Giovedì, 6 Maggio 2021
Torino

Embraco, c'è uno spiraglio: investitori all'orizzonte

Sarebbero tre le aziende interessate allo stabilimento di Riva di Chieri, nel torinese, dove 497 dipendenti rischiano il posto di lavoro. Il prossimo incontro al Mise si terrà il 23 aprile 

Il presidio dei lavoratori Embraco (FOTO ANSA)

C'è uno nuovo spiraglio di luce nel futuro dei lavoratori Embraco di Riva di Chieri, nel torinese. Dal tavolo di aggiornamento tenutosi al Mise, dove sindacati e vertici della Regione Piemonte e di Invitalia hanno fatto il punto della situazione, sono usciti fuori i nomi di tre aziende che sarebbero interessate a rilevare lo stabilimento in cui erano occupati i 497 dipendenti, che da gennaio lottano per non perdere il posto di lavoro. 

Un braccio di ferro, quello tra l'azienda brasiliana controllata da Whirlpool, i rappresentanti sindacali e il Governo, che nelle scorse settimane ha portato ad un primo risultato: il congelamento dei licenziamenti fino a fine 2018. Nel frattempo, il ministero dello Sviluppo economico insieme ad Invitalia, sta sondando le possibilità di cedere il sito di Riva di Chieri ad altre realtà industriali interessate alla reindustrializzazione.

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Embraco, le aziende interessate

Secondo le prime informazioni trapelate dopo l'incontro al Mise, le aziende interessate allo stabilimento torinese sarebbero tre: un’azienda italiana, di una multinazionale giapponese che ha già stabilimenti in Italia. e di una società israeliana con fondi cinesi, specializzata nella robotica per la pulizia dei pannelli fotovoltaici. Secondo quanto riporta TorinoToday, la l'azienda italiana interessata sarebbe la Astelav, che si occupa di rigenerazione di elettrodomestici.

Per il momento si tratta soltanto di interessamenti e sondaggi, in attesa del prossimo incontro previsto per il 23 aprile, in cui si saprà qualcosa di più sulle reali intenzioni di queste aziende, sulle loro prospettive e il possibile piano di reintegro di tutto il personale o di una parte. Intanto, si preannuncia una settimana di fuoco per il Mise, che oltre al caso Embraco, in settimana dovrà lavorare anche alle vertenze Alcoa, Italiaonline e Ilva.

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