le restrizioni, la Cina ha ugualmente acquistato circa 2 milioni di barili al giorno di petrolio russo negli ultimi mesi, rispetto agli 1,6-1,8 milioni di barili al giorno ad inizio 2022.

C'è da dire che più petrolio russo viene perso sui mercati mondiali, più è probabile che i prezzi salgano, avvantaggiando Russia e altri grandi Paesi esportatori di petrolio, e penalizzando i consumatori, già schiacciati nel mezzo della più grave crisi inflazionistica degli ultimi decenni, soprattutto a causa dei rincari energetici e delle conseguenze della pandemia e della guerra in Ucraina.

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