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Sabato, 22 Giugno 2024
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Parità euro dollaro: che cosa succede ora

Un'altra brutta tegola per l'economia italiana

Un euro per un dollaro: per la prima volta dal 2002 oggi martedì 12 luglio 2022 l'euro è sceso alla parità col dollaro, un livello che non si vedeva dall'anno in cui è stato introdotto due decenni fa. A far crollare il valore dell'euro sui mercati il rischio di un taglio delle forniture di gas russo per l'economia europea, ma anche la prospettiva di una recessione provocata dall'aumento dei prezzi dell'energia e dai ritardi della Bce rispetto alla Fed in termini di politica monetaria. Gli investitori hanno preferito il biglietto verde come bene rifugio, tanto che il dollaro ha guadagnato quasi il 14% dall'inizio dell'anno.

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Secondo gli analisti la debolezza dell'economia fa aumentare l'incertezza sul futuro piano di rialzo dei tassi targato Bce, che a luglio dovrebbe alzare il costo del denaro di 25 punti e a settembre di 50 punti." In questo momento non sembra esserci molto sostegno per l'euro. E non solo per i prezzi del gas ma anche per le divergenze in seno alla Bce sul rialzo dei tassi", osserva Sarah Hewin, senior economist di Standard Chartered. "Le attese sono per un incremento dei tassi da parte della Federal Reserve da 75 punti questo mese con la prospettiva di raggiungere la neutralità dei tassi il prima possibile mentre per la Bce il messaggio è più variegato". 

La moneta unica sta lottando anche contro il franco svizzero, anch'esso un bene rifugio: l'euro è sceso a 0,9836 franchi svizzeri, il minimo dal 2015. Questa situazione accentua i timori di recessione in Europa e la scivolata dell'euro potrebbe continuare quando domani verranno pubblicati i dati sull'inflazione di Francia, Germania e Stati Uniti potrebbero alimentare le preoccupazioni degli investitori su una divergenza delle economie su entrambe le sponde dell'Atlantico.

Parità euro dollaro, cosa cambia

Ma cosa cambia ora? L’indebolimento dell’euro da una parte favorisce l’export ma come ricorda il commissario europeo Gentiloni se le imprese italiane possono esportare i loro prodotti nel mercato americano a prezzi inferiori e realizzare maggiori profitti, dall'altra i costi di produzione per l'acquisto di materi prime non prodotte in Europa saranno più alti. Così come i costi dell'energia.

 "Sotto la spinta dell’euro debole con un balzo del 19% è record storico per le esportazioni agroalimentari Made in Italy nel 2022, con oltre un terzo del valore che viene realizzato fuori dai confini dall’Unione europea" spiega l’associazione Coldiretti specificando come a beneficiare del calo dell’euro rispetto al dollaro potrebbe essere soprattutto il settore del turismo. Il tasso di cambio vantaggioso, infatti, potrebbe incentivare i turisti americani a scegliere le destinazioni europee come meta per le proprie vacanze e ad acquistare beni e servizi in loco, approfittando dei costi minori.  Viceversa per gli europei saranno meno convenienti le vacanze negli Stati Uniti.

Se come detto l'export ptrebbe essere favorito, le materie prime commerciate in dollari subiscono un'impennata dei prezzi col rafforzamento del dollaro: il rischio è quello di un aumento dell’inflazione importata, che si traduce in bollette più salate. La stima è che l'altalena delle valute porti ad un aumento dell'8 della bolletta del petrolio dall'inizio anno. Un brutto colpo insomma per i costi di produzione: pagare di più le materie prime significa mettere a dura prova interi settori industriali.

Perché l'euro debole spaventa la Germania (e l'Italia)

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