Martedì, 15 Giugno 2021
Economia

Gli Agnelli si prendono l'Economist: Exor sale al 43,4%

Uno dei giornali più importanti del mondo entra, di fatto, nelle mani della Fiat. Exor ha investito 405 milioni di euro diventando il principale azionista singolo

LONDRA - Exor aumenta la propria partecipazione nel capitale sociale del Gruppo The Economist, passando dal 4,7% al 43,4%. Lo rende noto la holding della famiglia Agnelli, che ha perfezionato l'acquisto della nuova quota da Pearson per un investimento complessivo di 405 milioni di euro. Exor diventa così il principale azionista singolo. L'operazione, finanziata con mezzi propri di Exor, ha il sostegno unanime del Consiglio di Amministrazione di The Economist.

ELKANN - "Con l'aumento della partecipazione in The Economist siamo lieti di confermare il nostro ruolo di azionisti di lungo termine a sostegno del gruppo, insieme alle famiglie Cadbury, Layton, Rothschild e Schroder, e ad altri singoli investitori stabili", così John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, e amministratore non esecutivo in The Economist, ha commentato l'aumento della partecipazione di Exor nell'Economist.

L'INVESTIMENTO - "Abbiamo sempre ammirato l'integrità editoriale e la prospettiva globale che sono gli elementi caratteristici del successo de The Economist e sottoscriviamo pienamente la sua storica missione":

Prender partito nella dura battaglia tra l'intelligenza, che ci spinge verso il progresso, e un'ignoranza vile e timorosa, che lo ostacola 

MODIFICA ALLO STATUTO - E' stato inoltre concordato che, previa approvazione degli azionisti, lo statuto dell'Economist sia modificato per "limitare al 20% i diritti di voto di ogni singolo azionista e per garantire che nessun singolo individuo o società possa detenere più del 50% delle azioni del gruppo. I valori editoriali del giornale continueranno ad essere presidiati dai suoi Trustees indipendenti".

QUANTI GIORNALI ... - L'investimento effettuato da Exor "rientra nell'ambito di altre importanti partecipazioni di lungo termine detenute direttamente e indirettamente nei settori dei media e dell'editoria nel corso degli ultimi decenni, tra cui Bantham Books, Random House, Le Monde, Rcs MediaGroup, Italiana Editrice (La Stampa /Secolo XIX) e Banijay Group. 

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