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Lunedì, 29 Novembre 2021
Economia

Ex Ilva, Arcelor Mittal lascia l'Italia: i motivi dell'addio

Am InvestCo Italy, controllata da Arcelor Mittal, ha comunicato la volontà di rescindere il contratto d'affitto. L'eliminazione dello scudo penale sarebbe la principale ragione alla base della decisione di lasciare Taranto e l'Italia. Sindacati preoccupati: ''Bomba sociale''

Addio Italia: Arcelor Mittal ha deciso di restituire l'ex Ilva allo Stato Italiano. Am InvestCo Italy ha inviato ai commissari straordinari la lettera di recesso dal contratto o risoluzione del contratto per l'affitto e il successivo acquisto condizionato dei rami d'azienda di Ilva Spa e di alcune sue controllate, a cui è stata data esecuzione il 31 ottobre 2018. Come riporta la nota pubblicata dalla società, Am InvestCo Italy, controllata da ArcelorMittal, "ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità per le operazioni e i dipendenti entro 30 giorni dalla loro ricezione della predetta comunicazione di recesso o risoluzione".

Al momento non è ancora chiaro se l’annuncio del colosso industriale sia definitivo, o se sia una mossa negoziale per ottenere dal governo maggiori concessioni per quanto riguarda il taglio del numero dei dipendenti. 

Arcelor Mittal lascia l'ex Ilva: i motivi dell'addio

Il contratto prevede che, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l'attuazione del piano industriale, la società ha il diritto contrattuale di recedere dallo stesso contratto.

Con effetto dal 3 novembre 2019, il Parlamento italiano ha eliminato la protezione legale necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando così la comunicazione di recesso. In aggiunta, i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 - termine che gli stessi Commissari hanno ritenuto impossibile da rispettare - pena lo spegnimento dell'altoforno numero 2. Tali prescrizioni dovrebbero ragionevolmente e prudenzialmente essere applicate anche ad altri due altiforni dello stabilimento di Taranto.

Lo spegnimento renderebbe impossibile per la Società attuare il suo piano industriale, gestire lo stabilimento di Taranto e, in generale, eseguire il contratto. Altri gravi eventi, indipendenti dalla volontà della società, hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare necessari interventi presso Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto. Tutte le descritte circostanze attribuiscono alla Società anche il diritto di risolvere il contratto in base agli applicabili articoli e principi del codice civile italiano.

Ex Ilva, Morselli scrive ai dipendenti: "Notizia difficile per tutti"

"Questa è una notizia difficile per tutti i dipendenti. L'essenziale ora è di agire nell'interesse dell'azienda e dei colleghi cooperando nei prossimi giorni per supportare in ogni modo le attività volte a preservare il valore e l'integrità degli insediamenti produttivi". Lo scrive Lucia Morselli, ceo di Arcelor Mittal Italia, in una mail inviata ai dipendenti. "Un piano d'azione dettagliato sarà coordinato da Wim Van Gerven, Ami Chief Operation Officer", dice.

"Siete tutti al corrente della questione relativa alle protezioni legali necessarie nell'esecuzione del piano ambientale. Tali protezioni legali sono state definitivamente rimosse ieri con la mancata conversione in legge del relativo decreto. Non è possibile gestire lo Stabilimento senza queste protezioni, e non è possibile esporre dipendenti e collaboratori a potenziali azioni penali, pertanto Am InvestCo e le società controllate hanno inviato una comunicazione richiedendo ai Commissari di Ilva Spa in A.S. di riassumersi entro 30 giorni la responsabilità della gestione delle attività del Gruppo Ilva attualmente cedute in affitto".

Ex Ilva, dal Mise: "Il governo non consentirà la chiusura"

"Il Governo non consentirà la chiusura dell'Ilva. Non esistono presupposti giuridici per il recesso del contratto. Convocheremo immediatamente Mittal a Roma". Sarebbe questa la presa di posizione dell'esecutivo dopo il tavolo convocato d'urgenza al Mise. All'incontro sono presenti i ministri dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, della Sanità, Roberto Speranza, del Lavoro Nunzia Catalfo, dell'Ambiente Sergio Costa, e rappresentanti del Mef. Il vertice conclusosi al Mise è proseguito a Palazzo Chigi alla presenza del premier Conte. Il presidente del Consiglio è intenzionato a convocare i vertici di Arcelor Mittal per la giornata di domani, per poter discutere della volontà espressa dall'azienda di rescindere l'accordo che riguarda gli stabilimenti dell'ex gruppo Ilva.

Ex Ilva, sindacati preoccupati: ''Disimpegno è bomba sociale''

Immediata la reazione dei sindacati di settore, che hanno subito manifestato la loro preoccupazione per questa decisione di Arcelor Mittal. "Apprendiamo la notizia della volontà di Arcelor Mittal di comunicare ai Commissari l'intenzione di recedere il Contratto. Significa che partono da oggi i 25 giorni per cui lavoratori e impianti ex Ilva torneranno all'Amministrazione Straordinaria". Lo dichiara il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli. "Tra le motivazioni principali, il pasticcio del "Salva imprese" sullo scudo penale. Un capolavoro - sottolinea- di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare bomba ambientale e unire bomba sociale".

Sulla stessa linea anche il commento di Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil: ''ArcelorMittal ha comunicato ai commissari la volontà di recedere dal contratto di affitto e successivo acquisto condizionato dei rami d’azienda dell’ex Ilva.  Una decisione che assume un carattere grave per le conseguenze industriali, occupazionali e ambientali.  È da tempo che noi evidenziamo forti preoccupazioni rispetto alla realizzazione dell’accordo.  Il comportamento del Governo è contraddittorio è inaccettabile: con il Conte 1 ha introdotto la tutela penale parallela agli investimenti e con il Conte 2 ha cancellato la stessa norma dando all’azienda l’alibi per arrivare a questa decisione. L’incontro con il Governo, che chiediamo da settimane, diventa ormai urgentissimo. L’azienda deve chiarire quali siano sue intenzioni rispetto dell’accordo e al piano di investimenti. In occasione dell’incontro fissato per stasera con la Presidenza del Consiglio, la Cgil porrà la questione dell'ex Ilva come una priorità''.

Per Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl, si tratta di un vero e proprio disastro:  "La volontà di Arcelor Mittal di rescindere il contratto per l'acquisizione dell'Ilva è un fatto grave che chiama in causa la responsabilità del Governo e della politica". 

"Siamo davanti ad un vero disastro industriale, sociale ed ambientale – prosegue il tweet - Chiediamo a questo punto al Governo di intervenire ed alla azienda di recedere da questa decisione. Porremo stasera - annuncia - questo tema al Presidente del Consiglio Conte come una priorità assoluta da affrontare per il bene della comunità di Taranto, del Mezzogiorno e del Paese tutto".

Ex Ilva, Salvini 'chiama' Conte: ''Riferisca in Parlamento''

Sull'argomento si è espresso anche l'ex ministro dell'Interno e leader della Lega, Matteo Salvini: ''Se il governo tasse, sbarchi e manette farà scappare anche i proprietari di Ilva, mettendo a rischio il lavoro di decine di migliaia di operai e il futuro industriale del Paese, sarà un disastro, e le dimissioni sarebbero l'unica risposta possibile. La Lega chiede che Conte venga urgentemente a riferire in Parlamento". 

Intanto anche il Pd, attraverso una nota di Pietro Bussolati, ha chiesto al premier di organizzare un incontro con Arcelor Mittal: "Sulla vicenda Ex Ilva esprimiamo tutta la nostra preoccupazione e lo sconcerto per l'annuncio da parte di Arcelor Mittal del disimpegno sull'azienda. Non si perda tempo: il presidente Conte convochi immediatamente Arcelor Mittal. Non si scherza con i lavoratori e con l'ambiente: pretendiamo serietà e rispetto". 

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