rotate-mobile
Mercoledì, 18 Maggio 2022
i dubbi

Il Governo tassa gli "extraprofitti" per finanziare (anche) i 200 euro: funzionerà?

Ci sono dei dubbi sulla tassa per gli "extraprofitti" delle aziende energetiche: e se le previsioni del Governo fossero troppo ottimistiche?

Il Governo ha approvato nuovi sostegni a famiglie e imprese tramite il "Decreto aiuti", annunciando che in parte le misure sarebbero state finanziate da una tassa del 25% sugli "extraprofitti" delle aziende energetiche. 

Il decreto prevede l'erogazione di un bonus da 200 euro per lavoratori e pensionati, oltre al bonus sociale per le bollette e la riduzione delle accise sui carburanti per una spesa totale di 14 miliardi. La cifra complessiva spesa dal Governo per far fronte all'aumento dei prezzi, soprattutto dell'energia, sale così a 30 miliardi di euro.

In parte, si spera di finanziare queste misure economiche tassando gli "extraprofitti" delle aziende energetiche ottenuti in un periodo straordinario, ossia tra la ripresa delle attività economiche dopo i lockdown della pandemia e la guerra in Ucraina. Da questa tassa il Governo conta di incassare oltre 10 miliardi di euro, ma ci sono dei dubbi sulla fattibilità. 

tassa extraprofitti bonus 200 euro-2

Dl aiuti, non tutti avranno i 200 euro ma spunta il buono trasporti

Cosa si intende per "extraprofitti"

Con il termine "extraprofitti" ci si riferisce ai guadagni straordinari ottenuti da un'azienda in un dato periodo. In questo caso, le aziende sono quelle energetiche, che in un periodo di rialzo straordinario dei prezzi hanno ottenuti guadagni extra. Ad esempio, Eni è passata passa da 270 milioni di utile netto nel 1° trimestre 2021 a 3,2 miliardi nel 1° trimestre 2022.

guadagni eni energia-2
Già in uno dei decreti precedenti approvato per fronteggiare l'aumento delle bollette era stato introdotto un contributo extra del 10% sui “profitti in eccesso” delle aziende energetiche. Nell'ultimo decreto questo contributo è stato portato al 25% ma il testo  non è ancora stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. Secondo il decreto precedente la tassa si rivolge a soggetti che "esercitano nel  territorio  dello Stato, per la successiva vendita dei beni, l'attività di  produzione di energia elettrica, produzione di gas  metano  o  di  estrazione  di  gas  naturale,  dei soggetti rivenditori di energia elettrica di  gas  metano  e  di  gas naturale  e  dei  soggetti  che  esercitano  l'attività  produzione, distribuzione e commercio di prodotti petroliferi". 

Il bonus bollette retroattivo: ecco i limiti di reddito per averlo

Per calcolare l'extra-profitto si prende in esame la differenza tra "operazioni attive e passive tra il periodo dal 1° ottobre  2021 al 31 marzo 2022", rispetto a quelle dal 1° ottobre 2020 al 31 marzo 2021. La tassa si applicherebbe solo dai 5 milioni di euro in sù o in caso di un incremento di questi "profitti" del 10%.

L'impatto sulle aziende fin qui non fa ben sperare

Il Governo conta di ricavare dalla tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche circa 11 mld di euro. Edison ed Enel hanno presentato i loro conti economici che permettono di avere una prima idea dell'impatto della tassa sulle aziende. 

Nel primo trimestre del 2022 Enel ha quasi raddoppiato i ricavi, portandoli a 35 miliardi di euro (+89,1%, 18,4 miliardi solo nel trimestre) sula scia degli aumenti del prezzo dell'energia. Ma i costi di acquisto dell'energia pesano anche per le aziende: il margine operativo ha infatti avuto un aumento minore, del 6,8% per il trimestre di riferimento. Il Chief financial officer di Enel Alberto De Paoli ha stimato "Un impatto di circa 100 milioni di euro" della tassa al 25% sugli extraprofitti. L'impatto fin ora è stato definito "trascurabile" perché Enel ha venduto parte dell'energia sul mercato ai prezzi concordati nel periodo precedente l'aumento dei prezzi, quindi inferiori.

La situazione non è però uguale tra tutte le aziende del settore: i ricavi di Edison sono aumentati da 2,1 a 7,1 miliardi nel primo trimestre, ma l'utile netto è diminuito del 72%, a 27 milioni di euro (da 98 milioni dello stesso periodo dell'anno scorso). L'impatto complessivo delle misure del Governo è stato stimato in 100 milioni di euro senza considerare l'aumento della tassazione dal 10 al 25%. "La portata di questo provvedimento è sproporzionata rispetto a quello che era l'intento dichiarato del governo, cioè andare a colpire gli extraprofitti generati dagli operatori energetici - ha detto l'Amministratore delegato di Edison Nicola Monti -. Andava strutturato in un modo diverso: se il governo voleva fare un prelievo sugli extraprofitti doveva fare un'una tantum sugli utili, cioè aumentare la pressione fiscale sugli utili e non sul fatturato". Alla luce dell'aumento al 25% della tassa, Edison stima un impatto sui conti raddoppiato, quindi di 200 milioni di euro. 

Eni, che è la più importante azienda energetica del Paese, ha stimato un impatto sui conti nell'ordine delle centinaia di milioni di euro. Enel, Edison ed Eni insieme coprono oltre la metà delle quote di mercato del settore energetico in Italia e al momento le stime sul contributo di queste aziende agli 11 miliardi di euro del gettito della tassa degli extraprofitti non è vicina neanche al miliardo.

I dubbi sulla tassa degli extraprofitti: cosa non torna

L'obiettivo del Governo di ricavare 11 miliardi dalla tassa sugli "extraprofitti" è ambizioso ma sembra anche ottimistico. Non ci sono ancora i dettagli tecnici, ma basandosi sul decreto precedente (che prevedeva la tassa al 10%) sembra difficile che si riesca ad arrivare alla cifra degli 11 miliardi a cui punta il Governo.

Ma ci sono anche dubbi di altra natura, che nascono da un precedente: la cosiddetta Robin Hood Tax. Fu una tassa decisa nel 2008 dal governo Berlusconi (il ministro dell'Economia era Giulio Tremonti) come un'addizionale all'Ires (Imposta sul reddito delle società) a carico delle imprese dei settori energetici che avessero conseguito fatturati e redditi superiori a determinate soglie. La Corte costituzionale ne dichiarò l'incostituzionalità nel 2015 sostanzialmente per 3 motivi: 

  • Perché la tassa interessava l’intero reddito delle imprese e non solo gli extraprofitti;
  • Mancanza di un limite temporale;
  • Mancanza di meccanismi per evitare ricadute sui consumatori. 

Ci sono delle analogie e presto potrebbero arrivare i primi ricorsi. Anche se nella tassa del governo sugli extraprofitti al 25% il periodo è esplicitato, la scelta della finestra temporale è problematica, perché mette a paragone il periodo di depressione economica dovuto ai lockdown della pandemia (ottobre 2020-marzo 2021) rispetto ad un periodo di ripresa (ottobre 2021-marzo 2022) per poter calcolare le somme da tassare.

In più, l'obiettivo della tassa non sembrano i profitti, quanto più delle grandezze (il saldo tra operazioni attive e passive) non legate esclusivamente all'aumento dei prezzi dell'energia. Cosa succederà se le criticità della tassa sugli extraprofitti venissero confermate e non si dovesse arrivare all'obiettivo degli 11 miliardi?

Tutte le notizie sui bonus del Governo

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il Governo tassa gli "extraprofitti" per finanziare (anche) i 200 euro: funzionerà?

Today è in caricamento