Mercoledì, 22 Settembre 2021
Pensioni / Italia

A che età si può andare in pensione

I requisiti per poter accedere alla pensione di vecchiaia ordinaria o alla pensione anticipata

Quando andrò in pensione? E' una domanda che si pongono tanti italiani ma a cui è difficile rispondere perché nel corso degli anni si sono susseguite diverse riforme che hanno modificato i requisiti per poter accedere al trattamento pensionistico.

Due sono i requisiti che la normativa vigente pone: il requisito anagrafico (il raggiungimento di un'età determinata) e il requisito contributivo (il raggiungimento di un minimo di anni di contributi versati alla gestione di appartenenza).

Dal primo gennaio 2012, i soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 possono conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia esclusivamente in presenza di un'anzianità contributiva minima pari a 20 anni, costituita da contributi versati o accreditati a qualsiasi titolo.

L'età anagrafica richiesta, invece, è stata fissata dalla Legge Fornero e varia a seconda delle categorie di lavoratori. 

a) lavoratrici dipendenti assicurate al FPLD dell'AGO, nonché assicurate al Fondo FS e al Fondo quiescenza Poste:

  • dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012
    62 anni
  • dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2013
    62 anni e 3 mesi
  • dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2015
    63 anni e 9 mesi
  • dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017
    65 anni e 7 mesi
  • dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018
    66 anni e 7 mesi
  • dal 1° gennaio 2019
    67 anni (con successivi adeguamenti alla speranza di vita)

b) lavoratrici autonome e gestione separata:

  • dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012
    63 anni e 6 mesi
  • dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2013
    63 anni e 9 mesi
  • dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2015
    64 anni e 9 mesi
  • dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017
    66 anni e 1 mese
  • dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018
    66 anni e 7 mesi
  • dal 1° gennaio 2019
    67 anni (con successivi adeguamenti alla speranza di vita)

c) lavoratori dipendenti iscritti all'AGO ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e lavoratrici iscritte alle casse ex Inpdap:

  • dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012
    66 anni
  • dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015
    66 anni e 3 mesi
  • dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018
    66 anni e 7 mesi
  • dal 1° gennaio 2019
    67 anni (con successivi adeguamenti alla speranza di vita)

d) lavoratori autonomi e gestione separata:

  • dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012
    66 anni
  • dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015
    66 anni e 3 mesi
  • dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018
    66 anni e 7 mesi
  • dal 1° gennaio 2019
    67 anni (con successivi adeguamenti alla speranza di vita)

Come si evince dallo schema il requisito anagrafico è destinato ad aumentare in automatico con cadenza biennale. 

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Primo accredito contributivo successivo al 31 dicembre 1995

I soggetti con primo accredito contributivo successivo al 31 dicembre 1995 maturano il diritto a godere della pensione di vecchiaia in due casi:

  1. 20 anni di contributi e requisito anagrafico previsto per i soggetti in possesso di contribuzione al 31 dicembre 1995, purché l'importo della pensione non sia inferiore a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale;
  2. 70 anni e 7 mesi di età e 5 anni di contribuzione effettiva (obbligatoria, volontaria o da riscatto ma non figurativa), indipendentemente da quale sia l'importo della pensione. Il requisito anagrafico è stato stabilito in relazione al requisito delle aspettative di vita e, più in particolare, era di:
    70 anni dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2012,
    70 anni e 3 mesi dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2015,
    70 anni e 7 mesi dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018.

Come ottenere la pensione anticipata

Per ottenere un trattamento di pensionamento anticipato sussistono tre strumenti: Ape sociale, Ape volontario e Rita.

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Ape sociale

Pur avendo i requisiti anagrafici e contributivi per poter accedere all’Ape Sociale io non so se appartiene ai profili di tutela ammessi al beneficio che sono:

  • disoccupati che hanno finito integralmente di percepire, da almeno tre mesi, la prestazione per la disoccupazione loro spettante. Lo stato di disoccupazione deve essere conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura obbligatoria di conciliazione prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604;
  • soggetti che al momento della richiesta e da almeno sei mesi assistono il coniuge, l’unito civilmente o un parente di primo grado convivente (genitore, figlio) con handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
  • invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74%;
  • dipendenti che svolgono o abbiano svolto da almeno sei anni in via continuativa una o più delle attività lavorative di seguito elencate e meglio descritte nell’allegato A del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 maggio 2017, n. 88. Tali attività lavorative si intendono svolte in via continuativa quando le medesime non abbiano subito interruzione nei sei anni precedenti il momento della decorrenza dell’APE sociale per un periodo complessivamente superiore a dodici mesi ed a condizione che le attività lavorative siano state svolte nel settimo anno precedente la predetta decorrenza, per una durata almeno pari all’interruzione predetta. Comportano l’interruzione della suddetta continuità i periodi di svolgimento di attività diverse da quelle gravose di cui sopra e i periodi di inoccupazione.

Se si trova in uno di questi profili di tutela, quindi, può presentare, entro marzo 2018, la domanda di accesso all’Ape sociale.

Ape volontario

In alternativa, invece, potrebbe accedere all’Ape volontario che è un anticipo pensionistico concesso tramite un prestito che accompagna il lavoratore alla pensione di vecchiaia. Tale prestito, concesso dalle banche, dovrà, poi, essere restituito in rate ventennali con gli interessi applicati dalle banche, attraverso microprelievi sulla pensione.

Rita

Per quel che riguarda la Rita, invece, può accedervi se ha un fondo previdenziale complementare.

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