Giovedì, 21 Ottobre 2021
La bolla cinese / Cina

Troppo grande per fallire: il caso Evergrande si complica

La Banca centrale cinese costretta ad acquistare 18,5 miliardi di dollari di titoli dalle banche commerciali sulla scia dei timori del default del principale gruppo immobiliare del paese

La Banca centrale cinese ha immesso oggi un totale di 120 miliardi di yuan (circa 18,5 miliardi di dollari) di pronti contro termine per mantenere la liquidità nel sistema bancario nel mezzo della crisi finanziaria di Evergrande, il secondo sviluppatore immobiliare del Paese oberato da 305 miliardi di debito. L'importo comprende 60 miliardi di yuan di pronti contro termine a sette giorni ad un tasso di interesse del 2,2%, e 60 miliardi di yuan di pronti contro termine a 14 giorni ad un tasso di interesse del 2,35%, secondo la People's Bank of China.

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Il "pronti contro termine" è un processo in cui la Banca centrale acquista titoli dalle banche commerciali attraverso un'offerta, con un accordo di rivenderli in futuro. Intanto Hengda, unità principale di Evergrande, allontana lo spettro del default del più grande gruppo immobiliare cinese,annunciando di poter onorare il pagamento di 232 milioni di yuan (35,9 milioni di dollari su 305 miliardi di esposizione, ndr) di interessi obbligazionari con scadenza 23 settembre. Nessuna menzione, invece, è sui rimborsi degli interessi sugli offshore bond. 

La nuova bolla immobiliare: il default di Evergrande

  • Evergrande ha smesso di rimborsare i prestiti;
  • Evergrande deve soldi a banche, fornitori e investitori stranieri;
  • Evergrande deve appartamenti incompiuti agli acquirenti di case;
  • Evergrande deve affrontare azioni legali da creditori;
  • Evergrande ha visto le sue azioni perdere l'85% da inizio 2021;
  • Centinaia di dipendenti e acquirenti di case Evergrande sono in preda al panico.

Alcuni economisti stanno tracciando un'analogia tra la situazione di Evergrande e il crollo della grande banca d'investimento statunitense Lehman Brothers all'inizio della crisi finanziaria del 2008. Ma vediamo come tutto è nato. 

L'origine della crisi Evergrande

Nell'estate del 2020 è accaduta una cosa di cui pochi si sono accorti al di fuori della cerchia degli osservatori di quel che accade a Pechino. La Banca del popolo cinese ha fissato "tre linee rosse" per le compagnie immobiliari: un rapporto massimo debito-asset del 70%; un tetto massimo nel rapporto tra indebitamento e capitale del 100%; una liquidità capace di ripianare almeno i debiti a breve termine.

Per Evergrande è stato l'inizio di un periodo complicato che ora potrebbe avere ripercussioni sui mercati mondiali. Fondata nel 1996 da Hui Ka Yan (o Xu Jiayin in cinese mandarino) a Guangzhou nella prima fase della grande espansione economica cinese, Hengda diventata poi Evergrande ha intercettato il bisogno di case della nascente classe media cinese. Quando a ottobre 2009 l'azienda si quotò a Hong Kong, raccolse con la sua IPO più di 720 milioni di dollari. Ma la principale fonte di finanziamento per Evergrande furono le banche. Ci si trovava in piena crisi Lehman in Occidente e, di fronte alle incertezze sui mercati globali, le banche cinesi orientavano i loro investimenti e prestiti sul mercato interno e, in particolare, sugli alti rendimenti di un'immobiliare in piena espansione.

Evergrande si allargò ben oltre il suo core business acquisendo di tutto, dalle assicurazioni all'alimentare, dall'audiovisivo all'auto elettrica. Si dotò anche di una sua squadra di calcio, la Guangzhou Evergrande F.C., con cui puntò in alto: costruì uno stadio, ingaggiò come coach nel 2013 Marcello Lippi - c.t. dell'Italia campione del mondo nel 2006 - e poi ex campioni come Fabio Cannavaro. Così Evergrande è diventata la seconda compagnia immobiliare in Cina per metri quadri costruiti. Lo scorso anno le entrate del gruppo ammontavano a 507,2 miliardi di yuan (66,8 miliardi di euro).

Ma era tutt'altro che oro: il business di Evergrande era fondato sull'indebitamento colossale del gruppo - oggi è stimato in 2mila miliardi di yuan (262,6 miliardi di euro), circa il 2 per cento del Pil nominale cinese - e quando con la fissazione delle "tre linee rosse" il gioco si è rotto. I regolatori di Pechino hanno ordinato di abbassare il debito ed è iniziata la cessione degli asset.

Nonostante le rassicurazioni di onorare gli interessi obbligazionari in scadenza tremano gli 80mila piccoli investitori che hanno scommesso i propri risparmi, così come migliaia di acquirenti di immobili, per lo più piccoli consumatori, che si sono giocati i loro risparmi nell'acquisto di appartamenti che rischiano di restare incompiuti. E non sono tranquille neanche le 128 banche e 121 istituzioni non bancarie cinesi verso le quali Evergrande è esposta. E così gli investitori stranieri visto che in ballo ci sono 17 miliardi di dollari in debiti offshore.

La compagnia ha poche alternative: o presentare bancarotta per andare a una ristrutturazione del debito, o affidarsi al salvataggio dello Stato cinese. Pechino ha finora escluso questa possibilità ma dopo essere stata accusata di aver diffuso nel mondo l'epidemia Covid-19, la Cina può permettersi di essere considerata responsabile di un contagio finanziario che per portata è inferiore solo a quella del 2008-2009? 

In questo contesto c'è una sola buona notizia: la crisi immobiliare potrebbe mettere un freno alla corsa delle materie prime che oggi ha visto anche l'alluminio toccare il massimo dei prezzi da 13 anni.

Non solo bollette e benzina: materie prime a prezzi stellari 

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