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Sabato, 22 Gennaio 2022
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Evasione fiscale, 13 mld il bottino recuperato dagli 007 del Fisco in 5 anni

Nel 2019 l’evasione fiscale in Italia è diminuita a 80,6 miliardi di euro. La CGIA di Mestre suggerisce come dimezzarla in 4/5 anni

Mentre il governo studia nuove soluzioni per contrastare l’evasione fiscale, come la compensazione tra rimborsi e debiti, giungono buone notizie sul tema. Secondo il tax gap elaborato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2019 l’evasione fiscale presente nel nostro Paese risulta in calo a 80,6 miliardi di euro.

L’Amministrazione finanziaria italiana sembra essere sulla strada giusta per combattere efficacemente questa piaga sociale ed economica che da sempre caratterizza negativamente il nostro Paese, scrive la  CGIA di Mestre - associazione artigiani e piccole imprese Mestre, specificando che negli ultimi 5 anni gli 007 del fisco hanno ‘recuperato’ ben 13 miliardi di euro.  

CGIA Mestre evasione fiscale-2

Come dimezzare l’evasione fiscale in 5 anni

Grazie alla compliance fiscale (pagamento spontaneo degli obblighi tributari da parte del contribuente), allo split payment (meccanismo di scissione dei pagamenti con il quale le pubbliche amministrazioni versano l'Iva direttamente all'erario e non al fornitore) e alla fatturazione elettronica, una serie di ‘evasori incalliti’ sono stati indotti a ravvedersi. Da considerare anche la contrazione della pressione fiscale, che ha contribuito a ridurre l’evasione.

Tutto questo non basta, spiega l’associazione. “Se riusciremo a contrastare con maggiore incisività l’economia sommersa, faremo pagare le tasse anche ai colossi dell’e-commerce presenti nel nostro Paese, riusciremo a incrociare in maniera efficace le 161 banche dati fiscali che possiede l’Amministrazione finanziaria, assisteremo a una seria riforma del fisco che tagli strutturalmente il peso delle tasse su tutti i contribuenti”. Così facendo potremmo addirittura assistere al dimezzamento dell’evasione fiscale in Italia   nel giro dei prossimi 4/5 anni, arrivando così attorno alla media europea.

Irpef: non è vero che a pagarla sono soprattutto dipendenti e pensionati

Parlando di riforma Irpef, la CGIA di Mestre ci tiene a ribadire che non è assolutamente vero che a pagare la quasi sua totalità siano solo lavoratori e pensionati: “In realtà chi continua a ripetere questa ovvietà è “vittima” di un grave abbaglio statistico/interpretativo. Se, infatti, è palese che oltre l’82 per cento dell’Irpef (e non il 90 per cento) è versata all’erario da pensionati e lavoratori dipendenti, questo avviene perché queste 2 categoria rappresentano quasi l’89 per cento del totale dei contribuenti Irpef presenti in Italia”.

Per avere una visione corretta bisogna calcolare l’importo medio versato da ciascun contribuente facente parte di ognuna delle 3 principali tipologie che pagano l’imposta sulle persone fisiche: autonomi, dipendenti e pensionati. Così facendo si scopre che i pensionati pagano un’Irpef netta annua di 3.173 euro, i lavoratori dipendenti di 4.006 euro e gli imprenditori/lavoratori autonomi di 5.741 euro (dati relativi al 2018 del ministero dell’economia e delle finanze).

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