Martedì, 26 Ottobre 2021
Economia

Ex Ilva, accordo tra ArcelorMittal e Commissari: i sindacati non ci stanno

L'intesa prevede la modifica del contratto d'affitto, un piano industriale in ottica green e la conferma dei dipendenti. Protestano Cgil, Cisl e Uil: ''La strategia e le prospettive sono poco chiare''

Dopo un braccio di ferro lungo quattro mesi è stato raggiunto l'accordo tra ArcelorMittal e Commissari straordinari per la modifica del contratto di affitto dei rami d'azienda dell'ex gruppo Ilva. L'intesa prevede la richiesta dell'estinzione delle due cause civili nate dalle controversie sull'applicazione di questo patto. Sia quella ordinaria nata da una citazione (atto di recesso) di ArcelorMittal nei confronti di Ilva in amministrazione sia il procedimento d'urgenza nato dal ricorso dei commissari straordinari per impedire che ArcelorMittal si ritirasse dall'accordo sottoscritto nel settembre del 2018.

Il documento porta la firma, tra gli altri, dell'ad di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli e di due commissari che si sono dati appuntamento in tarda mattinata nello studio notarile Marchetti in pieno centro. Il primo effetto della firma di oggi, che assicura la continuità aziendale, sarà quello che l'udienza fissata per il 6 marzo davanti al giudice di Milano Claudio Marangoni verrà revocata dopo l'intesa extraprocessuale. Il contenuto dell'accordo non ha però trovato il favore dei sindacati. 

Ex Ilva, il piano industriale e gli esuberi

Secondo quanto trapelato dal Mise, il nuovo piano industriale è fondato sulla riduzione del 30% dell'uso del carbone, e prevede anche il rifacimento degli impianti, l'adozione di tecnologie produttive rispettose dell'ambiente (forno elettrico e utilizzo del preridotto) e in prospettiva uso di idrogeno. Il nuovo piano dunque consentirà la graduale decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto in una ottica di transazione verso tecnologie green.

Gli attuali livelli occupazionali degli stabilimenti dell'ex gruppo Ilva ceduto ad A.Mittal, 10.700 dipendenti, saranno confermati entro la fine del piano industriale 2020-2025. Durante il nuovo piano industriale è previsto inoltre l'impegno a trovare un accordo con i sindacati con cui si preveda il ricorso a strumenti di sostegno, compresa la cassa integrazione guadagni straordinaria, per un numero di dipendenti da determinare.

Ex Ilva, i sindacati bocciano l'accordo

Dalle sigle sindacali non è arrivata una reazione positiva all'intesa tra Commissari e ArcelorMittal. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil assieme ai leader di Fim Fiom Uilm Nazionali hanno espresso il loro disappunto in una nota congiunta: "Alla luce dei contenuti appresi, riteniamo assolutamente non chiara la strategia del Governo in merito al risanamento ambientale, alle prospettive industriali e occupazionali del Gruppo. A questa incertezza si somma una totale incognita sulla volontà dei soggetti investitori, a partire da Arcelor Mittal, riguardo il loro impegno finanziario nella nuova compagine societaria che costituirà la nuova Aminvestco. Il negoziato va avanti dal novembre scorso, senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali".  

Nei fatti, prosegue la nota firmata da Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, il pre-accordo prevede "una fase di stallo da qui alla fine del 2020 per quanto riguarda le prospettive e l'esecuzione del piano industriale". Un risultato che arriva, annotano ancora i sindacati, "dopo due anni di ulteriore incertezza, particolarmente rischiosa per una realtà industriale che necessita invece di una gestione attenta e determinata" e che "si somma ad una congiuntura sfavorevole del mercato dell'acciaio". Nello specifico, criticano Cgil Cisl e Uil , "ci sembra di totale indeterminazione: il periodo di tempo senza una governance chiara; il ruolo delle banche e dell'investitore pubblico; il mix produttivo tra ciclo integrale e forni elettrici; il ruolo conseguente delle due società; la possibilità con questo piano di occupare i 10.700 lavoratori più i 1.800 in amministrazione straordinaria e i lavoratori delle aziende di appalto, che l'accordo del 6 settembre 2018 assicurava".

Inoltre il pre-accordo, ricordano ancora i sindacati, "prevede un aumento dei lavoratori in Cassa Integrazione e il vincolo dell'accordo sindacale entro il 30 maggio senza una nostra preventiva condivisione del piano e degli strumenti adottati". 

L'assetto complessivo del piano dunque, "rischia di essere insostenibile alla luce della sua scarsa verticalizzazione produttiva (tubi, laminati, lamiere, treni nastri) i cui investimenti sono molto inferiori al piano da noi sottoscritto e la positiva previsione di ripartenza dell'Afo5 ha tempistiche del suo rifacimento troppo dilatate nel tempo". L'accordo del 6 settembre 2018 al contrario, sottolinea ancora la nota sindacale, "non prevedeva esuberi né l'utilizzo della Cassa Integrazione e garantiva la presenza di un grande produttore di acciaio a eseguire il piano stabilito". Quell'accordo, infatti, "resta la migliore garanzia di tutta l'occupazione, del risanamento ambientale e del rilancio produttivo"

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