Sabato, 13 Luglio 2024
La transizione ecologica

Eolico, così l'Italia sta perdendo il treno delle rinnovabili. E la Sardegna protesta contro i nuovi impianti

Il report di Legambiente: la penisola è diciottesima in Europa per capacità installata a terra e quartultima (su 11 Paesi) per l'eolico offshore. Intanto sull'isola centinaia di persone in piazza per protestare contro quello che viene definito "un assalto alla Sardegna"

"L'Italia è in forte ritardo nello sviluppo dell'eolico a mare e a terra rispetto alle sorelle europee". Lo scrive Legambiente in un report pubblicato per il "Global Wind Day", la giornata mondiale del vento che celebra appunto l'energia eolica. In base ai dati Irena e Terna, nel 2023 a guidare la top ten dei 10 Paesi europei che hanno fatto registrare le maggiori nuovi installazioni di eolico a terra, rispetto al 2022, ci sono Germania (3.296 megawatt), Paesi Bassi (1.994 Mw) e Svezia (1.973 MW). L'Italia è solo decima con 487 Mw di nuove installazioni, surclassata anche dalla Grecia e doppiata dalla Spagna (914 Mw di nuove installazioni). Prendendo come parametro il totale di capacità installata per abitante le cose vanno anche peggio: con 12.345 MW di capacità totale installata l'Italia è solo diciottesima con 0,21 Kw/abitante laddove i Paesi del nord Europa viaggiano ben oltre la media di 1 kilowatt. 

Eolico: l'Italia in grave ritardo

Legambiente denuncia soprattutto lo stallo dell'energia eolica offshore, ovvero dei parchi eolici in mare aperto. A fronte di "un solo parco eolico attivo, quello di Taranto", ci sono "zero progetti ad oggi autorizzati tra gli 87 segnalati" sul portale del ministero dell'Ambiente. Anche sull'offshore siamo in forte ritardo: l'Italia è infatti quartultima tra gli 11 paesi europei in cui sono installate le pale eoliche a mare  con appena 30 Mw di capacità installata totale mentre i due Paesi più virtuosi, Germania e Paesi Bassi, ne contano addirittura 8.536 Mw e 4.739 Mw L'associazione ambientalista sostiene che l'Italia abbia un potenziale di 207,3 Gw, ma finora questo enorme potenziale non è stato sfruttato ed è stato un "grave errore" l'ok arrivato dal ministero dell'Ambiente al decreto aree idonee che lascia libere le Regioni nel limitare rinnovabili ed eolico. 

Le proteste contro le pale eoliche in Sardegna

Le resistenze delle comunità locali all'installazione delle pale eoliche sono ben note. E proprio sabato, in occasione del "Global Wind Day", in Sardegna centinaia di persone sono scese in piazza intorno alla basilica di Saccargia, a Codrongianos (provincia di Sassari), per dire no "all'invasione energetica dell'isola". Il luogo non è stato scelto a caso: proprio a Codrongianos è prevista l'installazione di nuove pale eoliche su cui la Regione aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato per la prossimità con la basilica e con diversi nuraghi e siti archeologici. "Stanno compromettendo i nostri monumenti", dicono i manifestanti. Che contestano i nuovi impianti e parlano di speculazione.

"Le torri eoliche che si vorrebbero realizzare sulle nostre colline e sulle nostre pianure arrivano a superare i 200 metri d’altezza, con pale sempre più lunghe, visibili a distanza di decine di km" si legge nel post di un attivista rilanciato sui social dal 'Comitato Difesa Territorio Uta'. Secondo i manifestanti sulla Sardegna ci sono richieste per 56 Gw, mentre le esigenze energetiche dell'isola arriverebbero a stento ai 2,5 Gw. Da qui le accuse di speculare sull'isola. 

Un malcontento che non viene ignorato dalla classe politica locale. A maggio la giunta regionale guidata da Alessandra Todde (M5s) ha approvato un disegno di legge che sospende per 18 mesi la realizzazione di nuovi impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, come appunto le pale eoliche. Nei giorni scorsi i consiglieri sardi di Fratelli d'Italia hanno invece presentato una proposta che prevede lo stop agli impianti nelle zone classificate come agricole. L'obiettivo è fermare immediatamente quello che il capogruppo, Paolo Truzzu, non ha esitato a definire "un vero e proprio assalto alla Sardegna che minaccia ambiente e paesaggio dell’Isola, in nome della transizione energetica". 

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